Milano-Cortina è molto più di una gara. Nella rubrica “Oltre il traguardo” ogni giorno troverete un racconto che nasce dai Giochi: una vittoria, una caduta, un’attesa, un gesto rimasto ai margini. Storie di atleti e persone, di sogni e sacrifici, perché l’Olimpiade non finisce al traguardo: continua nelle vite che attraversa. Qui tutte le puntate. “Oltre il traguardo” è accompagnata ogni giorno da un’altra rubrica, “Cronache dal ghiaccio”, un focus su risultati, medaglie, sorprese, record e protagonisti di ogni giornata.


Volevano a tutti i costi chiudere con una medaglia sul ghiaccio di casa loro. E ci sono riusciti: Charlène Guignard e Marco Fabbri fanno parte del gruppo azzurro che ha aperto i Giochi del pattinaggio di figura vincendo lo storico bronzo nel Team event.

Poco convincenti nella rhythm dance, non proprio nelle loro corde, decisivi nella free dance dove sono stati secondi soltanto ai fuoriclasse Madison Chock ed Evan Bates con un’interpretazione di Diamanti, la musica del film di Ferzan Ozpetek, da standing ovation.

Ma i due azzurri hanno un’età in cui normalmente si tengono i piedi per terra: Charlène ha 36 anni e 6 mesi, Marco ne ha appena compiuti 38. Vivono insieme a Milano, e la pista del Forum è quella su cui si allenano.

Una favola moderna

La loro storia risale a 16 anni fa. Charlène e Marco si erano incrociati nella stagione precedente, ai Mondiali juniores di Sofia, da avversari. Ma il 2010 è stato l’anno che ha cambiato le loro carriere e la loro vita. I loro partner avevano smesso, così tutti e due hanno postato i loro profili su Ice Partner Search, il sito internet dove i pattinatori cercano contatti.

Lei bretone, di Brest. Lui milanese. Una prova in pista a Milano, una seconda in Francia: ha funzionato. Hanno cominciato ad allenarsi e a gareggiare insieme: il regolamento della danza su ghiaccio consente coppie miste, soltanto ai Giochi olimpici è necessario avere una sola nazionalità. Che per loro è arrivata nel 2013, quando Charlène è diventata italiana con decreto del presidente Napolitano, per speciali meriti sportivi.

L’anno dopo, a Sochi, Charlène e Marco hanno pattinato alla loro prima Olimpiade. Milano-Cortina è la quarta, e anche l’ultima. Sul loro ghiaccio, quello di Assago, periferia sud di Milano. La pista su cui si allenano ogni giorno da 15 anni. Una routine rigorosa, militaresca. Sveglia alle 6, trasferimento ad Assago: alle 8 Charlène e Marco sono già sul ghiaccio per almeno due ore. Pranzo verso le 10.30, poi ancora due ore di prove sul ghiaccio. Nel pomeriggio alternano preparazione atletica, ballo, fisioterapia. La sera è tutta per loro, che nel frattempo sono diventati una coppia anche nella vita.

La terza medaglia della storia azzurra

Sognavano di chiudere con una medaglia a Milano, l’unica che mancava alla loro collezione. E la medaglia è già arrivata. La terza nella storia del pattinaggio di figura italiano: la prima fu il bronzo di Barbara Fusar Poli e Maurizio Margaglio nella danza su ghiaccio a Salt Lake City 2002, la seconda l’altro bronzo di Carolina Kostner all’Olimpiade di Sochi, nel 2014. E Fusar Poli è l’allenatrice di Charlène e Marco. Che si sono laureati tre volte Campioni europei, sempre al Nord: in Finlandia, a Espoo, e nei Paesi baltici, a Kaunas e a Tallinn.

Agli Europei di Sheffield, a metà gennaio, hanno conquistato un argento che vale moltissimo, perché arriva dopo una stagione difficile in cui Charlène e Marco hanno dovuto ricorrere a misure estreme: si sono presi una pausa dal ghiaccio per dare spazio alla vita.

«Quando pratichi uno sport ad alti livelli ti ci devi dedicare completamente. Tutti giorni dell’anno, o quasi. C’è il rischio che diventi tossico», ha spiegato Fabbri a Olympics.com. «Avevamo la necessità di ricaricare le batterie mentali, di prenderci un po' di tempo libero senza pattinare ed è quello che abbiamo fatto».

Brillano come Diamanti

Non è facile resistere per tanti anni alla disciplina ferrea che impone il pattinaggio, e scalare le gerarchie in uno sport di giudizio è più complicato di quanto possa sembrare. Guignard e Fabbri cercano sempre di rinnovarsi, nelle coreografie, nei temi musicali e anche nella parte acrobatica. Grazie alla loro versatilità sono diventati la coppia più vecchia ad aver vinto una medaglia mondiale nel 2024.

Agli ultimi Europei hanno incantato con Diamanti, lo stesso programma riproposto nel team event. Il film di Ozpetek racconta la storia di una sartoria cinematografica a Roma, a metà degli anni Settanta. Quando Charlène e Marco hanno ascoltato per la prima volta la canzone di Giorgia si sono commossi perché hanno capito che in qualche modo raccontava anche un pezzo di loro.

«Parla di una vita che tornerà, c’è un messaggio positivo. Ci abbiamo trovato dei riferimenti alla storia personale che abbiamo vissuto». Così l’hanno scelta. Ora si ricomincia con la danza ritmica, la prima metà della loro gara: questa sera, lunedì 9 febbraio, Charlène e Marco pattineranno sulle musiche dei Backstreet Boys. La medaglia che inseguivano da una vita ce l’hanno già, perché non continuare a sognare?

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