Ad alcuni l’estate porta bagni al mare e nuovi hobby. Per molti altri, invece, luglio e agosto sono solo due mesi torridi passati tra la sede di lavoro e un appartamento in città. E i ragazzi? Dovrebbero restare a scuola o le soluzioni migliori sono altre ancora? Lo abbiamo chiesto ai nostri lettori e alle nostre lettrici
- Iscriviti alla newsletter gratuita Tempo pieno, l’osservatorio di Domani sulla scuola: arriva ogni ultimo mercoledì del mese
In Italia la pausa estiva scolastica è di 12-13 settimane (fino a 99 giorni), tra le più lunghe in Europa. Con l’avvicinarsi della fine della scuola, cresce il dibattito sull’esigenza di tenere gli istituti aperti. Quest’anno il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, ha finanziato il Piano Estate: attività extracurricolari da fare a scuola durante la sospensione delle lezioni per il 2025-26 e il 2026-27.
Per alcuni è una prima risposta alle difficoltà delle famiglie e alle disuguaglianze crescenti. Per altri, invece, misure come questa allargano i divari. E senza personale, edifici adeguati e fondi strutturali, il rischio è trasformare la scuola in un centro estivo improvvisato.
Nella nostra newsletter sulla scuola, Tempo Pieno, abbiamo chiesto ai nostri lettori e alle nostre lettrici cosa ne pensino. È una priorità o si deve prima investire in altro? Va riformato l’intero calendario scolastico?
Servono personale e strutture adeguate
Il 46,3 per cento dei nostri lettori e delle nostre lettrici è favorevole all’apertura delle scuole d’estate. Tutti loro, però, sono critici sulle reali possibilità di farlo. Per permettere che gli edifici offrano attività e spazi ai ragazzi, infatti, servono personale, investimenti e strutture adeguate alle temperature dei mesi più caldi. Una situazione, fanno notare i più, molto distante dalla realtà, se si considera che già ora nelle aule le temperature raggiungono e superano i 30 gradi.
«Con personale adeguato e scuole accoglienti anche dal punto di vista climatico, sarebbe un’ottima occasione di crescita culturale», spiega una lettrice. «Nel lungo periodo estivo - sottolinea - spesso non sanno cosa fare e non hanno luoghi in cui incontrare i coetanei».
I luoghi, però, vanno adeguati alle necessità differenti: «Un lavoro educativo serio e duraturo con i bambini, non si fa improvvisando senza mezzi e risorse adeguate», specifica un lettore. «La maggior parte delle strutture non sono fornite di impianti di aria condizionata e d'estate diventano forni».
La priorità sono i ragazzi
Al netto dei limiti architettonici degli edifici scolastici, c’è una domanda che torna spesso nelle vostre risposte: cosa è preferibile per i ragazzi? C’è chi fa notare, ad esempio, che l’apertura della scuola aiuterebbe i genitori, ma non necessariamente gli studenti.
«Davvero il meglio per loro è passare l'estate a scuola, la stessa in cui sono stati per nove mesi e che spesso non è attrezzata per un uso diverso?», domanda un lettore. «Io credo che le soluzioni dovrebbero essere altre: centri estivi nel verde, colonie in località di vacanza, aiuti economici concreti», specifica.
Un’idea condivisa anche da altri lettori, che fanno notare un altro punto: «Ridistribuire i giorni di vacanza durante l'anno causerebbe lo stesso problema alle famiglie, sono in altri periodi»
I precedenti che non funzionano
Nella maggioranza di contrari, corrispondente al 53,7 per cento, molti fanno notare che le soluzioni simili già adottate si sono dimostrate fallimentari. «È dalla pandemia - fa notare una lettrice - che molte scuole sono aperte d’estate grazie ai fondi del Pnrr». Secondo lei, «nessuno frequenta le attività proposte e spesso le famiglie vengono ricattate per mandare i figli e far avere il finanziamento alla scuola. A volte i soldi non arrivano perché non si è riusciti a raggiungere il numero minimo di studenti». Non solo: «A volte i soldi arrivano comunque, ma le attività vengono svolte solo parzialmente e per poche famiglie».
Secondo i più critici, significa caricare la scuola di altri oneri senza nuove risorse: tenere aperti gli istituti d’estate, così, rischia di diventare l’ennesima funzione della scuola, senza personale stabile, fondi certi, edifici adeguati e riconoscimento del lavoro educativo.
Inoltre, spiegano, la priorità è migliorare la scuola durante l’anno: prima di pensare all’estate, spiegano, bisognerebbe investire su tempo pieno, classi meno affollate, recupero degli apprendimenti, edilizia scolastica e continuità didattica nei mesi ordinari.
© Riproduzione riservata

