Care lettrici, cari lettori

Con l’occasione, da parte mia e di tutta la redazione di Domani, buona festa della Liberazione! Quest’anno il 25 aprile ha anche un doppio significato, perché cade nell’ottantesimo anno dalla proclamazione della Repubblica.

La settimana ha avuto al centro l’avvocatura, finita nella bufera a causa dell’emendamento al decreto Sicurezza che introduce un bonus (che dovrebbe essere erogato attraverso il Consiglio nazionale forense) per il legale che coadiuva la procedura di rientro volontario del migrante nel suo paese e contestualmente elimina il patrocinio a spese dello stato in caso di ricorso avverso decreto di espulsione.

La vicenda è esplosa nel fine settimana scorso e oggi, venerdì, è ancora un mistero su come si risolverà: l’emendamento, che ha prodotto rilievi da parte di Sergio Mattarella con ipotesi di incostituzionalità, è stato comunque approvato anche alla Camera per non rischiare la decadenza del decreto legge e oggi il consiglio dei ministri ha approvato un altro decreto legge correttivo. Trovate dettagli nella newsletter.

Sul fronte politico, invece, c’è stata la nomina del nuovo sottosegretario alla Giustizia, Alberto Balboni di FdI e il rientro in ruolo dell’ex capa di Gabinetto di Nordio, Giusi Bartolozzi.

Il bonus per i rimpatri

L’articolo “incriminato” è il 30 bis, che prevede l’inserimento nel testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione anche il Consiglio nazionale forense tra le «organizzazioni internazionali o intergovernative esperte nel settore dei rimpatri» con cui collaborare e prevede che sia lo Stesso Cnf a occuparsi della «corresponsione ai singoli rappresentanti legali dei compensi ad essi spettanti». Compensi per cosa? Nel caso in cui un avvocato abbia «fornito assistenza al cittadino straniero nella fase di presentazione della richiesta di partecipazione ad un programma di rimpatrio volontario assistito», il legale riceve un compenso di 65 euro – che appunto dovrebbe essere il Cnf ad erogare e preso dai “fondi di riserva e speciali” – ma solo «ad esito della partenza dello straniero».

In altre parole, il testo prevede un incentivo economico per gli avvocati che convincano gli assistiti a ritornare nel paese d’origine. La previsione, che presenta anche potenziali profili di incostituzionalità, rischia di essere anche incompatibile con il codice deontologico dell’avvocatura.

Per converso, il testo prevede un disincentivo a difendere i migranti, perchè viene cancellato il patrocinio a spese dello stato per i migrati che facciano ricorso contro il decreto di espulsione, anche se rientrano dei parametri reddituali che lo consentono.

L’avvocatura

Dopo le proteste di tutte le associazioni forensi, con l’Ocf che ha proclamato lo stato di agitazione, il Consiglio Nazionale Forense attraverso il presidente Francesco Greco ha chiarito di non essere mai stato interpellato nella stesura dell’emendamento e di chiederne la modifica perché l’attività «non rientra tra le competenze istituzionali».

In un'intervista a La Repubblica, Greco ha detto che «i difensori non possono ricevere compensi subordinati a uno specifico esito della loro attività". In merito alla citazione della collaborazione del Cnf, in quella norma del decreto, senza avere un ok, posso ribadire che sarebbe stato opportuno farlo: invece non siamo stati informati né prima, né durante, né dopo l'approvazione di quell'emendamento». Greco, tuttavia, non ha espresso una valutazione di merito sull’emendamento.

Il problema rimane, ha aggiunto Conte, perché è la «concezione di potere dello Stato» a essere «viziata». Gli avvocati, in attesa di leggere il nuovo testo, esprimono comunque preoccupazione. «L’infedele patrocinio non è legato alla clausola relativa al pagamento, ma all’eventualità che la linea difensiva non sia scelta in autonomia dall’avvocato», ha spiegato Fedele Moretti, coordinatore dell’Ocf.

«L’emendamento deve essere letto insieme alla norma contenuta nell’articolo 29, che sopprime l’accesso automatico al gratuito patrocinio per i procedimenti diversi dagli espatri volontari», ha ricordato Francesco Petrelli, presidente Unione camere penali. Verrebbe meno l’effettività del diritto di difesa per persone «particolarmente vulnerabili, che uno stato di diritto ha il dovere di tutelare».

Il nuovo decreto legge

Secondo quanto licenziato dal cdm, il decreto legge approvato agisce «in particolare sulla disciplina relativa ai soggetti che possono fornire assistenza al cittadino straniero nella presentazione della richiesta di partecipazione a un programma di rimpatrio volontario assistito e, di conseguenza, ricevere il compenso di circa 615 euro legato a tale prestazione. In particolare, l’ampliamento si realizza attraverso l’eliminazione della specifica che tale assistenza debba essere fornita esclusivamente ad opera di un avvocato. Inoltre, si subordina la corresponsione del compenso alla conclusione del procedimento amministrativo e non più all’esito della partenza del migrante».

Quanto ai pagamenti, «si sopprimono le parti del testo che fanno riferimento al Consiglio Nazionale Forense indicandolo come uno dei soggetti con i quali il Ministero dell’interno collabora per realizzare i programmi di rimpatrio volontario assistito e al quale è attribuita la funzione di ripartizione del compenso spettante per l’opera prestata a favore dello straniero rimpatriando. Di conseguenza, si prevede che con decreto del Ministro dell’interno saranno definiti anche i criteri per l’individuazione dei rappresentanti che possono svolgere l’attività di assistenza al rimpatrio e per la corresponsione del relativo compenso».

La nomina di Balboni

. Il posto di sottosegretario lasciato traumaticamente vacante da Andrea Delmastro è stato infine assegnato all’attuale presidente della commissione Affari costituzionali al Senato, Alberto Balboni. Esponente ortodosso di Fratelli d’Italia con un passato che affonda nell’Msi, avvocato ferrarese e voce stimata nel partito, Balboni è apparso una scelta più appropriata anche per la sua reputazione di uomo anche capace di dialogo grazie all’esperienza in una commissione delicata come quella da lui presieduta.

Con le sue dimissioni da presidente, si apre uno spazio in una delle commissioni filtro e in pole position ci sarebbe Andrea de Priamo, che però è già presidente della commissione d’Inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi. Subito dietro viene fatto il nome di Marco Lisei, che però proprio in questi giorni è nell’occhio del ciclone per essere stato il firmatario dell’emendamento sugli avvocati che ha reso incostituzionale il decreto Sicurezza.

In alternativa ci sarebbe il decano Marcello Pera, uomo di assoluta esperienza e spessore, che però viene ricordato dai colleghi per le sue note critiche alla riforma costituzionale del premierato. In questa fase la commissione non è investita di dossier fondamentali: la legge elettorale infatti è partita dalla commissione alla Camera, dove verrà fatto il grosso del lavoro.

Molto più impellente era invece individuare un nome di peso da affiancare al ministro Carlo Nordio, che abbia gli strumenti per fare da contraltare anche al viceministro azzurro Francesco Paolo Sisto, e Balboni è stato considerato il miglior nome nella scuderia di Fratelli d’Italia.

La Consulta

Con delibera del Collegio del 12 marzo scorso, pubblicata ieri nella Gazzetta Ufficiale, sono state modificate numerose disposizioni delle “Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale”.

La Corte ha ampliato la platea dei soggetti legittimati a intervenire nei procedimenti sulla legittimità costituzionale delle leggi introdotti dai giudici comuni: «Potrà essere ammesso anche l’intervento di soggetti che siano parti di un diverso giudizio in cui debba essere applicata la legge già oggetto di un procedimento pendente di fronte alla Corte, purché in quel diverso giudizio almeno una delle parti abbia già sollevato un’eccezione di illegittimità costituzionale concernente la stessa legge, e per qualsiasi ragione il giudice non abbia ritenuto di rimettere gli atti alla Corte costituzionale, ovvero non si sia ancora pronunciato sull’eccezione».

Tra le altre modifiche, «è stata poi espressamente prevista la possibilità, per la Corte, di adottare misure cautelari nei procedimenti per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, nell’ipotesi in cui il ricorrente alleghi di subire un pregiudizio grave e irreparabile nel tempo necessario alla definizione del giudizio. In questo caso la Corte potrà adottare i provvedimenti idonei ad assicurare nell’immediato gli effetti della decisione».

Le modifiche entreranno in vigore il prossimo 8 maggio.

La nuova associazione forense

Gli avvocati per il No al referendum si sono costituiti in associazione, raccogliendo l’eredità del disciolto Comitato avvocati per il No. L’associazione si chiama Camera Forense per la Costituzione  e «obiettivo è quello di intraprendere un dialogo costruttivo con la magistratura, con le istituzioni, le rappresentanze dell'avvocatura e dell'associazionismo forense, nell'interesse delle persone e della tutela dei loro diritti fondamentali a servizio dei quali opera la giurisdizione, della quale fanno parte sia la magistratura sia l'avvocatura».

Presidente nazionale è stato eletto Franco Moretti mentre la vice è la genovese Alessandra Volpe. Augurio di buon lavoro è arrivato anche da parte dell’Associazione nazionale magistrati: «Siamo lieti di poterci confrontare e di poter dialogare in modo proficuo nel comune interesse di magistratura e avvocatura, ma soprattutto nell’interesse dei cittadini».

Altri effetti referendari

Il Comitato 'Magistrati del Sì per una nuova giustizia', nato dall'iniziativa di alcuni dei Magistrati per il Sì, ha presentato alcune proposte di riforma della giustizia, ribadendo che «la volontà di riforma della giustizia è stata espressa da oltre tredici milioni di italiani».

Le proposte del Comitato puntano soprattutto al Csm e, si legge nel comunicato, l’obiettivo è «rendere più trasparente l'operato del Csm, correggendo la più volte evidenziata 'deriva correntizia'; recidere il legame tra magistratura e politica; perfezionare la procedura disciplinare, aumentando tutela e trasparenza; separare le carriere, rafforzando al contempo la cultura della prova sia per i giudici che per i pubblici ministeri».

L'iniziativa, del comitato è per ora circoscritta a pochi soci fondatori allo scopo di consentirne un rapido avvio, ma è aperta all'adesione dei colleghi, nonché al mondo della avvocatura, dell'università e della società civile.

I firmatari dell'iniziativa sono Francesco Bretone, sostituto procuratore Procura Generale Bari, Carmen Giuffrida, giudice Tribunale minorenni Catania, Nicola Saracino giudice Corte appello Roma, Jaqueline Monica Magi, giudice Tribunale Pistoia, Carolina Clò, giudice Tribunale Modena, Anna Gallucci, sostituto procuratore Pesaro. 

L’Anm sui piccoli tribunali

Dopo la polemica della settimana scorsa sulla geografia giudiziaria e le ipotesi di soppressione dei tribunali avanzata dall’Anm, le toghe hanno risposto: «In merito alle polemiche di questi giorni, che hanno preso spunto da un elenco di proposte che come ANM abbiamo portato all'attenzione del Governo nel marzo del 2025, precisiamo che la chiusura di piccoli tribunali con organici che ne impediscono un lavoro efficiente sarebbe una conseguenza del mancato adeguamento, che invece riteniamo doveroso, delle piante organiche della magistratura alla media europea. Per adeguarci agli standard europei mancano almeno cinquemila fra giudici e pm: parliamo di un aumento di circa il 50% del personale. Se si vuole una giustizia realmente funzionante e un servizio adeguato alle esigenze dei cittadini questa è la priorità. Solo in un secondo momento sarà possibile una riflessione, che ci auguriamo ampia e condivisa, sulla geografia giudiziaria».

L’esame forense

Ancora sono aperti gli interrogativi su come si svolgerà il prossimo esame per diventare avvocato. Di questo si è discusso in un convegno di Unicusano, in occasione del ventennale dell'Ateneo.  «La speranza è che la riforma migliori le condizioni di lavoro dei colleghi, ma guardiamo anche a una prospettiva futura, per invogliare i nostri migliori giovani a intraprendere un percorso che resta la professione più bella del mondo, perché tutela le libertà di tutti, soprattutto dei più fragili” ha spiegato Antonino Galletti, del Cnf.

Attualmente, però, siamo allo stallo normativo: «Passare all’improvviso dal sistema semplificato alle tre prove del vecchio ordinamento è un errore. È opportuno prorogare in attesa della riforma definitiva», ha aggiunto Antonio Melillo, Presidente della Commissione Centrale Esame Avvocato 2025/26 presso il Ministero della Giustizia.

Batolozzi torna in toga

L’ex capa di Gabinetto di Carlo Nordio,Giusi Bartolozzi ha chiesto e ottenuto dal Csm di rientrare alla Corte di Appello di Roma. Questo sarà dunque il suo prossimo ruolo, anche se continua a circolare la voce che la vorrebbe in attesa di una nomina ministeriale di magistrato di collegamento da Londra. La nomina verrebbe indicata dal ministro della Giustizia ma sarà il Csm a dover dare l'autorizzazione definitiva al nuovo incarico.

Nomine al Csm

Uffici semidirettivi

Procuratore aggiunto Brescia: nominata Silvia Bonardi, attualmente sostituto procuratore Milano

Procuratore aggiunto Genova: nominato Marco Zocco, attualmente sostituto procuratore Genova

Procuratore aggiunto Palermo: nominata Caterina Malagoli, attualmente sostituto procuratore Palermo

Procuratore aggiunto Genova: nominata Tiziana Paolillo, attualmente procuratore minorenni Genova

Procuratore aggiunto Palermo: nominato Francesco Del Bene, attualmente sostituto procuratore DNAA

Procuratore aggiunto Palermo: nominata Francesca Maria Mazzocco, attualmente sostituto procuratore Palermo

Procuratore aggiunto Bari: nominato Milto Stefano De Nozza, attualmente sostituto procuratore Lecce

Procuratore aggiunto Palermo: nominato Carlo Marzella, attualmente sostituto procuratore generale Palermo

Presidente sezione tribunale Roma: nominato Nicola Di Grazia, attualmente giudice tribunale Roma

Presidente sezione tribunale Treviso: nominata Elena Rossi, attualmente consigliere corte appello Venezia

Presidente sezione tribunale Caltanissetta: nominata Gabriella Natale, attualmente consigliere corte appello Caltanissetta

Presidente sezione tribunale Ravenna: nominata Antonella Allegra, attualmente consigliere corte appello Bologna

Presidente sezione tribunale Padova: nominata Nicoletta Lolli, attualmente giudice tribunale Padova

Presidente sezione lavoro corte appello Catania: nominata Francesca Cercone, attualmente consigliere corte appello Catania

Presidente sezione lavoro corte appello Catania: nominata Giuliana Fichera, attualmente consigliere corte appello Catania

Ricollocamenti in ruolo

Giuseppe Strangio, fuori ruolo presso il Consiglio superiore della magistratura, Segreteria generale: deliberato il ricollocamento in ruolo quale magistrato sorveglianza Roma (posto vacante non pubblicato), con trasferimento extra ordinem

Giusi Bartolozzi, già fuori ruolo presso il Ministero della Giustizia quale Capo di Gabinetto: deliberato il ricollocamento in ruolo quale magistrato della pianta organica flessibile giudicante (posto precedentemente occupato)

Trasferimenti extraordinem

Tommasina Cotroneo, attualmente presidente sezione tribunale Reggi Calabria: deliberata la riassegnazione quale consigliere corte appello Reggio Calabria (posto precedentemente occupato), ai sensi dell’art. 45 d.lgs. 160/06

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