«Non c'è via di ritorno per Infantino», ha detto venerdì Lise Klaveness, la presidente della Federcalcio norvergese e una delle storiche oppositrici del presidente della Fifa. La Norvegia presenterà un nuovo esposto al Comitato Etico della Fifa contro Infantino, per aumentare la pressione sul dirigente svizzero e spingere per le sue dimissioni. Klaveness segue il solco delle azioni degli ultimi giorni portate avanti dalla Uefa e dai suoi alleati, che dimostrano come l’organizzazione di Čeferin non sia disposta ad attendere le elezioni del prossimo marzo.

Il timore è di non riuscire a vincere un voto a maggioranza, che richiede il sostegno di almeno 106 membri della Fifa. Infatti, sebbene la maggior parte delle federazioni nazionali non si sia ancora espressa, sono di più quelle che hanno confermato il proprio sostegno a Infantino rispetto a quelle che l’hanno negato o revocato. Negli ultimi due giorni, il presidente della Fifa ha incassato il prevedibile supporto della Caf, che rappresenta le 54 associazioni africane, e un mezzo sostegno da parte della Conmebol. La confederazione sudamericana, infatti, ha emesso un comunicato critico verso il progetto Ffe (che però è stato ritirato ufficialmente una settimana fa), ma allo stesso tempo ha detto che non sosterrà un voto di sfiducia nei confronti di Infantino.

Separatamente, l’Argentina ha pubblicato un proprio comunicato in favore dell’attuale presidente, una posizione dovuta soprattutto alle ambizioni future di Claudio Chiqui Tapia. In primo luogo, restare fuori dal carcere: attualmente, il capo del calcio argentino è sotto indagine da parte del Fbi a causa di alcune controverse operazioni commerciali a Miami, e spera probabilmente di ottenere l’aiuto di Trump per intercessione di Infantino. Poi, ci sono le questioni sportive, che conducono dritte al Mondiale del 2030.

Giovedì, Tapia ha rivelato a TyC Sports che vorrebbe avere un intero girone del torneo ospitato in Argentina, cosa che al momento sembra impossibile (anche se l’Argentina avrà una delle tre partite inaugurali, previste in Sudamerica per celebrare il centenario del Mondiale). Ma se la Fifa dovesse approvare l’espansione a 64 squadre, allora la richiesta di Tapia potrebbe avere un esito positivo: resta solo da mantenere sul trono l’uomo che più di tutti vuole aumentare le partecipanti al Mondiale.

Un’altra presa di posizione pesante arrivata giovedì sera è quella del Messico, che sostenendo Infantino ha scelto chiaramente di opporsi alla propria confederazione continentale, la Concacaf. Per il fronte di Čeferin si tratta di più di un semplice voto perso: il Messico è una federazione molto influente nell’America centrale e settentrionale, e il suo supporto a Infantino è indirettamente anche un voto contro Victor Montagliani, il presidente canadese della Concacaf. Da giorni gira voce che potrebbe essere lui il candidato di opposizione alla presidenza della Fifa nel 2027.

Appare più chiaro, a questo punto, perché la Uefa voglia risolvere il conflitto prima delle elezioni. Per le stesse ragioni, il voto di sfiducia resta una soluzione estrema: la Uefa avrebbe i numeri per proporlo (bastano 43 voti), ma potrebbe non vincerlo. In una situazione così complessa, si comprende anche perché ancora nessuno si sia fatto avanti ufficialmente per sfidare Infantino alle prossime elezioni.

La confederazione europea insiste dunque sul boicottaggio, annunciato a fine luglio e confermato questa settimana. Ma è un’arma spuntata: la Uefa minaccia di disertare il Mondiale per Club del 2029, che è un evento che praticamente non esiste. Non ha ancora delle date né un paese organizzatore, il che lo rende una scelta piuttosto comoda.

La Uefa non dice nulla, invece, sul ben più vicino Mondiale femminile dell’estate 2027, che si terrà in Brasile, e ancor di più sul Mondiale U20, che verrà ospitato il prossimo settembre in Polonia. Un boicottaggio di questa competizione sarebbe molto complicato proprio perché organizzato sul territorio europeo.

La Uefa punta quindi a convincere Infantino a dimettersi prima delle elezioni, e a indebolire il suo cerchio ristretto, ovvero quei dirigenti che mercoledì si sono riuniti a Rabat per giurargli fedeltà. Tre di essi - il segretario generale Mattias Grafström, il capo dello staff Daniel O’Toole e il capo dell’ufficio legale Emilio Garcia Silvero - secondo il New York Times avevano già dato l’assenso al progetto FFE prima della finale del Mondiale.

© Riproduzione riservata