La Commissione europea ha presentato le sue due più importanti iniziative climatiche dell’anno: la revisione del Sistema di scambio delle quote di emissione (Ets), unita al Piano di azione per l’elettrificazione. Certamente, la prima è la più contesa.

L’Ets è quel sistema per cui alcune imprese europee devono pagare una quota per ogni tonnellata prodotta di gas responsabili del cambiamento climatico. Negli scorsi mesi, il governo italiano e Confindustria avevano chiesto a più riprese di ridimensionarlo per favorire la competitività industriale.

Alla fine, la proposta di revisione apre a una maggiore flessibilità per le imprese, ma per la Commissione questo non inficerà il taglio delle emissioni del 90 per cento entro il 2040. «La nostra ambizione per il prossimo decennio aumenta, non diminuisce», ha sostenuto il commissario al clima Hoekstra.

Mediazione giudicata però insoddisfacente da Confindustria. Per il presidente Emanuele Orsini, gli interventi hanno «effetti solo marginali nel breve termine», senza affrontare «le criticità strutturali del sistema nel contesto globale». E anche il governo italiano si prepara a una lunga discussione in sede di Consiglio europeo.

Come cambierà l’Ets

La riforma rivede il funzionamento dell’Ets a partire dal 2030 e fino al 2040, dando più tempo alle imprese per adeguarsi. Le quote gratuite per le industrie pesanti – come produttori di acciaio o industrie chimiche – verranno mantenute, ma queste dovranno impegnarsi a investire la stessa somma nella decarbonizzazione sul territorio europeo.

Inoltre, la metà del gettito ricavato dai paesi dovrà essere reinvestito nei settori coperti da Ets per finanziare la transizione ecologica. Si tratta di un cambio ragguardevole, tenendo conto che – secondo uno studio del think tank italiano per il clima Ecco – l’Italia vi ha dedicato finora il 9 per cento. I proventi andranno a finanziare una Banca per la decarbonizzazione industriale, che a sua volta sosterrà progetti stimati per 100 miliardi.

Lo schema poi si espande, arrivando a includere dal 2029 anche quei voli che partiranno o atterreranno a 5.000 chilometri dal centro dell’Europa, compresi i jet privati. Anche l’incenerimento dei rifiuti sarà incluso.

La proposta è stata accolta con sentimenti contrastanti dalle organizzazioni ambientaliste. Per Davide Panzeri di Ecco «riesce a mantenere un bilanciamento tra efficacia dello strumento e necessità di venire incontro alle necessità delle industrie di più difficile decarbonizzazione». La Rete di azione climatica europea (Can) ha però criticato il mantenimento delle quote gratuite e la scelta di diminuire il cosiddetto fattore di riduzione lineare, ovvero il ritmo con cui le emissioni vengono tagliate. Al momento, questo si attesta al 4,4 per cento. Con la revisione, le emissioni caleranno del 3,7 per cento nei primi cinque anni, scendendo poi a 1,7. Hoekstra ha però respinto l’obiezione: «Sono pienamente in linea con le ambizioni della legge climatica europea».

L’Ue vuole diventare il primo continente elettrico

Nelle intenzioni della Commissione, l’Ets va a braccetto con il Piano per l’elettrificazione, che dovrebbe portare l’Europa a coprire con l’elettricità il 46 per cento dei consumi energetici entro il 2040. Un proposito ambizioso, dato che oggi siamo a circa la metà. Secondo l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, con il 22 per cento, l’Italia è perfino al di sotto. Bisogna quindi aumentare i veicoli elettrici, il riscaldamento tramite pompe di calore, e potenziare l’infrastruttura di rete. Se tagliassimo un simile traguardo, però, ridurremmo le importazioni europee di combustibili fossili di 260 miliardi all’anno.

Il Piano si concentra soprattutto sulla rimozione delle principali barriere. «L’elettricità deve venire tassata meno rispetto al gas», ha detto secco Dan Jørgensen, commissario europeo per l'Energia. Che ha anche promesso di tagliare i sussidi per i combustibili fossili nei prossimi mesi.

Per Carlo Carraro, economista dell’università Ca’ Foscari e membro del think tank Energy Square, è una scelta strategica per l’Italia. «L'elettrificazione degli usi finali è la vera chiave di volta per incidere in modo strutturale sui costi dell'energia». In tal senso, il suo think tank ha avanzato una serie di proposte, dal riequilibrio della fiscalità energetica in modo da favorire l’impiego di tecnologie elettriche, all’applicazione di contratti pluriennali di acquisto di energia (PPA) e di Contratti per differenza pubblici, fino alla programmazione di aste pluriennali per gli stoccaggi energetici.

La partita però è solo al calcio d’inizio. Ora la proposta sull’Ets verrà esaminata dai governi riuniti nel Consiglio dell’Ue e poi dal Parlamento europeo. E il ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin ha già preannunciato che ci sarà da discutere. «Permangono aspetti di cruciale importanza che dovranno essere affrontati nel corso del negoziato, a partire dalla definizione dei “benchmark” e dal sistema di assegnazione delle quote gratuite», ha detto all’Ansa. Manca, insomma, parecchio al fischio finale.

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