Secondo oro olimpico per l’atleta romana, protagonista di una gara all’attacco, ma anche di grande sofferenza. E non finisce qui: avrà ancora da dire sulla mass start. In mattinata la 35enne azzurra si riprende il mondo e a 10 mesi dall’incidente che sembrava averle tolto tutto trova l’unica medaglia che le mancava: quella nel Superg: «Ce l’ho fatta perché non mi mancava nulla». Goggia scende per mangiarsi la pista, è velocissima all’intertempo ma esce
Ogni giorno il meglio di Milano-Cortina 2026 in un colpo d’occhio: risultati, medaglie, sorprese, record e protagonisti della giornata olimpica. Dalle piste alle piste di ghiaccio, un racconto essenziale e puntuale per non perdersi nulla dei Giochi. Qui tutte le altre puntate. "Cronache dal ghiaccio” è accompagnata ogni giorno da un’altra rubrica, “Oltre il traguardo”, che racconta invece una storia che nasce dai Giochi.
Meglio di flash. La tuta non è rossa, è un fulmine azzurro. Lei è Francesca Lollobrigida. E lo ha fatto di nuovo: secondo oro olimpico, e questa volta sulla distanza più lunga, i 5000. Ha fatto una gara all’attacco, anche dove c’era da soffrire. Alla fine il 6’46”17 è un capolavoro di alto profilo. L’atleta romana è stata sempre in testa nella sua batteria contro la ceca Sablikova (7 medaglie olimpiche, probabilmente all’ultima gara della carriera), un’avversaria degna e tosta che però ha ceduto subito allo strapotere dell’italiana.
La corsa, semmai, era tutta su Merel Conijn, l’olandese volante. Ai 3.400 metri Francesca aveva 1 secondo e 6 decimi di vantaggio sulla Conijn. Non ne serviva tanto. Al penultimo giro, il fiato e le energie sono calate. Lollo girava in 32’7, segno che bisognava stringere i denti, tenere duro. Alla fine Lollo ha chiuso davanti a Conijn con un vantaggio minuscolo, appena 10 centesimi. Un’unghia. Dipinta di verde speranza come le sue.
L’argento di Conijn è di valore, eccome. Bello anche il bronzo della norvegese Ragne Wiklund (6'46"34). Lollobrigida diventa l’atleta con più medaglie nella storia dello speed skating italiano (due ori tutti a Milano Cortina, e poi due argenti e un bronzo). E non finisce qui: Lollo avrà ancora da dire sulla mass start, specialità che può riservare nuove sorprese.
Capolavoro Brignone
Ci sono l’istinto, il fiuto, il battito animale. Signori, questo è il SuperG. L’urlo della tigre Federica Brignone dice 1’23”41, un tempone. È oro. Oltre ogni logica, oltre ogni limite. «È incredibile», ha detto Federica. «Sono ancora emozionata, ho l’adrenalina nelle vene. Al cancelletto ero tranquilla. Volevo sciare fluida, morbida: non ho cercato di fare la linea perfetta, ma tutte le curve più veloce possibile. Ho pensato a sciare, ho fatto il mio massimo. Non pensavo di poter vincere l’oro, sinceramente. È qualcosa di speciale. Forse ce l’ho fatta perché non mi mancava nulla, avevo già fatto il massimo, era solo un di più. Ero tranquilla, mi valutavo un outsider, e mi sono detta: o fai tutto o non viene il risultato».
L’azzurra di La Salle si è presa i Giochi di Milano-Cortina con una sciata forse non sempre perfetta, ma determinata, veloce, unica. La sua. E lo ha fatto davanti a Sergio “Superpresidente” Mattarella, piumino bianco, immacolato, lucente. Come questa Olympia delle Tofane, bella e difficile, su cui moltissime atlete si sono dovute inginocchiare.
A dieci mesi dall’infortunio, concepire questo risultato per Federica era difficile. Forse impossibile. Scegliere di buttarsi in pista è stato un atto di coraggio incredibile. Ci voleva Fede. Soprattutto su una pista che è per lunghi momenti è sembrata una trappola. Non per Romane Miradoli, francese, argento. Nè per Cornelia Huetter, austriaca, bronzo.
Nelle trappola è caduta la tedesca Aicher, avversaria numero uno dell’azzurra. E la ceca Ledecka. Le americane. Ma soprattutto Sofia Goggia. La bergamasca, già bronzo nella libera, si stava mangiando la pista: 4 centesimi sotto nel primo tratto, poi un recupero di 68 sulla Brignone al secondo intermedio. Pazzesca. Lì Sofia ha provato a spingere, ma tenere il controllo non era facile, una sbandata, poi due, e alla fine Goggia ha mollato il colpo e abbandonato la gara.
Goggia: «Incredibile Federica»
Delusione? Un po’ sì. Ma niente può scalfire la grandezza di questa atleta completa. «Prima di parlare di me, devo complimentarmi con Federica. I mesi, l’infortunio, il recupero. Non è facile. E arrivare a un’Olimpiade così è qualcosa di incredibile. Lei ha sempre sentito molto questo SuperG. Onore e merito a lei».
Resta un po’ di delusione. «Ho sciato come so. Sapevo che bisognava fare attenzione tra la grande curva e lo Scarpadon, il rischio era andare troppo a sinistra. Era un pezzo veloce, le porte arrivavano tanto in faccia». E ancora: «Mi porto via come ho sciato fino a quel punto e riparto da lì per le prossime». Appuntamento domenica con il Gigante.
Delusione anche per Elena Curtoni e per Laura Pirovano. Che hanno scitato bene, con dedizione e coraggio. Se per Pirovano resta il rammarico per un primo tratto sciato non come al solito, Curtoni ha ben poco da recriminare.
Ha fatto la sua parte Pirovano. L’azzurra non era partita al meglio, primo tratto indeciso, quasi timido. Poi una buona rimonta con una sciata più convinta e feroce. Nell’1’24”17 c’era tanto desiderio. Ma anche tanta delusione. «So che mi sono mangiata tutto in alto, ho fatto fatica a trovare il feeling con la neve».
La medaglia che mancava
A Brignone mancava una sola cosa: l’oro olimpico. Se l’è preso in una giornata storica. A 24 anni dall’ultima medaglia azzurra nel SuperG femminile, l’oro di Daniela Ceccarelli a Salt Lake City.
C’era la nebbia sulle Tofane, un’aria umida e velenosa. Ma dietro quel palcoscenico di ghiaccio c’è una delle storie più incredibili di queste Olimpiadi. Federica, 35 anni, ha lavorato per tutta l’estate in sordina, senza proclami. Poi la prova-ginocchio, la condizione che le ha detto sì. Con il dolore a farle compagnia costante.
Lo sport è un fatto di sentimenti. E sensazioni. Ne ha avute di buone, Federica. Come le aveva avute Lindsey Vonn, ma sappiamo tutti com’è finita.
Federica, poche ore dopo la libera (10ª alla fine), aveva riflettuto sul suo percorso: esserci o non esserci? Aveva saltato il team combined. Meglio non chiedere troppo agli dèi dello sci. E nell’ultimo allenamento in Val di Fassa, alla vigilia, il dolore sembrava troppo forte. Ma questo SuperG era un’occasione troppo importante, unica, per dire no. Al cancelletto Federica ha chiuso gli occhi, tirato un sospiro. Poi si è lanciata all’ingiù, verso la gloria.
Le altre gare
In mattinata le azzurre del curling hanno perso contro la Svizzera. Dopo sette mani, Stefania Constantini e compagne erano sotto 6-3. Nell’ultimo end, l’Italia ha provato a risalire ma non c’è stato nulla da fare: le elvetiche si sono imposte (7-4) nella prima gara del round robin.
Michela Moioli, campionessa olimpica dello snowboard crossing, oro a PyeongChang 2018, ha battuto la testa in allenamento. Condizioni non preoccupanti, per fortuna. L’azzurra venerdì 13 febbraio parteciperà alla gara.
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