Le proteste partite dall’ex Ilva si sono allargate sempre di più, fino a colpire le altre regioni del sud. Al centro della mobilitazione i prezzi e la mancanza di benzina e gasolio. I sindacati chiedono nuovi stanziamenti per affrontare la crisi. Fratoianni: «Sud bloccato, ma TeleMeloni e giornali di destra censurano tutto»
Anche al sud sanno protestare. E lo stanno dimostrando proprio in questi giorni, ancora una volta. Tra i tanti problemi del Meridione, troppo spesso lasciato a sé stesso, si è aggiunto nelle ultime settimane il caro carburante che, insieme alle limitazioni dell’approvvigionamento di benzina e gasolio, incide pesantemente sul lavoro quotidiano di chi vive in queste aree.
Ma stavolta la gente si sta rivoltando davvero, e non vuole più rimanere in silenzio.
Benzina a secco
Da giorni, nei distributori della zona, invece che benzina si trovano cartelli con scritto “tutto esaurito”. Questo si va a sommare al caro carburante, rendendo la situazione ormai insopportabile. Il Sud Italia, di conseguenza, si è unito per protestare.
In particolare, in Calabria la situazione è tragica. Gli autostrasportatori si sono rivoltati. I tir stanno bloccando tutte le strade principali della regione, creando lunghe file per non consentire il passaggio. La protesta ha assunto dimensioni considerevoli: tir, camion e trattori promettono di fermare tutto per almeno quattro giorni. Solo i soccorsi e le auto private avranno viabilità garantita; invece, i mezzi pesanti restano fermi dove stanno. Dalle 6 del mattino di venerdì 16 ottobre, le manifestazioni hanno ufficialmente preso il via.
La mappa delle proteste si dirama in tutte le province calabresi: a Crotone il blocco colpisce la zona industriale di Passovecchio, la rotonda di Strongoli e l’area vicino all’aeroporto di Isola di Capo Rizzuto. A Cosenza i manifestanti si sono stanziati nelle zone di Corigliano-Rossano, Sibari, Castrovillari, Montalto Uffugo, Rende e hanno bloccato tutto il tratto della Strada Statale 18, da Santa Maria del Cedro fino a Tortora. A Catanzaro i presidi sono attivi a Germeto, Falerna, allo svincolo autostradale di Lamezia Terme, Marcellinara, Maida, Gizzeria e Caraffa, oltre che tra la zona industriale e la SS 280. Per Vibo Valentia sono bloccati Pizzo, Vibo, Vazzano, Serra San Bruno e Sant’Onofrio. Infine, per Reggio, le mobilitazioni saranno tra Maropati, Rosarno, Gioia Tauro, Reggio, Siderno e Locri. E dovrebbero andare avanti fino a martedì 20 ottobre.
Le origini delle proteste
L’obiettivo dichiarato non è creare fastidio ai cittadini, già abbastanza inguaiati, ma farsi sentire e vedere. Insomma, i manifestanti vogliono una risposta da parte del governo, un intervento per calmare il continuo aumento dei prezzi e risolvere la crisi del carburante, ormai introvabile in quasi tutta la regione. Fino a ora, a pagarne il prezzo sono soprattutto la filiera produttiva, il comparto dell’autotrasporto e il settore agricolo.
Tutti perciò si sono uniti per denunciare l’insostenibilità economica. Gli operatori sono in ginocchio a causa dei rincari del gasolio agricolo e delle materie prime. Ed è per questo che chiedono un intervento immediato, altrimenti le produzioni dovranno esser bloccate.
La questione si era già aggravata con il blocco operativo dell’ex Ilva, che ha portato a uno sciopero lungo ben 5 giorni. Sono stati organizzati presidi e i blocchi dei varchi e delle strade, che hanno fatto degenerare la crisi della benzina in Calabria, di fatto tagliandola fuori e lasciandola senza carburante.
Il risultato, per l’ex Ilva, è stato la convocazione del tavolo a Palazzo Chigi per il 27 ottobre, e di conseguenza proprio oggi i blocchi della raffineria Eni in Puglia sono stati sciolti: lo scioperò terminerà nelle prossime ore. Ma la situazione nel resto del Meridione è ancora grave.
Un disagio condiviso
«Chiediamo al governo una urgente convocazione ad horas delle associazioni d'autotrasporto, altrimenti dovremo ricorrere alla valutazione di un fermo nazionale e si bloccherà il paese», ha detto il presidente di Conftrasporto, Pasquale Russo. La richiesta generale dei sindacati è un ulteriore stanziamento per tamponare l’ascesa dei prezzi, così da risolvere la crisi, e restituire una parvenza di normalità al Sud Italia.
La Calabria è solo l’esempio più lampante. Gli stessi disagi si registrano nelle altre regioni del Sud: Campania, Basilicata, Sicilia e ancora Puglia. La gente è stanca, e lo dimostra organizzando sempre più proteste spontanee. Alla base c’è proprio il mancato sblocco delle risorse stanziate lo scorso maggio per contrastare il caro gasolio, ma delle quali ancora non si è vista nemmeno l’ombra.
Nella punta dello stivale però la mobilità urbana ed extraurbana è praticamente paralizzata, dopo lunghi periodi in cui i lavoratori hanno dovuto sopportare ritardi logistici, blocchi delle forniture e tensioni sociali. Il fermo dell'autotrasporto è stato proclamato da Fedralog Calabria, la Federazione autotrasporti logistica. I manifestanti vorrebbero che alla Calabria fosse dedicato un minimo di interesse nazionale, perché esiste e finalmente si sta facendo sentire. La Calabria c’è, ed è in prima linea; il carburante ancora no.
Fratoianni: «La Rai censura tutto»
A commentare le mobilitazioni ci ha pensato Nicola Fratoianni, di Alleanza Verdi Sinistra: «Ormai da due settimane intere zone del Sud Italia sono in protesta, contro il carovita, contro l'aumento del prezzo dei carburanti. Lavoratori, agricoltori, autotrasportatori bloccano ogni giorno gli accessi ad alcune città in Calabria, in Puglia, in Basilicata, mentre i metalmeccanici dell'ex Ilva stanno bloccando gli accessi alla raffineria di Taranto in attesa di risposte dal governo sul loro futuro».
Sulla copertura mediatica della vicenda, Fratoianni ha poi scritto un post su Facebook: «Ci sono lunghe code fuori dai distributori per poter fare rifornimento. Si è visto qualcosa su TeleMeloni? E sui giornali della destra, sempre pronti ad autodichiararsi amici del popolo? Nulla di nulla. Perché? Perché mette sotto accusa il governo e la sua politica fallimentare per contrastare il caro carburanti e il carovita. Il silenziatore messo a questa protesta dimostra che la destra controlla il sistema di informazione e che è fatta di incapaci, odia il Sud e ha prodotto danni incalcolabili», ha aggiunto.
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