I politici di destra hanno reso una gita scolastica un caso politico e il ministero di Valditara ha avviato verifiche. Piccolotti di Avs ha annunciato un’interrogazione parlamentare. L’iniziativa voleva raccontare ai bambini e alle bambine di quinta cosa significa percorrere la rotta balcanica. La fondatrice di Linea d’Ombra: «Purtroppo gli alunni sono stati indegnamente strumentalizzati per creare un caso di parte»
La gita scolastica organizzata dalla primaria di Marostica, in provincia di Vicenza, per far conoscere ai bambini e alle bambine cosa significa percorrere la rotta balcanica non è piaciuta alla destra. E nemmeno al ministero dell’Istruzione e del Merito di Giuseppe Valditara, che ha deciso di avviare «le opportune verifiche sulla vicenda».
Gli alunni hanno aiutato le realtà di Trieste a distribuire i pasti alle persone migranti che si radunano in Piazza Libertà, dove da anni operano i volontari dell’associazione Linea d’Ombra. I politici di destra hanno parlato di «lavaggio del cervello» e «messaggi diseducativi». Un’attività «vergognosa e allucinante» per l’europarlamentare della Lega Anna Cisint. Martedì la deputata di Avs Elisabetta Piccolotti ha annunciato un’interrogazione parlamentare sull’ispezione ordinata dal ministero di Valditara: «Come può un progetto educativo approvato dagli organi scolastici diventare oggetto di censura ministeriale?».
Illegali non sono le persone migranti ma «queste prese di posizione in quanto disconoscono la legge stessa e manipolano le coscienze», dice a Domani Lorena Fornasir, fondatrice e presidente di Linea d’Ombra. I bambini, aggiunge, «purtroppo sono stati indegnamente strumentalizzati per creare un caso di parte».
Com’è nata l’idea di organizzare una gita di questo tipo?
Abbiamo creato una “piazza del mondo” da ben sette anni e arrivano scout, classi, scolaresche, giovani, universitari. Arriva un mondo intero accanto all’altro mondo di profughi che non sono clandestini, bensì persone tutelate dal diritto internazionale.
Dal 2023, anno in cui la politica del palazzo aveva scelto di creare la falsa emergenza dell’invasione, abbandonando in strada circa 700 richiedenti asilo, sono sorti i “Fornelli Resistenti” (ora 65 in tutta Italia) che, seguendo un calendario organizzativo, ogni sera, da tre anni senza defezione alcuna, portano cibo e coperte alle persone migranti della rotta balcanica. Sono gruppi spontanei di persone, fra cui professionisti, intellettuali, giornalisti, medici, docenti. Da anni, classi di bambini, adolescenti e adulti ci chiedono di “fare servizio” con noi. La piazza è un atelier formativo, creativo, generativo di legami di comunità.
Cosa si è voluto comunicare ai bambini e alle bambine?
Si è cercato di creare prossimità, vicinanza, solidarietà, conoscenza; parlare “umanamente” a persone che sono state disumanizzate lungo un viaggio che dura anni, con piedi piagati e che non hanno più sentito una parola amorevole nei loro confronti da quando la guerra, la persecuzione, la fuga dalle loro terre, li ha costretti ad abbandonare tutto.
Come hanno reagito le classi coinvolte?
Hanno reagito con la bellezza della sapienza infantile. Non stupore, ma contatto empatico; occhi di bimbi capaci di guardare negli occhi il migrante e chiedergli «come stai». Quando li ho intervistati erano entusiasti e desiderosi di esprimere i loro pensieri: «Per aiutare» «per dare cibo ai più bisognosi e stargli vicino», «pensare che si sono fatti tanti anni per arrivare qua e prendere questo pasto e averglielo dato noi, è proprio una cosa bella! Per noi è poco ma per loro è tantissimo». Pensieri puri, privi di rabbia, privi di ideologismo, senza schieramenti, ma solo umanità.
Un’attività didattica contro cui si sono scagliati i parlamentari di destra. Hanno annunciato un’interrogazione al ministro Valditara, mentre il ministero ha avviato verifiche.
I bambini hanno scoperto ciò che si vorrebbe rimosso. I migranti non sono degni di vita: vanno nascosti, umiliati, resi fantasmi, trattati come zecche.
I bimbi hanno invece mostrato la gioia della condivisione, della fratellanza, l’amore per la vita in un mondo abitato da logiche di distruzione. Coloro che dipingono i migranti come illegali sanno bene di mentire poiché la normativa riconosce al perseguitato il diritto di chiedere protezione internazionale.
Dovremmo invece essere grati alla scuola, ai genitori e al Consiglio di istituto per aver creduto nel progetto di partecipazione, da parte degli alunni, ad una esperienza fatta di realtà educativa, di ascolto delle storie di chi arriva ferito nel corpo e nell’anima.
Piazza della Libertà è diventata simbolo di accoglienza e solidarietà. Il sindaco ha promesso di chiuderla dopo alcuni episodi di violenza. Com’è oggi la situazione a Trieste?
Linea d’Ombra è nata ufficialmente nel 2019. Da allora ne abbiamo viste tante: dalle deportazioni illegali, all’abbandono di circa settecento persone nel terribile silos, fino a giungere oggi a una politica costante degli sgomberi. Tra il 3 dicembre 2025 e il 12 gennaio 2026 – solo a Trieste – sono morti in porto vecchio Hishen Magoura e Sunil Tamang (5 in tutto in Friuli tra Udine e Pordenone). Volevano vivere, invece sono morti.
La politica del Palazzo ha chiamato “feccia” questi ragazzi. In merito agli ultimi fatti accaduti in Piazza Libertà, sindaco e consigliere regionale alla Sicurezza hanno rilasciato dichiarazioni gravissime: «Portare da mangiare attira i criminali», «chissà cosa c’è dietro tutto questo».
L’idea della gabbia è vecchia. Recintare uno spazio pubblico sarebbe un atto di abuso. Il sindaco dovrebbe recintare allora tutta la città. Dall’inizio dell’anno ci sono stati tre episodi di violenza durante le ore del giorno in cui Linea d’Ombra non c’era, essendo presente durante la sera fino a notte.
A sera e a notte arrivano infatti le persone migranti dalla rotta balcanica e trovano noi a accoglierle, a curarle, a rivestirle, a sfamarle. I provvidenziali dormitori creati dal Vescovo e gestiti dalla Caritas con la collaborazione di DonK e Unhcr, a sera sono quasi sempre saturi. Rimane così solo la strada, le nostre coperte, i sacchi a pelo, i topi e gli scorpioni a pasteggiare orecchie, nasi e labbra agli incauti ragazzi che attendono l’alba per recarsi in Questura e sentirsi dire “go, go” “torna domani”.
Attualmente sono abbandonati in strada circa cento cittadini nepalesi e a seguire, bengalesi, afgani e pakistani. La maggioranza è transitante e prosegue il viaggio verso il nord Europa.
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