Nella serata inaugurale del Festival di Sanremo, una decina di persone del movimento ambientalista Extinction Rebellion (Xr) irrompono sulla passerella davanti al teatro Ariston. Si siedono a terra con degli striscioni che ricordano le canzoni in gara. Dopo pochi secondi, vengono allontanate. 

L’obiettivo non pare essere quello di interrompere il tradizionale show, che dir se ne voglia è ancora momento di condivisione e cartina tornasole della cultura del paese. Scrivono sui social infatti: «Non c’è mai stata intenzione di entrare all’Ariston». Ma lo scopo sembra orientato a non lasciare dei non detti nella stanza. La presenza di Eni e Costa Crociere, colossi che rispettivamente investono nell’industria fossile e nel turismo di massa, non può passare inosservata ai tempi della crisi climatica

Se le canzoni di Sanremo sono un termometro della cultura italiana, Sayf è il nuovo Ghali? Carlo Conti vota Giorgia Meloni? Elettra Lamborghini è femminista? Allora anche gli sponsor non possono non raccontarci di chi ha le redini industriali dell’Italia.

Tutti a terra

Saltando le transenne che li separavano dal blue carpet, 13 persone appartenenti al movimento per il clima hanno mostrato slogan come «“Stella Stellina”, l'ecocidio si avvicina», «Eni “sei tu” che distruggi il pianeta», «Bellissimo Sanremo ma “che fastidio” questi sponsor», ironicamente ispirate alle canzoni del festival.

«Quando qualcuno decide di fare un’azione è perché cerca visibilità, su un’emergenza che evidentemente non fa abbastanza rumore» dice Manlio, insegnante, 49 anni. Gli attivisti sono stati trascinati immediatamente verso, ironia della sorte, il box di Eni, dove dopo l’identificazione sono stati trattenuti due ore.

Portati in commissariato, e altre sei ore di attesa dopo, gli attivisti sono stati rilasciati quasi tutti con dei fogli di via (una misura del codice antimafia) di 3 anni. In uno dei filmati, un agente afferma: «Non hai nessun diritto quando ti trovi in fermo di polizia» e, alla richiesta di chiarimenti, aggiunge: «Se non è un diritto lo vedremo dopo».

Nelle stesse ore in cui quasi dieci milioni di italiani erano sintonizzati su Rai1, è stato approvato il Decreto sicurezza bis, secondo il quale sedersi a terra e mostrare degli striscioni, come fatto dagli attivisti di Xr, costerebbe svariate decine di migliaia di euro. Ma per ora non sembra aver avuto effetti. Perché all’alba della seconda giornata del Festival, Xr ha appeso uno striscione su una gru dentro Sanremo con un riferimento alla nuova canzone di Sayf Tu mi piaci tanto.

Manlio, padre di due figli, dice: «Tutto diventa relativo rispetto alle conseguenze con le forze dell’ordine, perché sappiamo che quello che succederà sarà molto peggio».

Le ragioni dell’azione

Da cinque edizioni, il main partner del Festival è Eni. Quello avvenuto martedì sera è solo uno dei tanti momenti in cui i movimenti ambientalisti, ricercatori e singoli cittadini, puntano il faro verso la penetrazione culturale del cane a sei zampe. «La protesta è parte di una più ampia denuncia delle politiche di greenwashing di Eni, che da qualche tempo sta investendo in modo massiccio per sponsorizzare eventi sportivi e culturali nel tentativo di ripulire la sua immagine di gigante dei combustibili fossili» scrive il movimento ambientalista.

Lo scorso anno Greenpeace ha tentato di comprendere quanti finanziamenti sono stati scambiati tra gli sponsor e il Festival, ma non ha ricevuto dati dai ministeri. Secondo il report di Oil Exchange International, un gruppo di ricerca e advocacy, «nel 2022 le attività commerciali di Eni hanno causato più inquinamento netto da gas serra a livello mondiale dell’Italia stessa».

In Italia, chi si è occupato di studiare il dietro le quinte della compagnia, sono organizzazioni come ReCommon e A Sud. Quest’ultima, in un recente studio chiamato “La cultura a sei zampe. Come, dove e perchè Eni finanzia la cultura in Italia. E cosa fare per evitarlo”, ha messo in luce ciò che definisce “marketing culturale” del colosso petrolifero: l’Eni ha cancellato dalla sua comunicazione ogni traccia di petrolio e gas, nonostante investa oltre 8 miliardi di euro all’anno nel settore. Secondo la comunicazione di Plenitude - la branca green dell’Eni - è un’azienda sostenibile. Ma gli investimenti nelle rinnovabili ammontano a 1 miliardo di euro all’anno: il 90 per cento è ancora per il fossile.

In altre parole, l’accusa è che l’Eni si stia inserendo all’interno delle maglie culturali come le Olimpiadi, per dipingersi come diligente, ma al contempo non curarsi del suo impatto sul mondo.

Così il dito viene puntato anche contro Costa Crociere, che nonostante abbia promesso la neutralità climatica entro il 2050, incita senza limiti la crescita del settore crocieristico con navi sempre più grandi e prestanti, che però tra particolato fine, rifiuti in mare e un modello di turismo mordi e fuggi, possono gratificare gli oltre 6000 passeggeri a bordo per due settimane, ma non aiutano il futuro del pianeta. 

«Siamo riusciti a mandare il messaggio che la tv di stato si permette di offrire spazio a chi è responsabile della crisi climatica», dice Manlio. 

A fronte di questi dati, più che interrompere la festa, gli attivisti di XR sembrano aver portato un po’ di anima, di realtà umana e speranza per il futuro. «Il nostro messaggio è che amiamo la musica, ma lasciamola agli artisti, non al marketing. Perché non c’è musica su un pianeta morto». conclude Manlio.

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