Una sentenza storica, che stabilisce il primo precedente nel mondo del calcio in materia di risoluzione contrattuale legata alla gravidanza. È questa la portata della decisione del Tribunale arbitrale dello sport di Losanna, che ha condannato la Lazio Women per aver interrotto illegittimamente il contratto con la calciatrice svedese Maja Göthberg.

La disputa

La storia inizia nel 2023, quando la centrocampista classe 1997 arriva in Italia e si rivela una pedina importante per la promozione in Serie A del club biancoceleste, contribuendo con 4 gol in 29 presenze. Nell'estate 2024, la Lazio Women e Göthberg avviano le trattative per il rinnovo: la svedese sarebbe dovuta diventare uno dei pilastri della formazione guidata da mister Gianluca Grassadonia. L'accordo non viene mai formalizzato, ma il dialogo tra le parti è costante e si arriva a definire i punti chiave del nuovo rapporto di lavoro.

Prima della firma, però, la calciatrice scopre di essere incinta e decide di informare il club, pur non essendo legalmente obbligata a farlo. Da quel momento, le trattative si interrompono bruscamente. Non solo: la società comunica la notizia della gravidanza anche alle compagne di squadra, violando le norme sulla riservatezza.

Göthberg decide di reagire: si rivolge prima alla Dispute resolution chamber della Fifa e, dopo una sconfitta iniziale, porta il caso davanti al Tas, dove viene scritta una piccola, ma significativa pagina di storia. «Questo caso dimostra che il Regolamento sulla maternità della Fifa non è solo parole sulla carta, ma offre una reale tutela alle giocatrici», ha dichiarato Alexandra Gomez Bruinewoud, direttrice legale di Fifpro, la federazione mondiale dei sindacati dei calciatori.

Precedenti storici

Fifpro aveva già svolto un ruolo cruciale nella definizione di quel regolamento, nato da un'altra ingiustizia: nel 2021, Sara Björk Gunnarsdóttir, allora calciatrice dell'Olympique Lione, era stata scaricata dal club francese dopo aver scoperto di essere incinta. La sua battaglia legale portò all'adozione di norme che sancivano diritti fondamentali per le calciatrici in maternità: congedi retribuiti, tutele contro i licenziamenti discriminatori, flessibilità negli allenamenti e spazi adeguati per l'allattamento nei centri sportivi.

Il caso di Maja Göthberg aggiunge ora un nuovo capitolo. Il Tas ha chiarito che i club non possono rescindere un rapporto di lavoro – anche se non ancora formalizzato – una volta appresa la gravidanza di una giocatrice. Laddove siano stati concordati i termini essenziali ed entrambe le parti si comportino come se il contratto esistesse, la calciatrice è tutelata: i diritti rimangono tali, al di là delle pratiche burocratiche.

La sentenza stabilisce inoltre che i club sono tenuti a dimostrare che la gravidanza non è la ragione della rescissione o dell'interruzione delle trattative. Un ulteriore aspetto rilevante riguarda la divulgazione non autorizzata della notizia: il collegio arbitrale ha riconosciuto che le informazioni sulla gravidanza costituiscono dati medici sensibili e che i club hanno la responsabilità di proteggerli.

«Questo caso non ha mai riguardato solo il calcio: si trattava di essere trattata con equità e rispetto in un momento importante della mia vita», ha dichiarato la calciatrice. «La sentenza lancia un messaggio chiaro: la gravidanza non dovrebbe mai essere considerata un problema o un motivo per negare a una giocatrice opportunità lavorative».

Un divario di genere irrisolto

La realtà del calcio femminile racconta però ancora di disparità profonde: un report della Fifpro del 2017 rilevava che solo il 2 per cento delle calciatrici in attività erano madri, mentre il 47 per cento era stato costretto a ritirarsi dopo una gravidanza.

Nel frattempo, molto è stato fatto. Nel 2024 il Milan ha adottato una policy specifica a tutela della maternità delle proprie calciatrici. Nello stesso anno, la Fifpro ha pubblicato linee guida per i club a sostegno delle giocatrici nel rientro dopo il parto, con indicazioni su alimentazione, sonno e salute mentale. Anche il passaggio al professionismo in Italia, avvenuto nella stagione 2022/2023, ha portato al riconoscimento del diritto alla maternità attraverso un accordo collettivo che garantisce tutele concrete alle calciatrici in gravidanza.

Molto è stato fatto, molto resta ancora da fare. E la storia di Maja Göthberg segna un'altra piccola ma importante pagina. «Spero che questo caso contribuisca a creare un ambiente più sicuro per le calciatrici che desiderano conciliare carriera e famiglia», ha concluso la svedese. Senza dover scegliere. O essendo libere di farlo.

© Riproduzione riservata