La morte del ventiduenne in un luogo simbolo dell’Italia, ha acceso la luce sulla strage invisibile: più di tre vittime al giorno. Bruno Giordano: «Serve l’authority e una procura del Lavoro»
Andrea Moretti aveva 22 anni ed era un operaio rocciatore, specializzato nei lavori in quota con le funi. È morto nella notte tra il 22 e il 23 settembre al Colosseo, mentre contribuiva alla realizzazione del nuovo impianto di illuminazione. Poco dopo mezzanotte è precipitato per circa dieci metri dal secondo anello interno dell’Anfiteatro Flavio. I sanitari del 118 hanno tentato di rianimarlo, ma non ci sono riusciti. Sul posto, anche l’Ispettorato del lavoro e i familiari della vittima. Poi è arrivato anche il ministro della Cultura Alessandro Giuli, che ha raccontato di aver trascorso lì la notte.
Inizialmente il ministero aveva annunciato la chiusura solo del settore dove era avvenuto l’incidente: ci sono infatti foto e video di turisti in coda per accedere al Colosseo. Qualche ora dopo, però, è arrivato l’annuncio che a essere serrato sarebbe stato l’intero anfiteatro. Una decisione già «assunta nella notte», risponde il Mic a Usb e Cgil, che contestano la scelta tardiva. L’Usb, dal primo pomeriggio insieme a Osa, Cambiare Rotta e Potere al Popolo, ha indetto una protesta davanti al Colosseo e annunciato lo sciopero dei lavoratori pubblici del Parco archeologico, fino alle 16 di domani. Cgil ha organizzato una fiaccolata per ricordare Moretti che ha illuminato via dei Fori Imperiali: «Ci aspettiamo che il governo e la politica invece di fare solo il cordoglio, faccia azioni concrete, faccia chiarezza e soprattutto dia giustizia alla famiglia», ha commentato il segretario del Lazio Natale Di Cola, riferendosi alle decine di dichiarazioni arrivate da tutto l’arco politico, inclusa quella della premier Giorgia Meloni che definisce «inaccettabile» la morte e chiede «di fare piena luce».
Il lungo elenco
La procura di Roma, intanto, indaga per omicidio colposo contro ignoti. È stata disposta l’autopsia e i carabinieri hanno acquisito la documentazione sul cantiere e sull’appalto per stabilire cosa ha provocato la caduta e ricostruire la catena delle responsabilità. Oltre a verificare la formazione ricevuta dagli operai, gli inquirenti sono al lavoro per ricostruire la dinamica dell’incidente: Moretti sarebbe stato trovato con l’imbracatura ma senza essere agganciato alla fune, che non sarebbe spezzata.
Al momento della caduta erano presenti altri due lavoratori, tra i quali il cognato di Moretti, che dicono di non aver visto l’incidente, solo sentito il tonfo. I lavori per il nuovo sistema di illuminazione andavano avanti da mesi e l’inaugurazione era prevista per il 9 ottobre, Giuli ha disposto anche la sospensione dei lavori fino a data da definire. Il ventiduenne, originario di una frazione di Crognaleto, in provincia di Teramo, era considerato un rocciatore esperto. Lavorava per la Moretti Quintilio Srl, la società (di Teramo) guidata dall’imprenditore Carmine Moretti, parente della vittima. «L’azienda stava lavorando in un subappalto legato a una lavorazione specialistica», spiega Diego Piccoli, segretario di Fillea Cgil, che chiarisce come, dagli approfondimenti svolti finora, non siano emerse irregolarità: «Di certo la rabbia è tanta, perché a quasi un anno dall’incidente alla Torre dei Conti abbiamo letto solo parole di cordoglio, ma nessun passo in avanti».
Il caso di Moretti, infatti, è tutt’altro che isolato. Avvenuto in uno dei luoghi simbolo dell’Italia, fa luce su una tragedia che per il nostro Paese è quotidiana: sono più di tre al giorno i morti sul lavoro secondo l’Osservatorio indipendente di Bologna, diretto da Carlo Soricelli, attivo dal 2008: più di 800 i caduti dall’inizio del 2026. Oltre 20 i lavoratori morti in poco più di una settimana.
«È un operaicidio continuo, permanente, una strage, sempre di operai, perché in questo Paese si fa difficoltà a capire che la prevenzione è principio fondamentale per la tutela del lavoro», dice a Domani il magistrato della Corte di Cassazione, noto per il suo impegno sulla sicurezza sul lavoro, Bruno Giordano. «Non è più sopportabile che se ne parli solo quando avvengono eventi specifici, come al Colosseo, e come era già accaduto nella Torre dei Conti. Abbiamo ascoltato parole di vuota retorica durante la presentazione del rapporto Inail alla Camera che certifica quasi 1200 morti nel 2025. È evidente che non si è ancora capito che questa strage va impedita applicando le norme (che già abbiamo), istituendo un’authority che si occupi di coordinare gli organismi di vigilanza che ci sono. E istituendo la Procura nazionale del lavoro», aggiunge Giordano, riferendosi alla proposta di istituire un organismo che – sulla falsariga della Procura antimafia – coordini tutte le indagini e avvii interventi chirurgici di prevenzione: «Non è più sopportabile la retorica del giorno dopo: tutti che dicono “mai più” o “più ispettori” o “pene più severe”. I morti si evitano il giorno prima».
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