Milano-Cortina è molto più di una gara. Nella rubrica “Oltre il traguardo” ogni giorno troverete un racconto che nasce dai Giochi: una vittoria, una caduta, un’attesa, un gesto rimasto ai margini. Storie di atleti e persone, di sogni e sacrifici, perché l’Olimpiade non finisce al traguardo: continua nelle vite che attraversa. Qui tutte le puntate. “Oltre il traguardo” è accompagnata ogni giorno da un’altra rubrica, “Cronache dal ghiaccio”, un focus su risultati, medaglie, sorprese, record e protagonisti di ogni giornata.


Quel che resta nella storia. E quel che si squaglia come neve al sole. Bastano 5 centesimi di secondo. Lo sport non ha memoria. Tutto o niente, medaglia o lacrime. Al secondo gruppo di sentimenti appartiene (ingiustamente) Lara Della Mea, 27 anni, da Tarvisio, l’oriente del Friuli, rimasta giù dal podio dello slalom gigante olimpico, sulla Olympia delle Tofane, tra incredulità e tristezza. Un quarto posto che sa di beffa.

Nella prima manche aveva sciato coi nervi, 15esima. Nella seconda era scesa grintosa, era andata a prendersi il primo posto provvisorio. E aveva recuperato uno, due, tre, undici posti. Della Mea era sempre nel posto che spetta alla leader provvisoria, inquadrata dalle telecamere, con un sorriso di sorpresa. Finché è stata superata dal duo Hector-Stjernesund, che avevano lo stesso tempo al centesimo nella prima manche, e incredibilmente hanno ottenuto lo stesso identico tempo anche nella seconda: più pari merito di così non si può.

Quando è scesa Sofia Goggia, e ha chiuso ottava, Hector-Stjernesund hanno festeggiato il podio sicuro, e Lara è rimasta interdetta. Mancava ancora Federica Brignone, che per lei costituiva la differenza tra un podio olimpico e il niente. Fede è scesa leggera: oro. Tutta l’Italia in piedi. E anche Lara si è alzata, per scendere dal podio. Il pari merito di Hector e Stjernesund ha condannato Della Mea alla medaglia di legno, a soli cinque centesimi. «Purtroppo ho sbagliato sul primo dosso, ma è stata un’emozione grandissima potermela giocare».

Questa è la storia di un dolore. E dello strazio che si porta dietro. Mentre tutta l’Italia faceva il tifo per Brignone, c’era un’atleta che sperava di no, che in fondo si sarebbe meritata una medaglia anche lei. Ma lo sport è questo, non fa sconti. E non ammette concessioni. Brignone scendeva leggera, Lara pregava di poter restare aggrappata al suo terzo posto, l’ultimo disponibile per la medaglia che ti cambia la vita. «Ci ho provato», ha detto Della Mea, «sono contenta per Federica, ha fatto una roba veramente incredibile. Cinque centesimi bruciano, però alla fine ho dietro anche tante ragazze a pochi centesimi, le gare sono così e qualcuno deve arrivare quarto». I cinque centesimi da Hector e Stjernesund hanno fatto il resto. «Ora ci riprovo con lo slalom, se riesco ad affrontarlo con l'atteggiamento che ho avuto oggi, secondo me posso fare bene».

In garage con papà

Il primo allenatore era stato suo padre. Da ragazzina, quando ancora non era una nuova stella del firmamento azzurro, Della Mea finiva per passare le estati in garage. «Con mio padre ho attrezzato a dovere il garage, trasformandolo in una palestra funzionale. E dopo tre settimane di lavoro sulla forza posso passare agli esercizi di defaticamento: corsa a piedi e uscite in bici».

È cresciuta nello Sci Cai Monte Lussari ed è diventata atleta dell’Esercito: la montagna come casa, la disciplina come mestiere. E nel curriculum c’è già un oro mondiale nel parallelo a squadre: quando il vento gira, Della Mea sa restare in piedi. Ma tante volte è caduta, facendosi anche male. Ai Mondiali di Cortina, nel 2021, finì per spaccarsi il ginocchio. Un urlo straziante in diretta televisiva. Il sogno di una medaglia iridata durò una manciata di secondi, quando a materializzarsi era stato invece l’incubo di un infortunio gravissimo: rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro. Mondiali finiti. A queste Olimpiadi non ha potuto sciare nella combinata a squadre: Sofia Goggia era finita fuori e la sua gara era saltata.

E allora eccola qui, nel posto più ingrato: quarta. Quella terra di nessuno dove non c’è metallo da stringere. Amante del tennis, si rilassa dipingendo pannelli di legno. Ne ha fatto uno con una specie di albero, una quercia gigantesca che rappresenta la vita. Sorridente, Della Mea è affezionata al suo posto, Tarvisio, che in tante gare ha fatto scrivere anche sul caschetto. Il suo quarto posto a Milano-Cortina non resterà nella storia, ma la sua determinazione sì. «Nella seconda manche mi sono detta: devi dare tutto perché comunque è una gara stretta e devi fare la differenza perché se no non porti a casa niente».

Perché un recupero così non lo fai per caso: lo fai quando la testa torna a crederci prima ancora delle gambe. Cinque centesimi, un soffio. Che possono spazzare via i sogni. O mettere in moto un uragano sugli sci.

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