Tra i laboratori dell’autogestione cancellati c’è quello con l’autore del libro su Valerio Verbano, militante antifascista ucciso a Roma nel 1980. Poi un approfondimento su referendum e dl sicurezza, un corso di teatro antisessista. L’assemblea degli studenti: «Abbiamo ricercato il confronto e il dialogo, abbiamo trovato solo chiusura e imposizione»
Vietate le discussioni su antifascismo, referendum sulla giustizia e Palestina. Al liceo artistico Ripetta di Roma monta la protesta delle studentesse e degli studenti dopo la cancellazione di vari laboratori previsti durante la settimana di autogestione nell’istituto.
Nonostante l’approvazione del programma delle iniziative da parte del consiglio d’istituto, avvenuta lo scorso 18 febbraio, la preside Annunziata Iacolare avrebbe fatto dietrofront in un secondo momento cassando dalla lista gli incontri proposti dagli studenti. Pena l’annullamento dell’intera autogestione. A denunciarlo sono gli stessi studenti: «Abbiamo visto la censura di corsi che parlavano di arte, cultura, antifascismo e che volevano creare spazi di confronto e di crescita. Questa censura è stata imposta dalla dirigente con motivazioni che, ad oggi, non sono state rese pubbliche», si legge in un comunicato firmato dall’Assemblea Ripetta Autonoma. Così per venerdì 27 febbraio è stato convocato uno sciopero davanti al liceo romano.
I corsi cancellati
«La preside aveva già polemizzato sul programma in consiglio d’istituto, ma è stato comunque approvato», racconta a Domani uno studente che chiede di rimanere anonimo. «Si è detta contraria alla partecipazione di Yasmine Riyahi, ricercatrice che avrebbe tenuto una presentazione sull’arte palestinese». La preside avrebbe fatto una controproposta, accettata dai rappresentanti del corpo studentesco a patto che fosse garantita la partecipazione anche della ricercatrice. Questo per la preside non sarebbe stato possibile.
«Giorni dopo, poi, ha convocato i rappresentanti d’istituto chiedendo di firmare un verbale in cui venivano cancellati vari incontri per “mancanza di contraddittorio”». I rappresentanti hanno firmato il verbale, pur nel disaccordo con la decisione della preside e mettendo in discussione la validità di quell’atto, che scavalcava la decisione deliberata dal consiglio d’istituto.
Insieme a Riyahi, la preside avrebbe cancellato dal programma dell’autogestione Marco Capoccetti Boccia, autore del libro Valerio Verbano. Una ferita ancora aperta, invitato a raccontare la storia del militante antifascista 19enne ucciso nel febbraio 1980 dai fascisti, ma anche l’incontro su referendum sulla giustizia e sul decreto sicurezza dell'avvocata Cristina Mazzoccoli; e il corso proposta da uno studente dal titolo “Ebraismo e sionismo: dialogo”.
Tutti cassati dalla dirigente per «rischio di mancato pluralismo e contraddittorio». Infine, anche il laboratorio di teatro antisessista guidato da un genitore, Oliver Malcor, è stato cancellato perché, secondo la dirigenza, non si sarebbe potuta garantire la sicurezza negli edifici.
Domani ha provato a contattare la dirigente per raccogliere la sua replica, senza ottenere al momento una risposta.
Il clima nelle scuole
«Durante il consiglio d’istituto, la dirigente ha anche citato una non ben specificata richiesta da parte del ministro dell'istruzione, in cui si chiedeva di evitare di indagare il tema palestinese nelle scuole», si legge nel comunicato del collettivo Assemblea Ripetta Autonoma. In effetti lo scorso novembre il ministero dell’Istruzione e del Merito ha inviato alle scuole una circolare in cui si faceva riferimento al rispetto della par condicio nei dibattiti scolastici, scatenando la protesta di sindacati degli insegnanti e studenti. Solo qualche settimana prima al liceo romano Augusto Righi era stato annullato un convegno sulla Palestina, al quale avrebbe partecipato anche lo storico israeliano Ilan Pappè. Sempre per mancanza di contraddittorio.
Tuttavia lo stesso istituto, durante la Giornata della memoria, ha ospitato invece un incontro con la presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, Noemi Di Segni, scortata da una decina di agenti della Digos. Per l’occasione, nella scuola era stata fatta imbiancare una parete su cui era dipinta la bandiera palestinese e rimossa una mostra degli studenti e delle studentesse su Gaza. Il caso è arrivato anche in Parlamento. La portavoce Cinque Stelle alla Camera ha depositato un’interrogazione parlamentare a Valditara: «In una scuola pubblica si è svolta un’iniziativa che ha ospitato figure negazioniste del genocidio a Gaza, senza che fosse previsto alcun contraddittorio». «Un doppio standard che sa di censura politica», ha aggiunto.
Lo sciopero
Gli studenti e le studentesse del liceo Ripetta hanno indetto uno sciopero davanti all’istituto per la mattinata di venerdì, proponendo alcuni dei laboratori cancellati dalla programmazione dell’autogestione, tra cui quello sul teatro antisessista e un corso di difesa femminista, tenuto dalla madre di un’alunna. «Abbiamo ricercato il confronto e il dialogo, abbiamo trovato solamente chiusura e imposizione. Crediamo nel ruolo sociale della scuola e di fronte quanto accaduto non possiamo rimanere indifferenti», concludono gli studenti.
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