Dai primi allenamenti a Savigliano alla consacrazione internazionale, passando per il lavoro sulla velocità, l’esordio olimpico e la scelta della Virginia: il percorso di una 19enne che ha imparato a crescere senza bruciarsi. E che, secondo chi l’ha cresciuta, ha ancora molto potenziale
Il dettaglio da tenere sotto controllo, quando Sara Curtis appare sul piano vasca sigillata nella tuta blu e bianca della Nazionale di nuoto, è il linguaggio del suo corpo. Passo deciso, spalle aperte, sguardo dritto che buca gli occhialini, transustanziazione della sua intelligenza sportiva: più chiara che mai, all’uscita dalla camera di chiamata per la semifinale dei 50 dorso agli Europei di Parigi 2026.
Vittoria, piazzamento, record? A Curtis uno dei tre obiettivi si legge addosso a ogni gara, ma in questo caso è stato tre su tre: passaggio in finale, col miglior tempo, e rasoiata che porta il nuovo record del mondo nei 50 dorso a 26’’63, ben 23 centesimi di scalpo al precedente dell’australiana Kaylee McKeown. Euforica e commossa nei festeggiamenti in acqua, all’asciutto e con il solito sorriso ad alto voltaggio Sara Curtis ha detto che se lo sentiva nelle gambe, «ma da qui ad arrivarci ce ne vuole». Peccato di modestia: sentirselo, nel suo caso, è averne già certezza. Da 16 mesi a questa parte, ogni sua gara è un obiettivo spuntato.
Il valore dell’attesa
Da dove arrivano la classe agonistica e la mentalità di Sara Curtis, gioia del nuoto italiano e mondiale? Classe 2006 da Savigliano (Cuneo), «fiera delle mie due culture» italiana e nigeriana, a due anni entra in piscina ma l’acqua è troppo fredda, fatica a piacerle. L’appuntamento con l’agonismo è solo rimandato: nel 2016 conosce Thomas Maggiora, allenatore del Centro sportivo Roero. Non ha nemmeno 10 anni ma in vasca è già forte, fa tuffi e subacquee perfetti, sulle distanze più brevi è un impavido motoscafo turbo verso il tocco della piastra – possibilmente della corsia 4, quella destinata alle migliori in qualifica, primo vaticinio di una eventuale vittoria.
Da velocista doc (tanto da scherzare sulla possibilità di fare gare da 25 metri, se solo esistessero), il suo idolo è la svedese Sarah Sjöström: non immagina ancora che pochi anni dopo nuoteranno vasche da rivali, forse lo sogna ma non se la racconta. Mentalità concreta, Sara Curtis. E pure Thomas Maggiora, che sa che le campionesse vanno costruite: la sua allieva ama i 50, che all’epoca dei primi allenamenti sono distanza olimpica solo nello stile libero (dorso, rana e delfino lo diventeranno nel 2025, con debutto ufficiale alle Olimpiadi di Los Angeles 2028: i tempi, nel nuoto, sono tutto).
In più, strutturare correttamente un 100 dorso o stile su una tale purista della velocità richiede pazienza, disciplina e perseveranza. Ma Maggiora ha scorte infinite di tutte e tre. È un lavoro sott’acqua, in tutti i sensi, cui Curtis si sottopone per crescere: emergere troppo presto sul palcoscenico affamato, e cannibale, del nuoto italiano, potrebbe spolparle entusiasmi e ambizioni. Inoltre sono gli anni più complicati delle manifestazioni sportive, il progressivo recupero degli eventi saltati causa pandemia impone ritmi infernali ad atleti e atlete, e correre il rischio di bruciarsi accelerando l’ingresso in Nazionale sarebbe un errore madornale. Meglio aspettare. Vale sempre quella regola: nel nuoto e nella vita, i tempi sono tutto.
Potenziale inespresso
Curtis va per gradi, intelligentemente. Comincia dalla categoria e all’Eurojuniors di Otopeni 2022 debutta con un oro e due bronzi, inizio di un’infilata di medaglie che nel 2024, raggiunti i limiti di età (il nuoto è uno sport crudele per chi soffre l’anagrafe), ammonterà a 5 mondiali e 15 europee. Entrata nel gruppo sportivo dell’Esercito, l’anno dopo è convocata tra i senior al Mondiale in corta nel 2023: ancora una volta Otopeni, ancora una volta le staffette veloci, due argenti portafortuna.
Nella primavera successiva, con uno stellare record italiano assoluto (e europeo juniores) nei 50 stile libero, ottiene il pass per le Olimpiadi di Parigi, dove però colleziona un ottavo posto con la staffetta 4x100. Lavora sempre a testa bassa e intanto lucida il passaporto: dopo gli Assoluti 2025, quando cancella lo storico primato sui 100 sl di Federica Pellegrini dall’albo azzurro e si qualifica al Mondiale di Singapore, annuncia il committment con l’università della Virginia, studente (in Psicologia) e atleta alla corte di Todd DeSorbo.
Pane per il suo perfezionismo atletico: per lei che allenava la velocità in vasche da 33 metri, nuotare nella distanza asimmetrica delle yards migliora sia corta che lunga. In più la matematica della piscina scompone la nuotata in kick count e stroke count, respirazione, subacquee, e li riassembla per ottenere l’eccellenza. Negli Usa, racconta, anche il sostegno psicologico è garantito: il fattore chiave è tenere insieme tutto, senza che lo sport prevarichi la persona.
Umana, Sara Curtis, lo è: ma di una lucidità spaziale. Non ha mai nascosto le delusioni per i risultati insoddisfacenti o gli obiettivi non raggiunti, né lesinato le gioie per un sogno avverato. Per il prossimo, da profezia di Thomas Maggiora, la sensazione è che il suo potenziale sia ancora inespresso. Fermi tutti, stringere l’inquadratura, subito. C’è Curtis che entra sul piano vasca.
© Riproduzione riservata