L’azzurro era in testa, ma è stato costretto a lasciare la gara dopo pochi chilometri per un dolore al fianco. Aveva detto: «Non mi nascondo, ho grandi aspettative: voglio tre medaglie». Ma le grandi ambizioni non sono state rispettate. Siparietto per Claude, Wright e l’italiano Romanin: mini-gara privata per decidere chi sarebbe arrivato ultimo. Nel pattinaggio di velocità Lollobrigida 13esima
Ogni giorno il meglio di Milano-Cortina 2026 in un colpo d’occhio: risultati, medaglie, sorprese, record e protagonisti della giornata olimpica. Dalle piste alle piste di ghiaccio, un racconto essenziale e puntuale per non perdersi nulla dei Giochi. Qui tutte le altre puntate. "Cronache dal ghiaccio” è accompagnata ogni giorno da un’altra rubrica, “Oltre il traguardo”, che racconta invece una storia che nasce dai Giochi.
Maledette Olimpiadi. O anche: Olimpiadi maledette. C’è anche chi i Giochi li sa odiare. Diciamolo: Milano-Cortina non erano quelle giuste per Tommaso Giacomel, all’ennesima delusione in questa edizione così piena di azzurro. È finita male anche nella mass start 15 chilometri del biathlon. Un’agonia.
E fa ancora più male perché il ritiro di Giacomel è arrivato dopo un avvio deciso, bello, convincente. Al secondo shooting pulito l’azzurro aveva preso la testa del gruppo. Dai, lo vedi che è il giorno giusto? Invece no. Pochi metri e Giacomel si è piantato. Anche le telecamere non lo hanno preso più. Altri pochi metri e si è dovuto fermare. Tommaso ha accusato un dolore al fianco, e spingere sugli sci in quel mondo non era possibile. Un incubo.
Faccia allungata nella tristezza, Giacomel, 25 anni, era arrivato a queste Olimpiadi con grandi ambizioni. Non erano sogni a occhi aperti, ma dichiarazioni d’intenti. Giacomel voleva tre medaglie: «Non mi nascondo. Ho grandi aspettative». La realtà è stata un’altra. Dopo il ventunesimo posto nella Sprint maschile non si è tenuto: «Brutto fallire alle Olimpiadi». Il compromesso doveva essere la gara dell’Inseguimento 12,5 chilometri, ma non è andata bene nemmeno lì (9°). La mass start era l’ultima chiamata per non tornare a casa a mani vuote.
Non è altoatesino come la maggior parte dei biathleti azzurri, anche se è nato proprio a Vipiteno, in provincia di Bolzano. Ma Giacomel è trentino doc. E uno dei migliori del mondo dopo aver conquistato la terza vittoria individuale in Coppa del mondo a Le Grand Bornand, in Francia. Era arrivato ai Giochi per completare l’evoluzione. Magari davanti ai mostri sacri norvegesi e francesi che Giacomel aveva già battuto nelle gare di Coppa del Mondo.
L’oro olimpico è andato al norvegese Johannes Dale-Skjevdal. Secondo un altro norvegese, Sturla Holm Lægreid. Terzo il francese Quentin Fillon Maillet.
Le condizioni di Giacomel
Poche ore dopo, su Instagram, Tommaso Giacomel ha detto la sua. Rassicurando il mondo. «Il mio corpo ha smesso di funzionare correttamente», ha scritto. E ancora: «Stavo davvero lottando per respirare e muovermi, quindi ho dovuto smettere. La peggior sensazione che abbia mai provato in vita mia finora». Giacomel ha poi aggiunto che il momento è «devastante». Di più. «È devastante fermarsi, ma oggi non c'è stato nulla che potessi fare contro il mio corpo. Non è assolutamente la fine dei Giochi che speravo, ma non mollerò mai. Quattro anni volano veloci e io ci riproverò in Francia».
Anche la Fisi ha fatto sapere che «Giacomel ha accusato un leggero malore e ha preferito fermarsi» sul percorso dove è stato «immediatamente assistito dal medico della squadra». E ancora: «Ora sta meglio e si muove autonomamente». Poi un aggiornamento, ma nessuna complicazione. Giacomel, ha spiegato ancora la Fisi, «è stato accompagnato alla clinica mobile allestita appositamente nella località di gara, dove i medici lo hanno sottoposto ad una ecografia e ad un elettrocardiogramma, che hanno escluso complicazioni. L’atleta si è già riaggregato al resto della squadra e nei prossimi giorni effettuerà ulteriori accertamenti».
La gara nella gara
Fino all’ultimo respiro, è così che si gareggia. Lo hanno fatto gli ultimi (tre) al traguardo nella mass start del biathlon. Il francese Fabien Claude e il britannico Campbell Wright hanno aspettato l’azzurro Nicola Romanin, si sono messi in riga, e poi hanno dato spettacolo. Uno sprint a tre, insomma come i 100 metri ma sulla neve.
Una mini-gara privata per decidere chi sarebbe arrivato ultimo sul traguardo. È finita con Wright davanti agli altri due. Ultimo posto per l’azzurro. Ma conta poco, il loro era il piacere di sfidarsi una volta di più, ancora, ai Giochi. Perché le Olimpiadi, si sa, ci sono solo una volta ogni quattro anni.
Brava lo stesso Lollobrigida
Non ci sono medaglie su commissione, lo insegna lo sport. E poi Francesca Lollobrigida lo aveva detto: «Non chiedetemela». Va bene lo stesso. Già due ori a Milano-Cortina, all’azzurra non riesce il tris nei 1500. Ha chiuso 13esima.
Nella nona batteria di giornata, Francesca si era imposta sulla giapponese Ayano Sato, terza partecipazione ai Giochi, un oro olimpico nel Team Pursuit (PyeongChang 2018), un argento a Pechino 2022 a squadre e un bronzo a Milano-Cortina sempre nell’Inseguimento. Insomma, a Lollobrigida non è andata così male.
Ma il tempo di 1’56”51 non poteva bastare per il podio, lo sapeva anche lei. Le altre hanno girato più veloci. Lollobrigida paga una prima parte di gara lenta. Ottima la seconda parte. E in vista della mass start non è così male. Oro all’olandese Antoinette Rijpma-De Jong. Seconda la norvegese Wiklund. Al terzo posto, invece, la canadese Maltais. Grande delusione di giornata (si fa per dire) la giapponese Miho Takagi, sesta.
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