Ennesima medaglia per lo short track con Sighel, Nadalini, Cassinelli e Spechenhauser. La fuoriclasse valtellinese chiude i Giochi con il quinto posto nei 1500 metri: ora deciderà il futuro. Mass start di biathlon, sfortunato Giacomel: era in testa, ma è stato costretto a lasciare la gara dopo pochi chilometri per un dolore al fianco. Siparietto per Claude, Wright e l’italiano Romanin: mini-gara privata per decidere chi sarebbe arrivato ultimo. Nel pattinaggio di velocità Lollobrigida 13esima
Ogni giorno il meglio di Milano-Cortina 2026 in un colpo d’occhio: risultati, medaglie, sorprese, record e protagonisti della giornata olimpica. Dalle piste alle piste di ghiaccio, un racconto essenziale e puntuale per non perdersi nulla dei Giochi. Qui tutte le altre puntate. "Cronache dal ghiaccio” è accompagnata ogni giorno da un’altra rubrica, “Oltre il traguardo”, che racconta invece una storia che nasce dai Giochi.
Un lungo giro di pista, i saluti alla gente, gli occhi lucidi. Guardi Arianna Fontana e vedi una leggenda che si allontana. Doveva essere la sua Olimpiade, e sì, lo è stata davvero. Anche con quell’ultimo, impalpabile quinto posto nei 1500 metri, l’ultima gara dello short track a Milano-Cortina.
Sembra quasi un’uscita dalla porta sul retro, un saluto in sordina per un’atleta che ha scritto la storia. Ma sarebbe un errore leggerla così. Fontana chiude il suo viaggio olimpico con tre medaglie: oro nella staffetta mista, argento nei 3000 della staffetta femminile, argento nei 500 metri. E soprattutto con un totale di 14 medaglie collezionate in vent’anni, numeri che l’hanno resa la sportiva italiana più medagliata di sempre. Se non è questa l’eternità.
Fontana cercava l’ultimo colpo di coda, è vero. Ma le coreane erano più forti e quel colpo al costato rimediato nei quarti di finale si è fatto sentire. Ma anche questo fa parte della storia e Arianna lo sa. A Torino 2006 era poco più che una bambina. Nessuno poteva immaginare una carriera così lunga e vincente, attraversata da momenti complicati, da fratture, da ripartenze, ma anche da imprese luminose.
«Ho avuto una grande spinta dal pubblico, sembrava fosse lì a sostenermi. Nonostante non sia arrivata l’ultima medaglia, riflettendo su queste Olimpiadi posso dire di aver raggiunto quello che volevo. Cosa? Centrare tutte le finali, ce l’ho fatta, l’unica donna a riuscirci. Il campo femminile è cresciuto tanto, essere tra le migliori è incredibile. Mi sono davvero divertita e non potevo chiedere altro, davvero. Tornare a casa con altre tre medaglie, battere tutti i record, insomma è stata un’Olimpiade ricca di emozioni incredibili», ha detto Fontana.
Oggi, a distanza di vent’anni, Arianna Fontana resta un enigma. Continuerà? Si fermerà? Le prossime Olimpiadi, in Francia nel 2030, la troverebbero quasi quarantenne. I suoi 35 anni raccontano ancora di una fuoriclasse solida, di una leader, di una donna che ha imparato a conoscersi e a resistere.
Portabandiera alla cerimonia di apertura, simbolo di un’Italia che lotta, corre e non molla mai, ora può permettersi di guardare avanti con leggerezza. «Cosa faccio? Una bella vacanza. Magari al mare. Perché va bene l’inverno, la neve e il ghiaccio, ma vuoi mettere il mare?».
I 1500 non sono un rimpianto, solo l’ultima pagina di questa edizione dei suoi Giochi. La gara è stata durissima, quasi un girone infernale. L’Italia non è mai riuscita a entrare davvero in corsa: già a due giri dalla fine il copione sembrava scritto. Le sudcoreane Kim Gilli e Choi Minjeong hanno chiuso prima e seconda, il bronzo è andato a Stoddard, quarta la cinese Yang. Fontana quinta, l’altra Arianna, Sighel, sesta.
Un bronzo fantastico
Maschi di bronzo e bellissimi. Sono gli azzurri dello short track: una grande impresa. Thomas Nadalini, Luca Spechenhauser, Andrea Cassinelli e Pietro Sighel: la staffetta chiude terza al termine di una gara tesissima e durissima, che da metà in poi si è fatta ripida come ghiaccio e affilata come una lama. Davanti un’Olanda impressionante: allunga nel finale con Van’t Wout, scappa via e vince con margine mentre il pubblico del Forum esplode di gioia.
Per gli olandesi, of course. Ma soprattutto per l’Italspeedy, capace di prendersi 10 medaglie complessive per la Fisi. È l’Italia che non molla mai. E all’ultima curva sa stringere i denti. Alle spalle degli olandesi, la Corea si prende l’argento con un sorpasso all’ultimo giro ai danni di Pietro Sighel.
L’azzurro, però, è bravissimo a restare lucido e a difendere la terza piazza dall’assalto del Canada, sigillando il bronzo senza mai perdere il controllo nei metri decisivi. L’Italia, in testa solo per pochi istanti, ha comunque lottato alla pari con i felini della Corea e con la disperazione del Canada, sempre dentro la partita, sempre a contatto, ma poco lucido nella gestione di alcuni momenti della gara. A sette giri dalla fine arriva il brivido più grande: Sighel sembra sul punto di scivolare, un attimo di rischio vero, ma riesce a rimettersi in assetto immediatamente e a riprendere la traiettoria.
Un dettaglio che dice molto della sua gara e della solidità del gruppo azzurro. Per lui questo bronzo si lega idealmente all’oro della staffetta mista e acquista ancora più valore se si pensa a quello che c’è stato in mezzo: le tre prove individuali finite male, con una squalifica e due cadute senza riammissione da parte dei giudici. Sighel, sì. Ma anche Nadalini, uno dei protagonisti della serata con due sorpassi importanti. E poi Spechenhauser e Cassinelli mai arresi.
Giacomel e i suoi Giochi (maledetti)
Maledette Olimpiadi. O anche: Olimpiadi maledette. C’è anche chi i Giochi li sa odiare. Diciamolo: Milano-Cortina non erano quelle giuste per Tommaso Giacomel, all’ennesima delusione in questa edizione così piena di azzurro. È finita male anche nella mass start 15 chilometri del biathlon. Un’agonia.
E fa ancora più male perché il ritiro di Giacomel è arrivato dopo un avvio deciso, bello, convincente. Al secondo shooting pulito l’azzurro aveva preso la testa del gruppo. Dai, lo vedi che è il giorno giusto? Invece no. Pochi metri e Giacomel si è piantato. Anche le telecamere non lo hanno preso più. Altri pochi metri e si è dovuto fermare. Tommaso ha accusato un dolore al fianco, e spingere sugli sci in quel mondo non era possibile. Un incubo.
Faccia allungata nella tristezza, Giacomel, 25 anni, era arrivato a queste Olimpiadi con grandi ambizioni. Non erano sogni a occhi aperti, ma dichiarazioni d’intenti. Giacomel voleva tre medaglie: «Non mi nascondo. Ho grandi aspettative». La realtà è stata un’altra. Dopo il ventunesimo posto nella Sprint maschile non si è tenuto: «Brutto fallire alle Olimpiadi». Il compromesso doveva essere la gara dell’Inseguimento 12,5 chilometri, ma non è andata bene nemmeno lì (9°). La mass start era l’ultima chiamata per non tornare a casa a mani vuote.
Non è altoatesino come la maggior parte dei biathleti azzurri, anche se è nato proprio a Vipiteno, in provincia di Bolzano. Ma Giacomel è trentino doc. E uno dei migliori del mondo dopo aver conquistato la terza vittoria individuale in Coppa del mondo a Le Grand Bornand, in Francia. Era arrivato ai Giochi per completare l’evoluzione. Magari davanti ai mostri sacri norvegesi e francesi che Giacomel aveva già battuto nelle gare di Coppa del Mondo.
L’oro olimpico è andato al norvegese Johannes Dale-Skjevdal. Secondo un altro norvegese, Sturla Holm Lægreid. Terzo il francese Quentin Fillon Maillet.
Le condizioni di Giacomel
Poche ore dopo, su Instagram, Tommaso Giacomel ha detto la sua. Rassicurando il mondo. «Il mio corpo ha smesso di funzionare correttamente», ha scritto. E ancora: «Stavo davvero lottando per respirare e muovermi, quindi ho dovuto smettere. La peggior sensazione che abbia mai provato in vita mia finora». Giacomel ha poi aggiunto che il momento è «devastante». Di più. «È devastante fermarsi, ma oggi non c'è stato nulla che potessi fare contro il mio corpo. Non è assolutamente la fine dei Giochi che speravo, ma non mollerò mai. Quattro anni volano veloci e io ci riproverò in Francia».
Anche la Fisi ha fatto sapere che «Giacomel ha accusato un leggero malore e ha preferito fermarsi» sul percorso dove è stato «immediatamente assistito dal medico della squadra». E ancora: «Ora sta meglio e si muove autonomamente». Poi un aggiornamento, ma nessuna complicazione. Giacomel, ha spiegato ancora la Fisi, «è stato accompagnato alla clinica mobile allestita appositamente nella località di gara, dove i medici lo hanno sottoposto ad una ecografia e ad un elettrocardiogramma, che hanno escluso complicazioni. L’atleta si è già riaggregato al resto della squadra e nei prossimi giorni effettuerà ulteriori accertamenti».
La gara nella gara
Fino all’ultimo respiro, è così che si gareggia. Lo hanno fatto gli ultimi (tre) al traguardo nella mass start del biathlon. Il francese Fabien Claude e il britannico Campbell Wright hanno aspettato l’azzurro Nicola Romanin, si sono messi in riga, e poi hanno dato spettacolo. Uno sprint a tre, insomma come i 100 metri ma sulla neve.
Una mini-gara privata per decidere chi sarebbe arrivato ultimo sul traguardo. È finita con Wright davanti agli altri due. Ultimo posto per l’azzurro. Ma conta poco, il loro era il piacere di sfidarsi una volta di più, ancora, ai Giochi. Perché le Olimpiadi, si sa, ci sono solo una volta ogni quattro anni.
Brava lo stesso Lollobrigida
Non ci sono medaglie su commissione, lo insegna lo sport. E poi Francesca Lollobrigida lo aveva detto: «Non chiedetemela». Va bene lo stesso. Già due ori a Milano-Cortina, all’azzurra non riesce il tris nei 1500. Ha chiuso 13esima.
Nella nona batteria di giornata, Francesca si era imposta sulla giapponese Ayano Sato, terza partecipazione ai Giochi, un oro olimpico nel Team Pursuit (PyeongChang 2018), un argento a Pechino 2022 a squadre e un bronzo a Milano-Cortina sempre nell’Inseguimento. Insomma, a Lollobrigida non è andata così male.
Ma il tempo di 1’56”51 non poteva bastare per il podio, lo sapeva anche lei. Le altre hanno girato più veloci. Lollobrigida paga una prima parte di gara lenta. Ottima la seconda parte. E in vista della mass start non è così male. Oro all’olandese Antoinette Rijpma-De Jong. Seconda la norvegese Wiklund. Al terzo posto, invece, la canadese Maltais. Grande delusione di giornata (si fa per dire) la giapponese Miho Takagi, sesta.
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