L’ex presidente Figc, oggi commissario straordinario dopo la sua stessa decadenza, si è tesserato per la Divisione calcio a 5 come dirigente della squadra di futsal del Circolo, iscritta nel girone B della Serie D di Roma: la registrazione può ora permettergli di concorrere legittimamente per la rielezione. Ma cosa dovrebbe fare se non fosse solo una formalità, ma dovesse davvero ricoprire il ruolo?
Chissà se in rubrica, oltre ai numeri di Thomas Bach e Kirsty Coventry, poco dopo quello dell’eterno Gianni Petrucci, ma prima di quello di Claudio Ranieri, Giovanni Malagò ha già registrato in memoria lo 06-41603243. È quello del servizio Pronto Aia del Lazio, un numero che ogni dirigente accompagnatore che si rispetti deve conoscere e sapere come e quanto utilizzare: quando si gioca in quella estrema periferia dell’impero che è la Serie D del calcio a 5, che siano i campi del Play Selva Candida della zona Casalotti o di Fiumicino, in casa del Fregene, non è detto che gli arbitri ci siano sempre o arrivino in orario.
Il Pronto Aia serve a questo: ogni dirigente accompagnatore lo sa, e da dirigente accompagnatore del Circolo Canottiere Aniene – squadra iscritta al girone B della Serie D di Roma, all’ultimo gradino della piramide del futsal federale – è opportuno che lo sappia anche Malagò.
Poi, d’accordo: si celia, qui, perché la recente notizia dell’avvenuto tesseramento Figc da parte dell’ex presidente del Coni – che della Figc è commissario, dopo la sua stessa decadenza da presidente, con l’obiettivo di tornare legittimamente al vertice dopo le prossime elezioni del 14 dicembre – sarebbe troppo scontata per essere presa eccessivamente sul serio. Come noto, il tesseramento era un prerequisito che Malagò non aveva al tempo dell’elezione di giugno, il cavillo dal quale è scaturita una situazione tanto grottesca nei modi e nei metodi, quanto indicativa di ciò che è la politica sportiva in Italia.
Ora il tesseramento c’è: ne bastava uno qualunque, e Malagò l’ha fatto attraverso l’associazione sportiva di cui peraltro è presidente onorario, appunto il Circolo Canottieri Aniene, in una delle sue realtà agonistiche sportivamente meno rinomate (il calcio a 5) e con una qualifica, quella di dirigente accompagnatore, come hanno raccontato le cronache, che fa piuttosto sorridere considerando il peso dell’intestatario di quella tessera della Divisione Calcio a 5.
Più distinto che distinte
Difficilmente, insomma, sarà Malagò a firmare le distinte da consegnare agli arbitri (rectius, all’arbitro: nella D federale del calcio a 5 ce n’è uno solo, e di grazia) o a presentare le mute e bisticciare con l’omologo della squadra avversaria per non essersi messi d’accordo per il colore della maglia del portiere. Né a bucare il fratino affinché si possa vedere il numero del giocatore che, quando si è sotto e si deve recuperare, entra in campo come portiere di movimento, o a dare un passaggio sulla sua utilitaria a gpl – che Malagò abbia una utilitaria a gpl, del resto, è altamente improbabile – al bomber Centofanti o al pivot Peruzzi per portarli a Boccea per la trasferta col Borgo Amigò, perché con la pool car si risparmia sui rimborsi.
Ora, sebbene su un portale notissimo di calcio dilettantistico qualcuno abbia già inserito il nome di Malagò tra i dirigenti della squadra, c’è un aspetto che in pochi hanno ricordato, fermandosi alle partite della squadra over 60 – quella in cui erano in campo Malagò e Roberto Mancini, fra gli altri – che lo scorso luglio aveva vinto la Coppa Canottieri: l’affinità elettiva che effettivamente lega Malagò al mondo del calcio a 5.
Nella biografia del commissario Figc, infatti, ci sono anche una manciata di scudetti di calcio a 5, negli anni Ottanta, quando si parlava di calcetto e non di futsal e quando i campionati se li giocavano per davvero i circoli romani. E c’era pure il Circolo Canottieri Aniene tra i partecipanti al massimo campionato, anche se Malagò faceva parte di un’altra squadra, la Roma Rcb. Dopo tutto, la passionaccia resta, e tanti di coloro che hanno giocato poi restano nell’ambiente, come anche Luca Bergamini, che del Malagò dilettante sul campo era stato compagno di squadra, che del Malagò presidente Figc è stato capo staff e che per tre anni è stato presidente della Divisione Calcio a 5 in seno alla Lnd.
In qualche modo, pur una vita fa, Malagò è stato avvezzo a certi campi e sa quanto anche il ruolo di semplice accompagnatore sia fondamentale. E che, se dimentica la tessera, il dirigente accompagnatore sul terreno di gioco non entra. E lì non c’è commissariamento che tenga.
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