A Montecitorio il voto finale sul provvedimento che le opposizioni considerano «in sfregio alla Costituzione». Nel testo è rimasto il contestato articolo 30 bis. L’ok in Cdm al decreto correttivo sul bonus agli avvocati che portano a compimento un rimpatrio volontario. Il capo dello Stato ha promulgato la legge di conversione e, successivamente, ha emanato il decreto-legge correttivo
Sergio Mattarella ha promulgato la legge di conversione del decreto-legge Sicurezza e, successivamente, ha emanato il decreto-legge correttivo approvato nel Consiglio dei ministri di venerdì mattina, che entrerà in vigore lo stesso giorno della predetta legge di conversione. Si tratta dell’ultimo atto del pasticcio sulla norma proposta dal governo Meloni che includeva un emendamento che cambiava le regole per l’assistenza legale ai migranti.
La Camera ha approvato la legge di conversione del decreto Sicurezza, con 162 voti a favore, 102 contrari e un astenuto. Il via libera è arrivato dopo giorni di sedute fiume per esaurire gli interventi e gli ordini del giorno presentati soprattutto dalle opposizioni per ostruire un provvedimento considerato «in sfregio alla Costituzione».
Nel testo, lo stesso approvato in Senato, blindato dal governo con la fiducia, è rimasto l’articolo 30 bis, la norma sul compenso agli avvocati che portano a compimento un rimpatrio volontario, a rischio incostituzionalità.
Per questo il governo ha convocato subito dopo un Consiglio dei ministri con un unico punto all’ordine del giorno: uno schema di decreto legge dal titolo “Disposizioni urgenti in materia di rimpatri volontari assistiti”. L’obiettivo sarebbe quello di far arrivare «contestualmente» sul tavolo della presidenza della Repubblica entrambi i provvedimenti, che dovrebbero – secondo quanto riporta LaPresse – essere pubblicati già oggi, a partire dalle 18, in Gazzetta ufficiale.
Il decreto correttivo è stata la soluzione individuata dall’esecutivo dopo i rilievi del Colle, comunicati da Sergio Mattarella al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. La norma finita sotto la lente del Quirinale – che prevede un corrispettivo al rappresentante legale solo in caso di esito positivo della procedura – rischia di essere contraria all’articolo 24 della Costituzione, che sancisce il diritto a una difesa effettiva.
Il nuovo decreto legge amplia il bacino dei «soggetti che possono fornire assistenza al cittadino straniero nella presentazione della richiesta di partecipazione a un programma di rimpatrio volontario assistito». Dunque, viene eliminata la specifica che l’assistenza debba essere fornita solo a opera di un avvocato.
È stata poi svincolata la corresponsione dei 615 euro all’esito della procedura. Dunque, il compenso viene dato «alla conclusione del procedimento amministrativo e non più all’esito della partenza del migrante».
Il decreto ha poi eliminato le parti che fanno riferimento al Consiglio Nazionale Forense.
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