Continuano le scosse nel massimo organismo del calcio mondiale. Il numero 3 dell'organizzazione cacciato dopo le dure critiche al piano di privatizzazione dei Mondiali
Il castello Fifa continua a scricchiolare, e Gianni Infantino non sembra più in grado di tenere insieme i pezzi. Oggi il Chief operating officer della Fifa è stato licenziato. Kevin Lamour, un tempo uomo fidato del presidente, aveva compromesso la sua posizione rilasciando dure dichiarazioni sul progetto Ffe, ovvero l’idea – durata pochi giorni – di Infantino di aprire uno dei principali asset del calcio mondiale, il Mondiale, a investitori privati: «Non solo questo progetto non deve andare avanti, ma è giunto il momento che i leader politici del calcio si pongano le domande giuste e prendano le decisioni giuste».
Una critica nei confronti di Infantino, rispetto al quale Lamour si è sentito «ingannato». «Si tratta del progetto di una sola persona», aveva aggiunto, rimarcando che il numero uno della Fifa teneva tutti all’oscuro e che la dirigenza ne aveva letto direttamente dai giornali. Un affronto che gli è costato un biglietto di sola andata via da Zurigo.
A dire il vero, ai dipendenti è stato comunicato che «la Fifa e il nostro direttore operativo, Kevin Lamour, hanno concordato di separare le loro strade. La decisione è stata presa dopo un'attenta valutazione e con grande rispetto per Kevin», si aggiunge, lasciando trapelare tra le righe come la volontà fosse più dell'organizzazione che del dirigente francese.
Non è il suo il primo addio motivato dalle critiche per il progetto di privatizzazioni: un paio di giorni fa se n’era andato anche Carlos Cordeiro, senior advisor della Fifa: «Non posso restare a guardare mentre la Fifa valuta la vendita delle quote della Coppa del Mondo», aveva detto. La tensione sembra alle stelle.
Lo scontro con la Uefa
Tutto è iniziato quando è venuto fuori il progetto di privatizzare i Mondiali di calcio attraverso l’istituzione della Fifa Forward Enterprise (Ffe). In pratica, l’idea era di vendere quote di questa società a fondi d’investimento privati, tra cui quello di Jared Kushner, genero di Donald Trump.
La notizia ha immediatamente suscitato le reazioni degli interessati. Chi si è fatto sentire di più è stata la Uefa, il cui presidente Aleksander Čeferin ha ingaggiato una battaglia aperta ormai da tempo con Infantino su tutti i fronti disponibili, arrivando persino a minacciare di boicottare i mondiali. A stretto giro ha seguito la Concacaf, la confederazione dell’America settentrionale, centrale e caraibica. Che tra le federazioni ci fossero avversari di Infantino era cosa nota.
I dissidi interni alla Fifa
Il caso Lamour dimostra come il castello di Infantino sia sotto attacco soprattutto dal di dentro. I primi a criticarlo sono stati proprio i suoi uomini, sentitisi traditi per aver saputo del piano dai giornali. Il dirigente francese, dopo aver affiancato Platini alla Uefa, si era speso per Infantino fin dal 2016 per la campagna alla presidenza della Fifa. Uno della cerchia ristretta, uno che c’era dal primo giorno. E che ora non c’è più.
E forse Lamour non sarà l’ultimo a lasciare la nave: alcune fonti sostengono che tra gli oppositori interni ci sia addirittura Mattias Grafström, segretario generale e strettissimo collaboratore del dirigente svizzero. Ufficialmente, lo svedese si è limitato a definire il progetto di Infantino e il conseguente polverone pubblico come una «serie di eventi tristi e riprovevoli, che fortunatamente si sono conclusi con l'abbandono definitivo del progetto Ffe».
Ora tutto sembra suggerire che Infantino si debba difendere su più fronti, con una reputazione troppo compromessa per la rielezione a presidente nel 2027. La partita è comunque aperta: Uefa, Concacaf e Afc (confederazione asiatica) dovrebbero allearsi e concordare un nome unico, che ancora manca, per creare un blocco ostile abbastanza grande da ottenere la maggioranza.
Solo il tempo dirà se l’operazione avrà successo, ma le critiche interne mostrano una posizione più fragile che mai. Sembra il momento propizio per Čeferin di agguantare la Fifa, non tanto per insediarsi direttamente, quanto per far eleggere un proprio alleato. E, se così fosse, resta da capire quanto il calcio ne gioverebbe, visto che Čeferin, pure nemico giurato di Infantino, ne condivide ambizioni e atteggiamenti.
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