«Scioperiamo perché è diritto di tutti dire il proprio punto di vista contro il carovita, un problema anche per i trasporti e per il servizio pubblico. Che, come tutte le cose pubbliche, viene lasciato al suo destino a vantaggio della speculazione privata», spiega a Domani Michele Ciculli, tassista dal 2011. Si riferisce alla precettazione dello sciopero generale disposta dal ministro Matteo Salvini per i settori dei trasporti pubblici, un provvedimento che l’Usb ha deciso di ignorare. Mentre Ciculli parla, guida a passo d’uomo, sul suo taxi, il corteo contro il carovita e il riarmo appena partito da piazza dei Cinquecento, vicino alla stazione Termini.

Davanti a lui due trattori: «Non mi piace venire a Roma, mi piace stare in campagna, ma siamo i più colpiti dal carovita. Ci siamo uniti al popolo che non viene ascoltato», dice Paolo, uno degli agricoltori a bordo, arrivato da Viterbo. Sul camion, da cui musica e interventi si sono susseguiti durante la mobilitazione che per otto ore ha bloccato il centro della Capitale, lo striscione «aumenta il pane, la pasta e la benzina. Governo Meloni, governo di rapina». Dietro, un corteo così lungo che da subito diventa impossibile immaginare la fine: migliaia (100 mila secondo gli organizzatori) di studenti, lavoratori, insegnanti, pensionati, rider, agricoltori, movimenti per il diritto all’abitare e attivisti per la Palestina uniti dalla necessità di costruire un futuro diverso dall’oggi: «Questa piazza è importantissima perché è la risposta a un governo che non dà risposte, se non la repressione», dice Pierpaolo Leonardi, dell’esecutivo nazionale Usb, che ricorda come, insieme allo sciopero generale in Italia, ci sia stata anche la mobilitazione internazionale dei porti che ha coinvolto 113 scali in 22 Paesi: «È evidente che lavoratori e studenti uniti possono essere il motore del cambiamento contro guerra, sfruttamento e carovita».

Cominciata con i concentramenti degli studenti davanti all’università La Sapienza e agli istituti superiori occupati, a Roma la mobilitazione è partita alle 10.30. Prima uno spezzone studentesco, con lo striscione «la vostra guerra, la nostra fame», era passato davanti al Circo Massimo, dove è allestito il Villaggio della Difesa. Arrivati vicino al Colosseo, gli studenti avevano ricordato anche Andrea Moretti, il giovane operaio morto lì a settembre. Quando il corteo ha raggiunto il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, sono iniziati fischi e cori contro il vicepremier Matteo Salvini: «Scendi che vogliamo delle spiegazioni. Non arriviamo a fine mese», hanno gridato gli agricoltori: «Vergogna, avete dimenticato le politiche produttive e pensate solo al riarmo. Siete schiavi della guerra». Di fronte agli agenti schierati davanti al ministero, alcuni studenti di Osa hanno ballato indossando maschere antigas, tra i fumogeni colorati: «L’unica carica che ci piace è quella dell’amore», hanno urlato alcuni. Tra i manifestanti in piazza anche una delegazione dei vigili del fuoco dell’Usb: «Abbiamo problemi di personale e di mezzi. L’emblema è la sede di Ostia, che cade a pezzi e dalla quale siamo stati evacuati», racconta uno di loro, Paolo Cergnar. Chiede che le risorse pubbliche siano destinate ai salari, alle assunzioni e ai mezzi di soccorso invece che alle armi.

«Ci servono più aule e non più bombe», dicono anche gli studenti mentre la manifestazione prosegue per il centro città: «Riprendiamoci il nostro futuro». Una manifestante travestita da monolocale ironizza sulle dimensioni e sui prezzi delle stanze offerte ai fuorisede. In piazza anche uno specchio con la scritta «So’ na vetrina», in riferimento alle polemiche sui danneggiamenti durante le proteste dei giorni scorsi a Milano. A sfilare accanto agli studenti anche i genitori degli alunni che frequentano il liceo classico Pilo Albertelli, la scuola davanti alla quale, lo scorso 24 ottobre, alcuni minori sono stati fermati dalla polizia mentre si preparavano a manifestare: «È troppo grave quel che è successo. Preferisco stare qui con lei. Se vogliono portarla in questura senza motivo, devono prendere anche me», spiega un papà.

Quando il corteo si avvina al Colosseo, gli organizzatori annunciano l’intenzione di occupare via dei Fori Imperiali: «Oggi non torniamo a casa», dicono al megafono, prima che una parte dei manifestanti iniziasse ad accamparsi lungo la strada. Un altro spezzone del corteo, intanto, prosegue. Da questo, un gruppo di circa 300 persone, molte a volto coperto, si è staccato, ha rovesciato i cassonetti per fare barricate e lanciato oggetti contro la polizia, che ha risposto con cariche e lacrimogeni. Poco dopo la manifestazione si è sciolta pacificamente, ma alcuni cortei improvvisati hanno continuato la mobilitazione nel centro della Capitale, dove le forze dell’ordine hanno chiuso gli accessi alle piazze in cui ci sono Palazzo Chigi e la Camera dei deputati e si sono verificati altri momenti di tensione: prima a Ponte Sisto poi al Circo Massimo, quando di nuovo i manifestanti hanno cercato di avvicinarsi al Villaggio della Difesa. Otto i fermati dalla polizia dopo ripetuti tentativi di rompere gli sbarramenti.

«L’avviso di sfratto che oggi è stato recapitato a Meloni e al suo governo è stato sottoscritto da milioni di cittadini e cittadine italiani ormai allo stremo a causa del carovita e degli aumenti dei carburanti e delle tariffe, a cui si vuole negare anche rappresentanza sindacale e politica. Non ci fermiamo qui», scrive l’Usb nel comunicato con cui comunica che almeno un milione di lavoratori ha aderito allo sciopero, con manifestazioni in oltre sessanta piazze. A Livorno i portuali, alle 6 di mattina, hanno dato vita a uno dei primi presìdi della giornata, prima di unirsi al corteo, a cui ha partecipato anche la relatrice speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese. A Bologna, dove si sono verificati lievi momenti di tensione con la polizia, studenti e lavoratori hanno occupato tangenziale e autostrada. Migliaia di persone in strada anche a Napoli, Firenze, Cagliari, Trieste, Genova, Bari, Palermo e Milano, dove i manifestanti hanno occupato per ore la tangenziale est. A Torino, dopo che già in mattinata davanti alla prefettura si erano verificate tensioni con la polizia che al lancio di uova, vernice rossa e bottiglie aveva risposto con brevi cariche e l’idrante, migliaia di persone sono tornate in piazza Castello anche la sera, al grido di «Meloni, stiamo arrivando».

© Riproduzione riservata