Ogni giorno il meglio di Milano-Cortina 2026 in un colpo d’occhio: risultati, medaglie, sorprese, record e protagonisti della giornata olimpica. Dalle piste alle piste di ghiaccio, un racconto essenziale e puntuale per non perdersi nulla dei Giochi. Qui tutte le altre puntate. "Cronache dal ghiaccio” è accompagnata ogni giorno da un’altra rubrica, “Oltre il traguardo”, che racconta invece una storia che nasce dai Giochi.


Michela Moioli non finisce mai. Nello sport delle ragazze di domani, le native digitali, a 30 anni l’azzurra va a prendersi il bronzo nello snowboard crossing. Surfando sulla neve. Ha chiuso alle spalle dell'australiana Buff (oro) e della ceca Adamczykova, seconda. Fuori dal podio la svizzera Wiedmer.

Una resa dei conti con la Adamczykova, hanno detto. Solo per il conto dei titoli. Ma non è stato così. La giornata era stata un crescendo di adrenalina e momenti pazzeschi. Dopo che nelle prove della vigilia Michela aveva fatto una brutta caduta ed era finita all’ospedale. Le ferite sul volto sono lì a testimoniarlo, ma il sorriso euforico di Michi cancella tutto.

AFP
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Quarti bene, tutto ok. Semifinale iniziata male, un errore alla prima gobba, poi una curva col cuore in gola, un recupero dall’ultimo posto al primo. Bellissimo. Moioli è così: mòla mia, non molla mai come dicono a Bergamo. Lei è di Nese, frazione di Alzano Lombardo.

Salutare la nonna? Certo: «Ciao nonna». Moioli ha la faccia ammaccata, mica il sorriso. Quello è solare. Dice: «È stata lunga, difficilissima: guarda qui». Sotto il cappellino c’è il dolore, quello fisico. «Ma guarda il sorriso, è quello che conta. Prendere questa medaglia è stata tosta, ringrazio la squadra, i medici, mi hanno rimesso in piedi, ed è grazie a loro se ho preso questo bronzo. Grazie alla famiglia, agli amici e a me stessa. Ci ho creduto fino in fondo».

Per lei è una collezione di medaglie. Tre, tutte di colore diverso: «Collezione completata, ma ogni medaglia ha la sua storia. Questa Olimpiade la sognavamo da tanti anni, essere qui oggi era qualcosa che sognavo, ma in tanti momenti non ci credevo più. Sono tanto orgogliosa di me».

Una carriera da leggenda

Una finale annunciata, ma non scontata. Per questo vale ancora di più. «Tutti quelli che incontro mi dicono: quanto mi hai fatto piangere». Saranno le Olimpiadi. A Sochi aveva 18 anni ed era convinta di vincere: invece cadde e si spaccò il menisco e i legamenti crociati. Pianse. «Adesso posso dire che non è stato tutto male: quella caduta mi ha reso più forte. Noi donne siamo così, sappiamo come uscire da un momento complicato, abbiamo una marcia in più. I maschi? Qualche volta li batto in allenamento».

Quattro anni dopo, alle Olimpiadi di PyeongChang, Michela ha pianto ancora. Dopo aver vinto l’oro. «Ho capito di avere vinto pochi metri prima di tagliare il traguardo. Lo avevo immaginato tante volte, ma nessuno può essere preparato a qualcosa del genere». A Pechino, nel 2022, prese l’argento a squadre. Questa era la medaglia che mancava alla sua collezione. Non finisce mai. Mai.

Cesare Pisoni si commuove, ha gli occhi lucidi, è un dt con il cuore tenero: «Faccio fatica a parlare, Michela riesce sempre a stupirci. È stata grandiosa. Abbiamo fatto due ore all’ospedale ieri, ha la faccia che sembra un groviera. L’obiettivo minimo in questi Giochi per lo snowboard era portare due medaglie per l’Italia. Domenica Moioli gareggerà con Sommariva, venderemo cara la pelle».

Giacomel delude, Romanin 11°

Nel biathlon, sprint maschile, delusione Giacomel. Medaglia d’oro per il francese Fillon Maillet, argento per il norvegese Christiansen, bronzo per il norvegese Laegreid. Solo 21° posto a 1’43” per l’azzurro, crollato anche sugli sci nel finale. Era atteso tra i grandi protagonisti della giornata. Invece niente. Grandissima gara dell’azzurro Romanin (11°) che ha chiuso fortissimo.

Il ricorso di Heraskevych

La Divisione ad hoc del Tas ha respinto il ricorso presentato dell’atleta ucraino dello skeleton, Vladyslav Heraskevych, che è dunque escluso definitivamente dai Giochi. L’arbitro unico del Tas si è detto «pienamente solidale» con il gesto di Heraskevych, ma ha detto anche di essere «vincolato alle norme contenute nelle linee guida del Cio sulle manifestazioni di espressione degli atleti».

Il Cio aveva deciso di vietare le gare a Heraskevych per la sua ferma decisione di gareggiare indossando un casco con le foto dei compagni uccisi in questi quattro anni di invasione russa dell’Ucraina. Quindi il Tas, pur comprendendo le ragioni dell’atleta, stabilisce che le limitazioni contenute nella Carta olimpica sono «ragionevoli e proporzionate, considerando le altre opportunità a disposizione degli atleti. L’obiettivo è mantenere l’attenzione dei Giochi Olimpici sulle prestazioni e sullo sport».

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