«Quando convivevamo, una notte, dopo aver visto un film di guerra, ebbe un incubo e si svegliò di soprassalto colpendomi involontariamente. Mi spiegò di avere avuto quegli incubi perché in passato aveva ucciso delle persone nella guerra in Bosnia negli anni ’90. Mi disse che partiva da Milano con l’aereo, che con lui c’erano delle persone che facevano questi weekend». 

È una testimonianza chiave quella contenuta nelle carte giudiziarie dei pm di Milano che indagano sui cecchini a Sarajevo. Una testimonianza resa dall’ex compagna del pensionato 64enne accusato dai magistrati della procura guidata da Marcello Viola di omicidio aggravato e perquisito questa mattina.

«Mi raccontò che aveva iniziato a fare questi weekend durante la guerra in Jugoslavia, ma che poi aveva smesso di fare i weekend per fermarsi lì per periodi più lunghi per fare il cecchino, per sparare ai musulmani e che deteneva silenziatori per armi e possedeva, conservandolo gelosamente, un lasciapassare delle zone di guerra, cioè una fotografia di lui in piedi in posa militare con una sorta di divisa, non di quelle convenzionali – ha continuato la donna –  Sul retro di questa foto c'era una scritta in lingua straniera non so di preciso quale, che costituiva una sorta di autorizzazione per accedere alle zone di guerra. Su questa foto c'erano dei segni che corrispondevano alle persone uccise durante i combattimenti, confermate o presunte. Erano dei cerchi o delle righe, una sorta di conta». 

Nel corso della perquisizione nell’abitazione dell’indagato – in totale gli iscritti sono quattro – è stata ritrovata questa fotografia. Lo scatto e un silenziatore, pure rinvenuto dai carabinieri del Ros, sono stati posti sotto sequestro. C’è da dire che il pensionato, quando nei mesi scorsi era stato interrogato dai pm meneghini, si era avvalso della facoltà di non rispondere e aveva pure depositato una memoria in cui affermava di avere inventato tutto quanto raccontato in precedenza a un giornalista davanti al quale aveva ammesso il coinvolgimento negli omicidi. 
Il 29 giugno è stato fissato un nuovo incontro all'Aja nella sede di Eurojust, l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale, tra investigatori e autorità dei tre Paesi che al momento hanno aperto indagini sui presunti “safari”. Oltre all’Italia indagano anche Belgio e Bosnia.

«Quella sequestrata non è una foto, ma un ritaglio di giornale, e non ritrae il mio assistito», dice invece l’avvocata dell’indagato, Licia Sardo, all’Ansa. «Il mio assistito non ha neanche mai fatto il servizio militare - sostiene la legale - È un ritaglio di giornale, relativo a una rivista militare per appassionati.
Gli piaceva, l'ha ritagliata, se l'è fatta sistemare dal suo fotografo e l'ha incorniciata. Ritrae un alpino in Norvegia durante una esercitazione militare con addosso una divisa bianca di tela usata dagli alpini per mimetizzarsi nella neve. Se sarà necessario chiederemo anche una perizia per dimostrarlo». 

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