La questione ambientale, gli impatti sui semi locali o il campo magnetico della Terra con gli altri pianeti, la convivenza tra specie, la transizione ecologica, si regge su un concetto fondamentale: equilibrio. E per tenerlo, serve impegno.

Il nuovo rapporto dell’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO) State of the Climate (Lo stato del clima) ci dice che la direzione attuale è opposta: disallineamento, squilibrio e, quindi, allarme.

Il rapporto è stato pubblicato in occasione della Giornata mondiale della meteorologia, lo scorso 23 marzo, che ha avuto come tema Osservare oggi, proteggere il domani. I contributi scientifici si basano sui dati raccolti dai servizi meteorologici e idrologici nazionali, dai centri climatici regionali dell’Omm, dai partner delle Nazioni unite e di decine di esperti.

«Lo stato del clima globale è in una situazione di emergenza. Il pianeta Terra è spinto oltre i suoi limiti. Ogni indicatore climatico chiave lampeggia in rosso», ha affermato il Segretario generale Onu António Guterres.

Il rapporto certifica che il periodo 2015-2025 costituisce ufficialmente il decennio (esteso a 11 anni) più caldo mai registrato nella storia delle osservazioni (iniziate nel 1850) con gli oceani che assorbono il 90 per cento di questo calore.

Per la prima volta, il rapporto include ufficialmente lo squilibrio energetico della Terra tra i suoi indicatori climatici principali. Secondo questo indicatore, lo squilibrio ha raggiunto un nuovo massimo nel 2025. In altre parole, il pianeta sta accumulando calore a un ritmo senza precedenti (il doppio rispetto al periodo 1960-2005): la Terra trattiene molta più energia solare di quanta riesca a restituirne allo spazio, "caricando" il sistema climatico di energia che alimenterà eventi estremi per decenni.

L’oceano, il polmone termico sotto assedio

Il riscaldamento dell'atmosfera, compreso quello in prossimità della superficie terrestre (le temperature percepite dagli esseri umani), rappresenta solo l'1 per cento dell'energia in eccesso, mentre circa il 5 per cento è immagazzinato nelle masse continentali.

L’oceano agisce da "polmone termico", avendo assorbito il 90 per cento del calore in eccesso generato dalle attività umane. Secondo il Wmo, il tasso di riscaldamento delle acque negli ultimi vent’anni è raddoppiato rispetto alla fine del secolo scorso, raggiungendo record storici. Questa energia si manifesta in ondate di calore marino che colpiscono mediamente il 30 per cento della superficie oceanica, devastando ecosistemi come le barriere coralline.

L'impatto più critico resta l'innalzamento del livello del mare: tra espansione termica e fusione dei ghiacci, il ritmo è salito a 4,77 mm all'anno nell'ultimo decennio, una velocità più che doppia rispetto agli anni Novanta.

Un oceano così surriscaldato altera l'intero sistema meteorologico, alimentando l'atmosfera con un’evaporazione intensa che si traduce in tempeste e uragani di potenza distruttiva senza precedenti.

Il collasso della terra: l'agricoltura tra siccità e diluvi

L'agricoltura è la vittima sacrificale di un ciclo idrologico ormai erratico. Il riscaldamento globale accelera l'evaporazione creando un paradosso: l'atmosfera trattiene il 7 per cento di umidità in più per ogni grado di aumento termico, scaricandola in precipitazioni estreme che i suoli inariditi non assorbono.

Parallelamente, le flash droughts (siccità improvvise) colpiscono aree chiave in poche settimane, superando la capacità di adattamento delle colture. I dati sulla produttività sono impietosi: in molte regioni, le rese di cereali come mais e frumento subiscono fluttuazioni annuali superiori al 20 per cento.

Oltre alla quantità, crolla la prevedibilità: calendari di semina storici, stress degli impollinatori e nuovi parassiti favoriti da inverni miti delineano un quadro di insicurezza alimentare che minaccia la stabilità geopolitica e alimenta i flussi migratori.

«I progressi scientifici hanno migliorato la nostra comprensione dello squilibrio energetico della Terra e della realtà che il nostro pianeta e il nostro clima si trovano ad affrontare in questo momento», ha affermato il Segretario Generale dell'Omm, Celeste Saulo. «Le attività umane stanno alterando sempre più l'equilibrio naturale e dovremo convivere con queste conseguenze per centinaia e migliaia di anni».

Verso un nuovo paradigma di adattamento

Ecco la sintesi finale del paragrafo conclusivo, mantenendo l'efficacia politica e i riferimenti geografici necessari per un editoriale:

L’analisi del Wmo sancisce la fine della "normalità": l’equilibrio climatico è sostituito da una volatilità estrema.

«L’umanità ha appena superato gli undici anni più caldi mai registrati. Quando la storia si ripete undici volte, non è più una coincidenza. È un invito ad agire», ha affermato Guterres.


 

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