Il suo oro nel Gigante è la prima medaglia del Brasile ai Giochi invernali. Mezzo norvegese, ha litigato con la federazione e abbandonato lo sport per poi rientrare sotto un’altra bandiera. Libero, creativo, amante della moda, del ballo, della musica, non corrisponde esattamente all’idea che aveva la Nazionale nordica
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Milano-Cortina è molto più di una gara. Nella rubrica “Oltre il traguardo” ogni giorno troverete un racconto che nasce dai Giochi: una vittoria, una caduta, un’attesa, un gesto rimasto ai margini. Storie di atleti e persone, di sogni e sacrifici, perché l’Olimpiade non finisce al traguardo: continua nelle vite che attraversa. Qui tutte le puntate. “Oltre il traguardo” è accompagnata ogni giorno da un’altra rubrica, “Cronache dal ghiaccio”, un focus su risultati, medaglie, sorprese, record e protagonisti di ogni giornata.
E allora samba. Sugli sci e nella neve. Una bella novità questo oro nel Gigante di Lucas Pinheiro Braathen, 25 anni, brasiliano, la prima medaglia olimpica del paese sudamericano. Toh, anche in Brasile sanno cos’è la neve. Era ancora sul traguardo e gli ha telefonato Alberto Tomba. «Ciao fratello mio, come stai?», gli ha detto Lucas. E Albertone: «Bravo, congratulations. Stai piangendo come me, sei il migliore». «Grazie mille leggenda».
Figlio di Alessandra Pinheiro de Castro, di San Paolo, e Bjørn Braathen, norvegese, Lucas è nato a Oslo. Non voleva nemmeno sentir parlare di sport invernali. Aveva occhi solo per il calcio. «Volevo giocare per la Nazionale brasiliana, essere come Ronaldinho, e mi chiedevo come si potesse passare ore sulla neve».
Dopo molti allenamenti, molti tiri sul palo e dribbling, cedette all'insistenza del padre e a 10 anni prese la sua prima lezione di sci. L'accordo: calcio d'estate, sci d'inverno. Una vita in bilico. E non solo nello sport. «In Brasile ero “il norvegese”, in Norvegia “il brasiliano”. Quel senso di non appartenenza che spesso manca però è diventato il mio super potere. Oggi mi sento fortunato ad avere radici multiculturali».
Pinheiro Braathen è tante cose
Multicolore, multipensiero, multidentità: quante cose è questo ragazzo dai capelli color della paglia. Che sa ridere, ma anche piangere ogni volta che serve. Al traguardo di Bormio non tratteneva le lacrime.
«Non so cosa dire, un brasiliano campione olimpico nello sci alpino. Non posso crederci: nella prima manche sono stato solido, nella seconda sentivo di non essere veloce e inseguivo. Il primo oro olimpico del Brasile? Non è importante da quale nazione arrivi e quale sia il colore della tua pelle, se credi in qualcosa puoi farcela. Tutto è possibile».
Non sono parole, lo ha fatto vedere. Non si limita a sciare tra le montagne: punta ad abbattere confini e stereotipi, anche in uno degli ambienti più tradizionali degli sport invernali.
Un campione unico
Lo sci, sport per gente di montagna. Non è vero. Pinheiro Braathen si è trasferito a Milano, ama la moda, ha sfilato per Vogue vestito con la gonna, balla sui podi con gli stivali da cowboy e indossa giacche maculate. «Amo l'Italia, amo le montagne, amo la città. Amo il lato creativo. Amo tutto ciò che la riguarda. Fare base lì credo che sarà un vantaggio per me».
Fa il dj e il designer. Mescola sport e street, culture e lingue, idee e sentimenti. Anche quando guarda lo sport: «La chiave del successo è la perseveranza. Allenatevi molto. Proprio come Cristiano Ronaldo, il primo ad arrivare e l'ultimo ad andarsene».
Non si perde una sola partita di Premier League o del campionato brasiliano. «Sono un tifoso del Manchester United e del San Paolo. E ai Mondiali, ovviamente, tifo per il Brasile».
Il litigio con la federazione norvegese
In Sudamerica si è trasferito da bambino, quando i suoi genitori si sono lasciati. Ma quando ha cominciato a sciare, e a vincere, lo ha fatto da norvegese. A 22 anni ha vinto la Coppa del Mondo di slalom speciale, ma la federazione norvegese di sport invernali ha presto ritenuto le due passioni creative ed eccentriche incompatibili con l’immagine “uniformata” che un atleta della Nazionale avrebbe dovuto mantenere.
Il 27 ottobre 2023 ha annunciato che avrebbe smesso con lo sci alpino immediatamente e ha detto di sentirsi finalmente libero. Lo fece nel corso di una conferenza stampa in cui si presentò con un maglioncino rosa e smalto coordinato e una maglia viola. Da allora ha trascorso mesi a girare per le spiagge brasiliane, e ha capito che la neve gli mancava. Così è tornato, ma sotto un’altra bandiera. Quella del Brasile.
«Vamos dançar», sono le parole che ha usato su Instagram per annunciare il suo ritorno. Pinheiro Braathen ha molto chiara la sua idea di libertà. «La possibilità di esprimere chi sono senza filtri o restrizioni. Ci sono ancora tanti tabù nello sci, ricevo molte critiche perché non sono abbastanza mascolino o duro. Per il mio senso della moda. Ma io voglio rimanere fedele a quello che sono al 100%. Se agli altri non piace, va bene lo stesso. La libertà è felicità, molto più di una vittoria».
Gli esempi e le passioni
Da piccolo i riferimenti erano i campioni dello sport, poi ha allargato lo sguardo anche lì. «Quando mi chiedono chi sono le mie icone, mi rendo conto che non sono atleti. Ma figure di altri settori. Creativi, innovatori. Come Steve Jobs».
Ha tatuaggi giapponesi e Maori. Sole, mare, samba, tanto pão de queijo (pane al formaggio), barbecue, brigadeiro (palline di cioccolato fondente), calcio con gli amici. «Questo sono io. È il mio lato latino, la grande differenza rispetto ai miei colleghi norvegesi».
Ma il brasiliano che è in lui viene fuori anche sulla neve, mica solo sulla sabbia. Indossa una sciarpa con la bandiera del suo paese (non la Norvegia) stampata come portafortuna, un regalo dell'italiano Fabio Maxenti, suo ex assistente nella scelta dell'attrezzatura. «Voglio che i brasiliani mi conoscano. Mi sento brasiliano. Ma lo sci è una cosa norvegese. Chissà, magari posso dare l'esempio e far scambiare la palla con gli sci ai ragazzi?». Ci è riuscito davvero.
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