ll poliziotto Carmelo Cinturrino, accusato di omicidio volontario per la morte del 28enne Mansouri, ha «ammesso le sue responsabilità e chiede scusa a quelli che si sono fidati di lui. Ha confessato i suoi errori ma ha negato di aver chiesto il pizzo agli spacciatori». Questo il commento di Pietro Porciarni, avvocato dell’assistente capo del commissariato Mecenate, interrogato questa mattina dal gip Domenico Santoro per la convalida del fermo disposto dalla procura di Milano.

«Quando ho visto che Mansouri stava morendo, ho perso la testa», avrebbe detto Cinturrino davanti a Santoro e al procuratore capo Marcello Viola.

Come ha riferito il legale, Cinturrino ha risposto a tutte le domande. Ha ripetuto di aver esploso il colpo per «paura» e dopo ha aggiunto di essersi sentito «perso» perché «sa bene - ha precisato il legale al termine dell'interrogatorio - cosa accade a loro quando sparano. Ha tentato di mettere una toppa». Da qui l'ordine al suo collega di andare al commissariato Mecenate a prendere la replica della pistola.
«Un'arma giocattolo che non doveva essere tracciata - ha sottolineato il difensore - e che ha trovato ancora prima del Covid in zona Lambro e ha tenuto».

Cinturrino avrebbe affermato che tutti gli agenti, eccetto la donna, che il 26 gennaio si trovavano in via Impastato, lo «hanno visto prendere qualcosa dalla macchina e mettere un oggetto vicino al corpo di Mansouri», che però «dice di non aver toccato - ha continuato l'avvocato - come dice di aver chiamato i soccorsi subito».
A chi ha chiesto se è vero che girava con un martello, Porciani ha replicato: «Era un martelletto che usava per dissotterrare la droga che i pusher nascondono» nel boschetto di Rogoredo. «Qualche volta aveva anche una paletta», ha precisato.
Nelle prossime ore il giudice deciderà sulla richiesta di convalida del fermo e sulla misura del carcere per l'assistente capo accusato di omicidio volontario. 

«Io ho visto i colleghi di Carmelo Cinturrino la sera stessa della sparatoria e non mi sembravano assolutamente spaventati da lui», ha continuato il difensore di Cinturrino, l’avvocato Piero Porciani. 

I verbali degli altri poliziotti

«Cinturrino è un pazzo, non sta bene, si è fiondato subito sul corpo di Zack e lo ha girato. Io correndo ho visto a terra un oggetto che non mi sembrava una pistola». Sono parole che l'agente che era più vicino a Cinturrino, quando ha sparato e ucciso Abderrahim Mansouri, avrebbe detto ai colleghi quel 26 gennaio descrivendo ciò che aveva fatto l'assistente capo 41enne. Vengono riportate in uno dei verbali dei quattro agenti indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso.
«Ci portiamo addosso un peso», ha raccontato uno degli agenti interrogati cinque giorni fa. I due poliziotti arrivati dopo sulla scena - dopo che il collega 28enne sarebbe andato, su ordine di Cinturrino, a recuperare la borsa in commissariato con dentro la pistola finta per la messinscena - hanno confermato di aver capito subito, «insospettiti», che «la pistola l'aveva messa lui» vicino al corpo di Mansouri.
Cinturrino, tra i colleghi anche noto come «paladino o fenomeno» e pure molto chiacchierato, era arrivato nel boschetto mentre gli altri erano impegnati in un arresto. «Non so chi l'ha chiamato», ha spiegato l'agente. Più volte, però, aveva detto che «voleva prendere» Mansouri, detto Zack, e sapeva, si legge ancora, «l'orario» in cui di solito compariva nel bosco di Rogoredo. «Alle 17, 17.30 (come quel pomeriggio del 26 gennaio, ndr), ogni tanto si coordinava con l'Ispettore e si cercava di prendere Zack». Dopo aver fatto fuoco avrebbe detto, come riferito da un agente, che era «successo un casino» e che «aveva sparato in testa a Zack». E ha detto di aver chiamato i soccorsi, ma non era vero.
Nell'interrogatorio anche il passaggio su un telefono che era stato sequestrato dal Commissariato Mecenate a Mansouri nei mesi scorsi, un episodio su cui i legali dei familiari della vittima, gli avvocati Piazza e Romagnoli, stanno facendo indagini difensive. «Il telefono - si legge - era praticamente nuovo e la Procura ha chiesto di fare comparazioni con una fattura che è stata presentata e poi è stato dissequestrato». Nei verbali anche riferimenti a presunti taglieggiamenti nei confronti di una persona con disabilità.

Il Sap, intanto, restituisce i soldi della raccolta fondi avviata in solidarietà di Cinturrino prima del fermo. 

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