È successo al classico Vivona di Roma dove alunni delle classi quinte e «docenti di greco e latino» sono stati interrogati dagli ispettori dall’Ufficio scolastico del Lazio per «accertamenti». «Mi hanno chiesto se conoscessi il docente in questione e se avessi parlato di geopolitica e conflitti con altri insegnanti», racconta uno degli alunni a Domani
Un professore invia un messaggio ai suoi studenti delle classi quinte. Ex allievi, tecnicamente, perché hanno terminato l’esame di maturità e i risultati sono pubblici. È un saluto, un augurio per il futuro, un invito a non perdersi di vista, per chi vorrà, e a restare umani. Solo che, nel farlo, il professore non si distacca dalla realtà: ne discute. E parla di Gaza, dello sterminio di civili e dell’immobilità dei governi nell’impedirlo. Non ricorda solo le responsabilità pratiche di chi spara, ma anche quelle politiche di chi si è arricchito con la guerra o non ha agito. Nel farlo cita Dante – i versi in cui Virgilio gli dice che è pronto, autonomo: la sua volontà è ormai libera, retta e moralmente sana, e sarebbe sbagliato non seguirla – e la poesia Primavera hitleriana, in cui Eugenio Montale riflette sulla propaganda, il conformismo, le responsabilità collettive e la possibilità di reagire alla barbarie dei regimi con la resistenza morale.
Qualche giorno dopo l’invio del messaggio, il quotidiano Il Tempo pubblica un articolo, «Faziosità e indottrinamento, messaggio-comizio del prof», da cui si capisce che uno studente, che chiede l’anonimato, avrebbe contattato il giornale per denunciare il messaggio del professore «di latino e greco». Il comportamento dell’insegnante viene descritto come gravissimo perché sarebbe «addirittura disposto ad avviare un corso diverso da quelli previsti nei programmi ministeriali», visto che il professore dice agli alunni che hanno finito le superiori: «Se vi va, ci vediamo al cinema e ci scambiamo libri».
Ma non è tutto. Pochi giorni dopo che la vicenda è diventata pubblica, agli studenti del liceo classico Francesco Vivona di Roma arriva un’e-mail. Una convocazione da parte del servizio ispettivo dell’Ufficio scolastico regionale per il Lazio, in cui nulla si dice sulle ragioni dell’invito a presentarsi a scuola per un «accertamento». Chi risponde all’e-mail per chiedere di spostare l’appuntamento perché magari è in vacanza riceve risposta. Chi chiede spiegazioni sull’audizione, no. A denunciare l’accaduto è l’organizzazione politica di studenti Osa. Dai racconti sembra che siano stati convocati tutti i rappresentanti di classe delle quinte e i professori maschi di greco e latino dell’istituto, forse proprio come conseguenza dell’articolo del Tempo, in cui si parlava di «professore di greco e latino».
«C’erano un signore e una signora, gli stessi che hanno firmato la lettera di convocazione del servizio ispettivo dell’Usr Lazio, ad attenderci. Erano dentro un’aula, sono entrato, mi hanno fatto sedere e chiesto i documenti per il riconoscimento. Poi mi hanno chiesto se avessi letto l’articolo del Tempo e se mai avessi avuto contatti con professori per parlare di conflitti nel mondo e di geopolitica», racconta a Domani uno dei rappresentanti di classe delle quinte del liceo Vivona che è stato ascoltato dall’Usr. Dice anche che gli ispettori sono stati cordiali e che si sono impegnati a metterlo a suo agio. Tra le domande c’è stata anche quella diretta: «Hai capito chi è il professore del messaggio?». Lui ha risposto di sì, «ma non mi hanno chiesto il nome, ho immaginato che avessero già capito chi fosse». Dalle parole dello studente sembra che il colloquio non fosse finalizzato solo a «scoprire» l’identità dell’insegnante del messaggio, ma anche ad accertare se, in generale, comportamenti «di questo tipo» fossero comuni nel liceo.
Ma che cosa ha fatto di sbagliato il professore del liceo Vivona, tanto che l’Usr ha dovuto avviare un’ispezione? Nel momento in cui scriviamo, l’Ufficio scolastico regionale non ha ancora risposto alle richieste di chiarimento di Domani. A preoccupare docenti e studenti, però, resta proprio il fatto in sé.
«Un’ispezione ministeriale volta ad accertare un fatto che non ha alcun evidente motivo di essere perseguito», scrive un gruppo di professori del liceo in una lettera di solidarietà con il collega. Nello specifico dell’accaduto, visto che il rapporto docente-studente era concluso, si tratta della possibilità di un cittadino di manifestare liberamente il proprio pensiero. Ma «quello che ciascuna/o di noi ha fatto – nel corso dell’anno scolastico – per far comprendere ai propri studenti e alle proprie studentesse ciò che è accaduto e continua ad accadere in Palestina è certificato dai nostri registri scolastici, cui gli ispettori possono certamente accedere, senza necessità di intervistare ragazzi e ragazze appena diplomati», spiegano ancora i prof, che concludono la lettera manifestando solidarietà anche nei confronti degli studenti che «sono stati sottoposti – a 19 anni – al dilemma per decidere se essere delatori o mentitori».
Anche gli studenti del liceo Vivona hanno scritto una lettera, firmata dai rappresentanti Adriano Cerri e Sofia Vaglio, per prendere posizione sull’accaduto: «Gli interrogatori e le ispezioni portate avanti dall’Usr verso noi sono un fatto gravissimo. Come abbiamo ben imparato in questi mesi, la retorica di Valditara sulla presunta neutralità della scuola è solo un pretesto per reprimere il dissenso. Non saremo delatori contro i lavoratori della scuola perché siamo alleati nella lotta per una formazione e un mondo più giusti. Vogliamo una scuola democratica e libera».
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