«Nessuna risorsa aggiuntiva per il diritto allo studio. Né per i salari, né per la stabilizzazione del personale precario. Nessun finanziamento aggiuntivo per l’edilizia scolastica al netto dell’intervento per la climatizzazione delle aule, di cui non si conoscono le cifre. E ricordo che quelle da climatizzare sono circa 230 mila. Questo governo è ostile alla scuola, all’università, alla ricerca. Ieri abbiamo avuto l’ennesima conferma», ha detto Gianna Fracassi, segretaria generale di Flc Cgil riferendosi al fatto che, per quanto ha comunicato la presidente del Consiglio Meloni, nella legge di Bilancio 2027 non ci saranno risorse destinate a ridare dignità al settore dell’istruzione pubblica.

«A offrire, infatti, la fotografia impietosa di un sistema al collasso e il racconto di una desertificazione che è anche civile ed economica», aggiunge Alberto Castiglione, portavoce di Fracassi, è il dossier Conoscenza sottocosto, elaborato dal sindacato per mettere nero su bianco i dati sulle retribuzioni del personale di scuola, università, ricerca e Afam, «al di là della narrazione di parte. E perché è importante ricordare che dietro i numeri ci sono storie, persone, speranze e sogni infranti». Dal report, ricco di informazioni divise per settori – scuola, università, Afam e ricerca – emerge un dato univoco: durante gli anni del governo Meloni il potere d’acquisto di chi lavora in questi comparti si è ridotto e, secondo le stime del sindacato, continuerà a diminuire fino al 2027. Le retribuzioni non tengono il passo con il carovita.

Nonostante il ministro Valditara rivendichi i rinnovi contrattuali, raffrontando gli aumenti degli stipendi con il tasso d’inflazione il dato, secondo Flc Cgil, è che nel sessennio 2022-2027, prendendo come riferimento le retribuzioni del 2021, lavoratrici e lavoratori della scuola accumulerebbero una perdita complessiva di potere d’acquisto stimata in 21.507 euro, vale a dire 3.585 euro l’anno, che corrispondono a 276 euro al mese. Così gli stipendi di docenti e personale Ata erano e restano tra i più bassi d’Europa, inferiori alla media Ocse e, a parità di titolo di studio, a quelli del pubblico impiego.

Non basta, però. Dal dossier si capisce anche quanto sul valore reale delle retribuzioni incidano altri fattori: la mancanza di buoni pasto, ad esempio, di cui invece è dotata la maggior parte dei lavoratori del pubblico impiego. O le spese di chi deve spostarsi tra i vari plessi, cresciute con l’aumento del prezzo del carburante. Oppure, ancora, il costo degli affitti in una città nuova, vista l’elevata mobilità territoriale nel settore, alimentata dall’alta presenza di lavoratori precari: 302mila nella scuola, nel 2025-26. «Un dato - incalza Fracassi - che dà il senso del fallimento dello Stato rispetto al sistema dell’istruzione pubblica e che pesa non soltanto sulle spalle di chi ci lavora, ma anche sulla qualità della formazione».

La spesa minima per una stanza singola o un piccolo monolocale oscilla tra i 600 e i 900 euro mensili, secondo le elaborazioni del sindacato. A fronte di una retribuzione netta media d’ingresso nel comparto scuola di circa 1.400-1.600 euro al mese, l’affitto assorbe dal 37 al 65 per cento dello stipendio mensile. Se si aggiungono anche le utenze e i trasporti per il rientro periodico a casa, l’incidenza totale dei costi può superare il 75 per cento del salario.

Ma il problema, appunto, non riguarda solo la scuola. Il dossier Conoscenza sottocosto mostra anche come per chi lavora nei mondi della ricerca, dell’università e dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica gli aumenti di stipendio non tengano il passo con i prezzi. Per il personale tecnico-amministrativo, bibliotecario e linguistico delle università, ad esempio, il dossier stima una perdita cumulata media di potere d'acquisto di 15.577 euro tra il 2022 e il 2027. Anche negli enti di ricerca e nell'Afam il divario tra inflazione e aumenti contrattuali supera i 12 punti percentuali. Così per Fracassi, Conoscenza sottocosto fotografa un sottofinanziamento cronico che non riguarda soltanto le retribuzioni, ma il futuro stesso dell’istruzione pubblica: «Serve una svolta politica. Noi come Cgil abbiamo proclamato lo sciopero generale il 20 novembre, saremo in piazza insieme agli studenti, perché riteniamo che non possa esserci diritto allo studio se non ci sono diritti per chi lavora».

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