C’è una crudeltà che dissangua l’armonia di coppia senza fare clamore. Feroce, nel suo progredire quotidiano, implacabile nella sua evoluzione, assume di volta in volta il senso squallido della manipolazione, del ricatto emotivo, dell’umiliazione messa in atto senza pietà. È riassumibile, questo palinsesto di violenza, nell’espressione “crudeltà psicologica”.

Una realtà opaca che ha per protagonisti uomini o donne determinati a demolire chi sta al loro fianco. Ossessivamente. Rimodulando il rapporto amoroso in una smania di fare male all’altro. Non conta l’orientamento sessuale. Non influiscono classe sociale ed età. Non importa neppure che ci sia stato un matrimonio, a celebrare ufficialmente l’unione. Prevale la foga patologica di castigare l’altro per affermare la propria identità. Un processo ostico da intercettare e di conseguenza scivoloso da comprendere. Anche perché il più delle volte non sfocia nell’atto estremo dell’omicidio e non oltrepassa le mura di casa, carcere di sopprusi mentali e non di rado fisici.

Prigioni senza catene

È questo il territorio ancora privo di numeri e statistiche in cui si avventura Matrimodio. Un saggio nato senza volontà giudicante e senza la presunzione di fornire ricette prêt-à-porter per contrastare le crudeltà psicologiche che possono innestarsi nelle relazioni sentimentali. L’obiettivo, piuttosto, è far luce sul complesso di oppressioni con cui persone in apparenza “normali” umiliano chi li ama. Un’opera distruttiva a 360 gradi.

Un’applicazione del peggio lungo direttrici che spaziano dal versante fisico-sessuale a quello economico, dalla liturgia dei tradimenti all’applicazione soffocante della gelosia. Senza scordare l’uso strumentale dei figli, spettatori e vittime di queste dinamiche.

Fa bene Antonella Elena Rossi, psicologa e criminologa impegnata su casi simili, a ricordare che «la violenza più pericolosa non è quella costituita di singoli episodi, ma quella che restringe progressivamente lo spazio di libertà della vittima rendendola prigioniera senza catene».

È la lezione ereditata dal sociologo americano Evan Stark, tra le figure più influenti a livello mondiale nello studio della violenza domestica e di genere. A lui dobbiamo il concetto di «controllo coercitivo», cioè una forma di abuso paragonata a un rapimento o alla schiavitù.

Leggi e indifferenza

Certo, come rimarca Valerio de Gioia, consigliere della Corte d’appello di Roma e consulente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, esistono leggi specifiche per affrontare questo inferno. Preziosa è stata, nel 2019, l’entrata in vigore del Codice rosso, che ha accelerato tra l’intervento delle forze dell’ordine. Cruciale è l’intreccio, nel codice penale, tra il reato di maltrattamenti nei confronti di familiari e conviventi, stalking, lesioni personali, violenza personale e revenge porn. Ma ciò non basta a contrastare in senso pieno e decisivo la crudeltà di chi all’interno della coppia impone al proprio compagno o alla compagna una dittatura fatta di insulti, minacce, sospetti. E botte, a volte.

Desolante, nell’insieme, è la scarsità di denunce in rapporto ai casi esistenti. Accade pure che donne o uomini denuncino e poi ritrattino per non rovinare chi hanno amato e spesso ancora, malgrado tutto, amano. Ed esiste anche, nel novero delle crudeltà, chi denuncia con accuse false il compagno per vendicarsi di torti subiti: comportamento, fa notare il presidente dell’Associazione avvocati matrimonialisti italiani Gian Ettore Gassani, che nell’eventualità di un processo mette in difficoltà gli stessi legali.

Vicende, accennate così, in bilico tra il tragico e il paradossale. Ma che per quanto bisognose di intercettare l’attenzione collettiva, stentano a trovare ascolto. Scarsi, se non esistenti, i titoli dei giornali. Non pervenuti i segmenti televisivi. Come altrettanto povero è il contributo dei social, poco allenati a riflettere sulle sfumature.

Uno spazio di indifferenza in cui Matrimodio si addentra raccontando otto storie e proponendo due interviste con nomi e cognomi a chi ha subito crudeltà psicologica. Un cammino tra invidie e sensi di inferiorità, persecuzioni e sottomissioni che al sensazionalismo preferisce l’approfondimento con il contributo di esperti nei settori della psicologia, della psichiatria e della giustizia. Sperando, come dice Laura Sgrò, avvocata patrocinante presso la Corte d’appello dello Stato della Città del Vaticano, «che chi patisce dinamiche così sciaguratamente tossiche trovi sempre la forza per ribellarsi».


Giornalista, scrittore e conduttore televisivo, Riccardo Bocca è autore di Matrimodio – La prima inchiesta sulla crudeltà psicologica nella coppia (Ponte alle grazie) in libreria a partire dal 26 giugno 2026

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