Dopo due Gran premi non si parla di prestazioni e sorpassi, ma di disastro organizzativo. Dall’alluvione di mercoledì, che ha provocato uno squarcio sulla pista e ritardi a cascata, alla gara di domenica, decurtata di 8 giri senza alcuna base scientifica e con l’asfalto che si sgretolava sotto le ruote dei piloti, a Goiania più che MotoGp sembrava l’apocalisse
Al secondo Gran premio stagionale, la MotoGp ha già fatto parlare di sé per i motivi sbagliati. Non di sorpassi, non di battaglie emozionanti o grandi prestazioni si discute, bensì del disastro organizzativo del Gp del Brasile, al ritorno dopo 22 anni dall’ultima volta, questa volta su un “nuovo” circuito (quello di Goiania, su cui non si correva da 37 anni, totalmente rinnovato).
Se nel passato recente ci sono state gare con problemi episodici (Balaton lo scorso anno), questa volta la massima categoria motociclistica ha realizzato un disastro tout court.
Tutto è iniziato mercoledì pomeriggio, quando hanno iniziato a circolare le immagini di un’alluvione che ha colpito la zona adiacente al circuito, allagandolo temporaneamente. Le operazioni di recupero e ripristino sono state tempestive e apprezzabili, ma nessuno poteva sapere che quello sarebbe stato l’inizio di un calvario interminabile.
Lo squarcio sulla pista
Nei turni del venerdì, la pioggia aveva reso l’asfalto più scivoloso del solito; nulla di strano, in teoria, viste le condizioni meteo. Le avvisaglie per il caos, però, si stavano formando, e quella pioggia è stata proprio il catalizzatore per tutto ciò sarebbe accaduto nel weekend.
La situazione è precipitata sabato mattina, intorno alle 12 ora locale, quando i piloti di Moto2 erano pronti a scendere in pista per le qualifiche. Uno squarcio sul rettilineo d’arrivo, infatti, ha reso impraticabile il circuito per le successive quattro ore. La buca, inizialmente piccola, si è poi ampliata sia in larghezza che in profondità, fino a formare una voragine rettangolare al centro del traguardo.
L’organizzazione ci ha messo piuttosto letteralmente una pezza, riempiendo e riasfaltando in poche ore il buco formatosi, così da permettere lo svolgimento della Sprint Race con un’ora e venti minuti di ritardo sul ruolino di marcia, le qualifiche della Moto3 a margine della Sprint e quelle della Moto2 eccezionalmente di domenica.
Asfalto a pezzi
Tutto bene quel che finisce bene, apparentemente. Non fosse che la vera debacle organizzativa era ancora in arrivo. Dopo le gare di Moto3 e Moto2 della domenica, svolte entrambe senza problemi apparenti, è stata la gara della MotoGp a subire l’ennesimo stravolgimento.
A 6 minuti dalla partenza, infatti, con i piloti già schierati in griglia e impossibilitati a effettuare qualsiasi cambio strategico, è stato comunicato l’accorciamento della gara dai 31 giri programmati a 23 giri. Una decisione per il quale i piloti non hanno ricevuto alcuna spiegazione, eccetto un generico track degradation, e, soprattutto, senza alcuna base scientifica o di sicurezza: l’unico criterio per il quale è stata scelta questa nuova distanza è stato quello dell’assegnazione dei punteggi pieni in classifica (per i quali bisogna percorrere almeno il 75 per cento dei giri, in questo caso esattamente 23).
Con il passare delle tornate, ma soprattutto nell’immediato post-gara, tutto è apparso più chiaro. Alcuni piloti ne sono usciti con delle ferite di guerra: Alex Rins ha subito contusioni e un ematoma alla mano destra per via di pezzi di asfalto rimbalzati qua e là, nonostante guanti e protezioni; Alex Marquez ha mostrato escoriazioni sul braccio sinistro, mentre Toprak Ratzgatlioglu si è letteralmente tolto i sassi dalla scarpa. Il tracciato, insomma, si sgretolava letteralmente sotto i piedi dei piloti mentre guidavano, in uno scenario da apocalisse più che da Motomondiale.
«Sembrava di guidare sulla ghiaia», ha detto Marc Marquez, mentre Brad Binder ha ironicamente osservato che «sembrava che un camion avesse sparso terra sul circuito prima della partenza: in alcuni punti l’asfalto era di un colore diverso!». Critica era in particolare la situazione tra le curve 10 e 11, con una forte presenza di terriccio sull’asfalto. Le immagini raccolte dai giornalisti scesi in pista dopo la gara hanno confermato impressioni e parole: condizioni dell’asfalto a dir poco pessime in uno scenario da selvaggio West, senza garantire i minimi standard di sicurezza.
Un contraccolpo reputazionale che una MotoGp che vuole diventare grande non si può permettere nella maniera più assoluta. L’arrivo di Liberty Media (la stessa società che possiede i diritti della Formula 1) negli scorsi mesi avrebbe dovuto infondere credibilità e solidità alla più grande realtà delle due ruote. Le premesse non sono delle migliori: adesso bisognerà fare di tutto per garantire che questo episodio rimanga solo un caso isolato.
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