La “porno-tax”, come è stata chiamata all’epoca, è un’imposta aggiuntiva del 25 per cento sui redditi derivanti dalla produzione, distribuzione, vendita o rappresentazione di materiale pornografico e di incitamento alla violenza. Da novembre scorso, secondo l’Agenzia delle entrate, a pagare a seconda del contenuto devono essere i content creator di Onlyfans
In Italia c’è una tassa etica, e qualcuno chiede di abolirla. Lunedì 26 gennaio, all’Hotel delle Nazioni a Roma, Radicali Italiani ha lanciato una raccolta firme per una legge di iniziativa popolare chiamata “Stop Tassa Etica”. Lo scopo è quello di eliminare una legge del 2005, introdotta dal governo Berlusconi, che colpisce la filiera dell’hard e – per estensione - i content creator di OnlyFans.
La “porno-tax”, come è stata chiamata all’epoca, è un’imposta aggiuntiva del 25 per cento sui redditi derivanti dalla produzione, distribuzione, vendita o rappresentazione di materiale pornografico e di incitamento alla violenza.
Una scelta portata avanti dall’allora ministro Giulio Tremonti e inserita nella legge finanziaria del 2006. Con un Dpcm del 2009, tale tassazione è stata poi estesa anche alle trasmissioni che fanno «leva sulla credulità popolare», cioè a vari presunti maghi, cartomanti e guaritori.
Nel dettaglio, la legge identifica come pornografia tutti «i giornali quotidiani o periodici, con i relativi supporti integrativi, e ogni opera teatrale, letteraria, cinematografica, audiovisiva o multimediale, anche realizzata o riprodotta su supporto informatico o telematico, in cui siano presenti immagini o scene contenenti atti sessuali espliciti e non simulati tra adulti consenzienti».
L’interpello
Il caso è scoppiato lo scorso novembre, quando con un interpello all’Agenzia delle entrate è stata fatta richiesta di chiarimento sul pagamento della tassa etica anche per le lavoratrici e i lavoratori sulle piattaforme online come OnlyFans, molti dei quali in regime fiscale forfettario.
Una formula che per sua natura ha una tassazione piatta e omnicomprensiva. L’Agenzia delle entrate ha stabilito che sì, tale tassa si applica anche a loro.
Una stima di Fiscozen ha calcolato che in Italia sono circa 85mila i creator attivi sulla piattaforma. Di questi, più di 45mila sarebbero in regime forfettario.
Essendo OnlyFans un sito in abbonamento dove non ci sono solo contenuti sessualmente espliciti, è difficile estrarre numeri precisi.
Altri censimenti sul settore per adulti sono mancanti, per cui potrebbero essere su questo ordine di grandezza, o molte di più, le persone coinvolte da questa tassa etica, contando anche piattaforme simili come Patreon e Fansly, e i siti pornografici.
Stop tassa etica
Secondo le promotrici della campagna, Debora Striani e Luiza Monteanu, si tratta di uno strumento tributario che «in uno stato laico fa venire i brividi».
«Cercare di influenzare le scelte dei cittadini verso dei valori ritenuti etici non è compito di uno stato laico. Questa tassa disincentiva invece la produzione delle creator italiane. Di fatto stiamo scoraggiando il Made in Italy e una categoria di lavoratori legali con una misura che ha chiaramente natura punitiva, e con una definizione estremamente vaga. Cosa vuol dire atto sessuale esplicito “non simulato”, e se sono da sola in video?», afferma Striani, già membro Radicali italiani.
In una risposta ufficiale visionata da Repubblica, l’Agenzia delle entrate ha confermato che su cosa viene considerato pornografico valuterà caso per caso. Sono quindi i contenuti nello specifico a far scattare l’applicazione della tassa, secondo questa interpretazione.
«Ho lo stesso diritto a lavorare di qualsiasi altro attore che usa qualsiasi altra parte del suo corpo tranne i genitali. Questa è una discriminazione a parità di lavoro», ha detto Luiza Monteanu, divulgatrice e onlyfanser, durante la conferenza stampa. E aggiunge: «I dati ci riportano un quadro interessante: l’Italia è da anni uno dei paesi in cui si consuma più pornografia al mondo».
Secondo una statistica pubblicata alla fine del 2025 dal sito per adulti PornHub, l’Italia è infatti tra i primi dieci paesi (al settimo posto) per consumo di video hard. Su OnlyFans, l’Italia – secondo una ricerca effettuata dal sito OnlyGuider – è invece al quarto posto per totale di soldi spesi sulla piattaforma.
«La tassa etica è una forma di censura», ha spiegato infine l’attrice Valentina Nappi, ospite dell’evento di lancio per la raccolta firme. «E pensare che se non fosse per il porno noi in questo paese non parleremmo più di sesso».
La questione dell’incostituzionalità
I radicali avevano già presentato l’abolizione di questa tassa con un emendamento, ignorato, alla scorsa legge di bilancio. Ora stanno intraprendendo altre strade. Affinché questa nuova proposta abbia un seguito, ora il quesito deve raggiungere le 50mila firme in sei mesi.
Ma la loro iniziativa, affermano le promotrici della campagna, vuole portare la tassa etica anche alla Corte costituzionale. Secondo loro, infatti, si tratta di un tributo incostituzionale, che viola gli articoli: 3 (di uguaglianza e ragionevolezza); 21 (libertà di manifestazione del pensiero); 41 (libertà di iniziativa economica); 53 (capacità contributiva e funzione del tributo); e, infine, la norma sarebbe in contrasto con il principio di laicità dello stato.
In conferenza stampa al Senato, la mattina del 27 gennaio, a sostenere l’iniziativa sono stati i partiti dell’area centro-sinistra. Presenti il deputato del Partito democratico Toni Ricciardi, la deputata e vicepresidente di Azione Giulia Pastorella e il senatore Marco Lombardo, e Antonella Soldo, vicesegretaria di +Europa.
«Settore inesistente»
Secondo Nappi, che lavora nell’intrattenimento per adulti da quindici anni, «il settore in Italia non è cambiato perché non esiste», ha spiegato a Domani.
«Ci sono i lavoratori italiani del settore ma il settore non c'è. A parte qualche produzione amatoriale e chi fa OnlyFans da casa. Tutti gli altri, me inclusa, sono costretti a recarsi spesso all'estero per lavorare».
Eppure, secondo l’attrice: «Storicamente il porno ha contribuito a sdoganare l’argomento del sesso. Ha messo in discussione l'idea che la sessualità sana sia solo quella tra due individui legati sentimentalmente».
«Fortunatamente, nel frattempo, anche la scienza è andata avanti e oggi è risaputo che il sesso ludico fa bene». E conclude: «Purtroppo, la sessualità femminile è ancora un tabù, molti ancora credono che le donne fanno porno solo per soldi o perché costrette, non riescono ad accettare che le donne possano desiderare di fare sesso come un uomo».
E sul tema della verifica dell’età introdotta lo scorso novembre dal governo con il decreto Caivano e da Agcom? «In altri paesi i risultati sono evidenti: le persone e soprattutto gli adolescenti vanno sui siti illegali (a cui è impossibile fare rispettare le regole) dove si possono vedere contenuti girati senza consenso oltre alla pirateria. Quindi l'age verification è un regalo al porno illegale a discapito di quello legale», conclude Nappi.
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