«La difesa della salute pubblica e del Servizio sanitario nazionale è il punto di partenza imprescindibile per poter parlare di salute universalistica, che non lasci indietro o escluda nessuna persona». Questo è il presupposto da cui l’Ong Medici del mondo è partita per costruire il suo primo report sulla crisi della salute pubblica - tra disuguaglianze territoriali, mancati screening e rinuncia alle cure - presentato giovedì 11 giugno alla sala stampa della Camera dei deputati.

Disuguaglianze territoriali e rinuncia alle cure

Il report è un viaggio all’interno di un paese diviso nell'accesso alle cure: a partire dai dati e dalle testimonianze della Fondazione Gimbe e del sindacato Anaao - Assomed, ai dati raccolti dal lavoro dell’Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno (Svimez), passando per le eccellenze oncologiche del paese - come il Dipartimento di Senologia dell’Ospedale Pascale e l’istituto Nazionale Tumori di Napoli - fino alle testimonianze della Federazione delle associazioni di volontariato in oncologia (Favo).

«È un report che parla delle nostre pazienti e dei nostri pazienti - racconta Elisa Visconti, direttrice di Medici del Mondo Italia - che riconduce i dati a livello regionale e nazionale ad esperienze con le quali ci confrontiamo ogni giorno nei territori. Un report fattivo, come il nostro lavoro di Ong medica». Anche la stessa idea di lavoro è nata sul campo: «Siamo partiti da un’urgenza che abbiamo visto macroscopicamente negli ultimi quattro anni: la mancanza di programmi di screening, di prevenzione primaria e secondaria in una periferia della Calabria».

La lente dell’oncologia

Questa esperienza sul campo è stata poi collocata «in un ambito molto più ampio proprio grazie al report: un lavoro di imbuto dal basso. Dal piccolo ci siamo allargati ad una prospettiva nazionale, cercando di restituire un quadro quantitativo ma anche qualitativo, che parli delle persone». La Ong ha deciso di osservare la crisi del Ssn attraverso la lente dell’oncologia: «Le patologie oncologiche, per la loro diffusione, per la complessità dei percorsi di cura e per il ruolo determinante della prevenzione e della diagnosi precoce, rappresentano un ambito particolarmente significativo per analizzare il funzionamento del sistema sanitario e le sue trasformazioni», ricorda Visconti.

È proprio in questo campo che le disuguaglianze di accesso ai servizi e di presa in carico, e quindi anche di possibilità di cura, emergono in modo più evidente e misurabile: «Le differenze territoriali nell’adesione agli screening e nell’accesso a cure tempestive e di qualità si traducono in conseguenze concrete sulla prognosi e sulla qualità della vita dei pazienti».

La questione di classe torna al centro

Le ripercussioni pesano anche sul lavoro di sanitarie e sanitari: «Spesso siamo costretti ad aggirare diverse regole per cercare di arginare il danno socio economico che la malattia, la sua diagnosi e la sua cura, possono causare ai pazienti». A parlare è Dario (nome di fantasia), medico oncologo intervistato all’interno dell’inchiesta La cura dei tumori è una questione di classe, contenuta nel report.

Medici e pazienti si sono soffermati su un tema poco raccontato: quello della tossicità finanziaria. Un problema molto sentito nella popolazione oncologica, che racconta di molti oneri economici non coperti: spese per farmaci complementari, trasporti verso centri specializzati, soggiorni, perdita di reddito per cura e accompagnamento, costi per test diagnostici non ancora pienamente rimborsati, tecnologie nuove non uniformemente accessibili che influenzano la migrazione sanitaria.

I racconti di pazienti e professionisti fotografano un dato politico centrale: il definanziamento cronico del Ssn, la mancata programmazione del personale sanitario, la progressiva esternalizzazione dei servizi e l’espansione del settore privato non rappresentano deviazioni temporanee, ma scelte portate avanti da governi di diverso orientamento politico.

L’ingresso del privato

«L’ingresso del privato all’interno del Ssn, non con la funzione che aveva in origine di “supporto al sistema” ma come si presenta adesso, come un competitor, ha avuto delle conseguenze devastanti», ricorda Visconti. L’accesso alle cure e alla salute, in questo modo, segue logiche di mercato e questo «ha un impatto molto forte sulla vita delle persone, amplificando le disuguaglianze».

Invece per cui chi vive in territori in cui c’è maggiore offerta, «ci sono più possibilità di curarsi, di accedere ai centri di eccellenza, di curarsi bypassando le liste d’attesa», creando un percorso opposto alla democratizzazione della salute.

Quello che Medici del mondo chiede alla politica è di rimettere al centro delle politiche il diritto alla salute, e che «il Ssn venga finanziato con risorse adeguate, non vincolate alla legge di Bilancio. Bisogna fare delle scelte precise per rimettere la salute al centro delle priorità del paese».

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