Avrebbe dovuto essere il piano per rivoluzionare il futuro del calcio, ma alla fine è durato appena tre giorni, meno dell’avventura della Superlega europea del 2021, che arrivò a quattro. Nella notte tra venerdì e sabato, la Fifa ha comunicato che il progetto Ffe (Fifa forward entertainment), consistente nella cessione di quote del Mondiale a investitori privati, è stato ritirato.

«Il nostro obiettivo è sempre stato quello di unire e di migliorare - riporta il comunicato dell’associazione del calcio internazionale - È emerso chiaramente che il progetto ha generato divisioni tali da non servire più l'obiettivo inizialmente prefissato». Infatti, più che unire, l’idea di Gianni Infantino ha finito per dividere le varie federazioni, sebbene con una netta maggioranza ostile al progetto.

Infantino in minoranza

È stata la Uefa la prima a opporsi, subito dopo la rivelazione del Times, martedì. Giovedì, la confederazione europea ha votato all’unanimità contro il Ffe, venendo immediatamente seguita dalla Concacaf (che rappresenta il Nord e il Centro America) e, il giorno successivo, dalla Afc asiatica. La convergenza tra queste tre organizzazioni ha messo Infantino in netta minoranza in termini di voti: una cosa mai successa in questi dieci anni di governo della Fifa.

Ma le divisioni, appunto, non sono mancate. La Caf, rappresentante delle federazioni africane, ha invece comunicato di essere disposta a valutare il progetto, in virtù soprattutto della nota alleanza tra Infantino e il presidente della Caf, il sudafricano Patrice Motsepe. Il Messico, membro della Concacaf, ha assunto un’altra posizione possibilista, discostandosi dai vicini. In Asia, Iraq e Indonesia hanno detto di supportare il piano di Infantino, implicitamente ringraziandolo degli investimenti che la Fifa ha destinato negli ultimi anni ai loro due paesi.

Ma la vera opposizione al Ffe è stata interna alla Fifa stessa, e si è palesata nel corso della giornata di venerdì. L’effetto domino è partito da Carlos Cordeiro, ex banchiere e Senior Advisor di Infantino, che ha rassegnato le dimissioni con un comunicato molto polemico: «Non posso restare a guardare mentre la Fifa valuta la vendita di una quota del Mondiale». Cordeiro, come tutti i presidenti delle federazioni nazionali e come tutti i massimi dirigenti della stessa Fifa, ha scoperto del progetto di Infantino solamente dai giornali.

Lo conferma il caso di Kevin Lamour, il Chief Operating Officer dell’organizzazione: come anticipato giovedì da Domani, anche lui è stato tenuto all’oscuro di tutto, e una volta scoperto vi si sarebbe fortemente opposto. Venerdì, Lamour ha detto all’Associated press di essere stato «ingannato» da Infantino, e ha definito il Ffe come «il progetto di una singola persona». Alcune fonti sostengono che tra gli oppositori interni ci sarebbe stato addirittura Mattias Grafström, il segretario generale della Fifa e, prima di questo scandalo, strettissimo collaboratore del dirigente svizzero.

Il passo indietro di Kushner

Escluse tutte queste figure, chi sono stati gli “uomini del presidente”? Di sicuro JP Morgan, che ha ricevuto l’incarico di valutare la fattibilità economica del progetto. Poi Joshua Kushner, il fratello del genero di Donald Trump, Jared Kushner, e capo del fondo speculativo Thrive Capital, che doveva essere il principale investitore. Proprio da Thrive, però, sarebbe giunta la mossa decisiva per far crollare tutto il castello di carte di Infantino.

Nella notte italiana di venerdì, i dirigenti del fondo si sono riuniti per decidere se continuare a supportare il progetto o tirarsi indietro: l’investimento avrebbe comportato l’acquisto del 20 per cento delle quote del Mondiale per 4,2 miliardi di dollari, ma il caos scatenato dai media internazionali e le reazioni del calcio hanno spinto Kushner a una maggiore cautela.

«Non vogliono restare coinvolti in questo casino per nessuna ragione», ha rivelato una fonte anonima al New York Post, il quotidiano della destra americana, molto vicino al circolo di Trump. Ufficialmente, Thrive Capital non si è mai tirata fuori dal progetto, lasciando alla Fifa l’onere di ritirarlo, ma sarebbe stato il passo indietro di Kushner a fare saltare il banco. D’altronde, già nelle ore precedenti Infantino era stato quasi scaricato dallo stesso Trump: venerdì a Camp David, alla domanda di un giornalista che gli chiedeva se fosse a conoscenza del progetto, il presidente degli Stati Uniti aveva risposto semplicemente di no.

Mentre tutto questo avveniva, Infantino era in Marocco a celebrare l’anniversario dell’incoronazione di Re Mohammed VI: il Marocco sarà uno dei paesi organizzatori del Mondiale del 2030. Molto probabilmente, Infantino non sarà più presidente, a quel punto: le elezioni saranno nel 2027, ma al momento c’è chi pensa possa essere costretto a dimettersi prima. Il futuro della Fifa sembra andare verso il Nord America: Nasser Al-Khelaïfi, presidente dell’Eca, ha ribadito di non essere interessato alla successione, per cui il candidato oggi più quotato è il canadese Victor Montagliani, presidente della Concacaf.

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