Nessuno prima del pattinatore statunitense era riuscito a fare il salto quadruplo, che lo fa atterrare con una forza pari a 8-10 volte il suo peso corporeo. Stasera torna sul ghiaccio di Milano-Cortina dopo l’oro nel Team Event e punta a eseguire persino il quintuplo. Quella per il giovane 21enne che sfida le leggi della fisica è diventata un’attesa collettiva
Milano-Cortina è molto più di una gara. Nella rubrica “Oltre il traguardo” ogni giorno troverete un racconto che nasce dai Giochi: una vittoria, una caduta, un’attesa, un gesto rimasto ai margini. Storie di atleti e persone, di sogni e sacrifici, perché l’Olimpiade non finisce al traguardo: continua nelle vite che attraversa. Qui tutte le puntate. “Oltre il traguardo” è accompagnata ogni giorno da un’altra rubrica, “Cronache dal ghiaccio”, un focus su risultati, medaglie, sorprese, record e protagonisti di ogni giornata.
I suoi genitori volevano tenerlo lontano dal ghiaccio. Avevano fatto le Olimpiadi, erano stati campioni nazionali in Uzbekistan 17 volte prima di volare negli Usa, ma Roman Skorniakov e Tatiana Malinina avevano dovuto sacrificare così tanta vita all’arte e all’industria del pattinaggio che per Ilia avevano sognato un’altra vita. «Abbiamo aspettato finché non avesse già sei anni e mezzo, ce lo chiedeva continuamente. Posso andare sul ghiaccio? Posso andare sul ghiaccio? E poi alla fine abbiamo deciso: ok, facciamolo, giusto per divertimento. Solo per imparare a pattinare».
Ilia Malinin praticava già altri sport. La ginnastica, il calcio. Un po’ di pallacanestro in cortile. Quando riusciva a segnare un gol si faceva applaudire dagli altri bambini con un salto mortale all’indietro. Poi arrivò l’illuminazione sui pattini. E oggi Ilia, 21 anni, è il dio del quad, il salto quadruplo che nessuno prima di lui era riuscito a fare.
Ciò che ammalia di questo ragazzo biondo, austero, elegante, è l’aura. Una luce diafana e misteriosa che Malinin emana naturalmente, come la Pietà di Michelangelo o un dipinto di Raffaello. È’ arte in movimento. Un senso di potenza soprannaturale che Malinin deve aver scoperto dentro di sè: «Voglio spingermi il più lontano possibile. Voglio scoprire chi sono davvero. Sono un perfezionista, quindi voglio migliorare tutto: tecnica, creatività, artisticità. Voglio sapere se esistono dei limiti nel mondo».
Credere nell’impossibile
A Milano-Cortina va in scena il mistico. E Malinin è diventato un’attesa collettiva: il pattinatore degli Usa è il favorito per l’oro nel pattinaggio di figura. Ma con i Giochi non si può mai sapere, ci vuole rispetto. Lo ha capito anche lui. Nel Team Event, al debutto olimpico, Ilia ha fatto vedere persino qualche sbavatura. E anche una a una capriola mortale, improvvisa e secca, che ha lasciato di stucco tutti, anche Novak Djokovic che era in tribuna.
Uscito dalla pista Malinin ha tirato un sospiro: «Sai, tutti parlano delle Olimpiadi da anni, da quando ho iniziato a pattinare, fin da piccolo. Ed era qualcosa che sognavo. E il solo fatto di essere lì fuori su quel ghiaccio olimpico è stato, sai, il momento più bello in assoluto».
C’è però un crinale di non poco conto da valutare, e ha a che fare con il religioso. Prima dei Giochi era circolata l’idea che Malinin potesse spingersi ancora più oltre realizzando un salto quintuplo (un salchow e un toeloop), qualcosa che sfida persino le leggi della fisica. E che potrebbe essere molto pericoloso: sbagliarlo significherebbe bloccare il piede mentre il corpo continua a girare.
Ilia ci ha scherzato su: «Vi terrò sulle spine». Ma l’idea si è insinuata dentro di lui, ormai è chiaro. E anche in noi. Credere o sperare? «Il limite più realistico è quando il mio corpo inizierà a cedere, quindi capiremo quando sarà, ma sono sicuro che almeno uno o due quintupli, si spera, saranno possibili», ha detto Malinin alla finale del Grand Prix del mese scorso. E ancora: «Il quintuplo è piuttosto vicino. È in lavorazione».
Il salto che solo lui sa fare
Com’è possibile, this is the question. In agosto il New York Times è andato da Malinin realizzando un servizio con telecamere e sensori ad alta definizione sul suo quad axel, il salto che solo Malinin è in grado di fare. Ne hanno analizzato i singoli movimenti, i gesti, le posizioni. Un’analisi davvero eccezionale. L'altezza extra necessaria per il quad axel di Malinin, spiega il Nyt, lo fa atterrare con una forza pari a 8-10 volte il suo peso corporeo. «Ovvero più di mezza tonnellata».
A parte i successi di Malinin, il quad axel è stato provato in gara solo da altri due pattinatori. Artur Dmitriev Jr. è stato il primo a provarlo in gara, nel 2018, ma è caduto. Il giapponese Yuzuru Hanyu ha tentato il salto alle Olimpiadi di Pechino 2022 prima di ritirarsi, ma non è riuscito a eseguirlo nemmeno lui. Anche Scientific American ha dedicato un lungo servizio al come fanno i pattinatori a eseguire salti sempre più difficile e ovviamente il focus è Malinin.
Sebbene i salti possano essere simili dal punto di vista fisico, per il corpo umano ogni salto è diverso. E diventano più difficili con più rotazioni, richiedendo ai pattinatori di spingersi più in alto e ruotare più velocemente. Il margine di errore si riduce. «Si mette davvero a rischio il proprio corpo», ha spiegato Matthew Lind, tecnico specializzato per la Us Figure Skating.
Fisica, mistica e religione
Agli occhi di Lind, ciò che rende unica la tecnica di Malinin è la sua pazienza. Non si affretta subito a iniziare la rotazione del quadruplo Axel al momento dello stacco. Al contrario, aspetta, il che gli permette di salire un po’ più in alto rispetto a quanto farebbe se iniziasse a ruotare immediatamente. Questo richiede molto coraggio, ha detto Lind. «La sua personalità è un po’ da spericolato. Gli piace correre questi rischi».
A questo punto, sembra inevitabile che Malinin atterri con un salto quintuplo. E Sarah T. Ridge, ricercatrice di biomeccanica presso l'Università di Hartford, ha detto: «Sono sicura che quel ragazzo abbia fatto dei quintupli. Non potete dirmi che non ci abbia provato in allenamento. È incredibile come funzioni il suo corpo. E continuo a chiedermi: ci saranno altre persone come lui?».
Malinin non si è mai accontentato di essere solo un saltatore. Ha coltivato il lato artistico e affinato il pattinaggio, lavorando sul suo personaggio e sulla storia da raccontare, con la musica al centro del processo. «Devi amare la musica su cui pattini per trasmettere energia», ha detto Malinin. «Se non ti piace davvero, la gente lo capisce».
La pressione non lo schiaccia. Anzi, la cerca. «Voglio indossarla», ha detto. «Se qualcuno dice che non posso farcela, devo dimostrare che si sbaglia». Believe in quad God, potrebbe valerne la pena.
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