Decisive le tante polemiche e le richieste di dimissioni da parte di politica e mondo dello sport dopo la debacle di Bosnia-Italia. Saltata l’audizione dell’ormai ex numero uno della Figc in Commissione alla Camera l’8 aprile. Passo indietro anche per il capodelegazione: «Giusto lasciare a chi verrà dopo la libertà di scegliere la figura che riterrà migliore»
Gabriele Gravina è tornato suoi suoi passi. Nonostante, alla vigilia di Bosnia-Italia, finale dei playoff per i Mondiali di questa estate trasformatasi in incubo, batosta e apocalisse, avesse annunciato che non avrebbe fatto un passo indietro in caso di mancata qualificazione alla Coppa del mondo, alla fine si è dimesso. L’annuncio è arrivato questo pomeriggio, durante il vertice con le componenti federali (i numeri 1 di Lega Serie A, Serie B, Lega Pro, Lega nazionale dilettanti, Assocalciatori e Assoallenatori, rispettivamente Ezio Maria Simonelli, Paolo Bedin, Matteo Marani, Giancarlo Abete, Umberto Calcagno e Renzo Ulivieri).
Nella stessa occasione, Gravina ha convocato le elezioni per le nuove cariche per lunedì 22 giugno 2026, quando cioè i Mondiali che abbiamo mancato per la terza volta consecutiva saranno entrati nel vivo.
Professionismo e dilettantismo
Il dietrofront è arrivato anche a causa delle (tante) polemiche scoppiate negli ultimi giorni, quando alla totale carenza di programmazione e immaginazione per il calcio italiano si sono aggiunte le parole che l'ormai ex numero uno della Federcalcio ha pronunciato subito dopo la partita di Zenica. In conferenza stampa, accanto al ct Rino Gattuso e al capo delegazione Gigi Buffon, ha parlato di limiti normativi e strozzature burocratiche per gli sport professionisti, a differenza di quelle discipline che ha definito «dilettantistiche», provocando reazioni scomposte e trasversali da parte del mondo dell’atletica, del tennis, del nuoto e dei motori.
Il presidente dimissionario ha espresso rammarico per l'interpretazione delle sue dichiarazioni sulla distinzione tra sport dilettantistico e professionistico, precisando che non vi era alcuna intenzione offensiva, bensì erano un riferimento alle differenti normative e regolamentazioni interne (ad esempio, la presenza nella governance di alcune Federazioni di Leghe con le relative autonomie) ed esterne (con espresso riferimento alla natura societaria dei Club professionistici calcistici che devono sottostare a una legislazione nazionale e internazionale diversa dai Club dilettantistici).
Il caso dell’audizione in commissione Cultura
Nel comunicato sulle dimissioni, Gravina aveva annunciato la propria disponibilità a intervenire in audizione l'8 aprile davanti alla commissione Cultura, scienza e istruzione della Camera per riferire sullo stato di salute del calcio italiano. In quella sede, Gravina avrebbe illustrato in modo organico i punti di forza e le criticità del sistema, riprendendo anche alcuni dei temi già affrontati dopo la gara della Nazionale del 31 marzo.
Eppure, a metà pomeriggio, l’audizione sulla crisi del calcio italiano è stata annullata, come comunicato dall’ufficio stampa della Camera, nonostante tutto fosse stato concordato mercoledì con il presidente della Commissione Sport della Camera, Federico Mollicone.
Si dimette anche Buffon
Poco dopo sono arrivate anche le dimissioni del capo delegazione della Nazionale, Gianluigi Buffon, annunciate sui social dell’ex capitano azzurro: «Rassegnare le dimissioni un minuto dopo la fine della gara contro la Bosnia era un atto impellente, che mi usciva dal profondo. Spontaneo come le lacrime e quel male al cuore che so di condividere con tutti voi. Mi è stato chiesto di temporeggiare per far fare le giuste riflessioni a tutti. Ora che il presidente Gravina ha scelto di fare un passo indietro, mi sento libero di fare quello che sento come atto di responsabilità, perché, pur nella sincera convinzione di aver costruito tanto a livello di spirito e di gruppo con Gattuso e tutti i collaboratori, nel pochissimo tempo a disposizione della Nazionale, l'obiettivo principale era riportare l'Italia al Mondiale. E non ci siamo riusciti. È giusto lasciare a chi verrà dopo la libertà di scegliere la figura che riterrà migliore per ricoprire il mio ruolo. Rappresentare la Nazionale è per me un onore e una passione che mi divora fin da quando ero un ragazzino».
«Ho cercato di interpretare il mio incarico mettendoci tutte le mie energie, guardando a tutti i settori per essere anello di congiunzione, di dialogo e di sinergia tra le varie giovanili, cercando di strutturare, insieme ai vari responsabili, un progetto che partendo dai giovanissimi arrivi fino alla Nazionale Under 21. Il tutto per ripensare il modo nel quale si allevano i talenti della futura Nazionale maggiore. Ho chiesto e ottenuto l'inserimento di poche, importanti figure di forte esperienza, che insieme con le competenze già presenti, stanno dando vita a questi cambiamenti necessari con visione a medio e lungo termine. Questo perché credo nella politica della meritocrazia e della specializzazione delle mansioni. Starà a chi di dovere giudicare la bontà di queste scelte. Porto nel cuore tutto, con gratitudine per il privilegio e l'insegnamento che, anche nell'epilogo doloroso, questa intensa esperienza mi lascia. Forza Azzurri sempre», ha concluso Buffon.
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