Nel cammino verso il referendum sulla giustizia potrebbero assumere una posizione intermedia le personalità più autorevoli e dialoganti da entrambe le parti e ricercare le vie di una riforma più condivisa che possa condurre una maggioranza di cittadini ad abbandonare il referendum al suo destino con il No, ma non la prospettiva di una riforma dei grandi nodi della giustizia
Se si fosse voluto attuare il principio della separazione delle carriere nel rispetto della Costituzione e dei suoi principi sarebbe bastato riarticolare in sezioni distinte il Csm sotto la presidenza di garanzia e di raccordo al sistema costituzionale del presidente della Repubblica, come si è proposto in passato.
L’istituzione Csm è stata invece disarticolata in tre organi pletorici. Il presidente della Repubblica viene dislocato a presiedere due di questi organi come se il suo ruolo di garanzia fosse divisibile e non riguardasse la funzione nel suo insieme. La composizione dei tre organi è affidata a meccanismi di sorteggio che svuotano di senso la loro composizione e contraddicono le funzioni di rango costituzionale loro affidate.
Per la componente togata il sorteggio elimina la rappresentanza e la responsabilità verso l’insieme dei magistrati che rappresentano la evidente ragion d’essere di quella componente nella logica del Csm. Ma il sorteggio priva di qualsiasi senso anche la componente laica impedendo la rappresentanza ponderata e plurale dei principali orientamenti politico-culturali. Per di più, nella formazione degli elenchi da sorteggiare, non si prevedono quei meccanismi che garantiscono una quota alle minoranze come in tutti i casi analoghi.
In queste condizioni le personalità indicate negli elenchi saranno scelte a caso pur essendo di provenienze assai diverse tra loro ovvero saranno espressione di uno o l’altro dei partiti della sola maggioranza politica con uno sproporzionato e improprio aumento del loro peso nel funzionamento degli organi di garanzia.
È vero che non viene modificata la norma della Costituzione che afferma l'indipendenza di tutti i magistrati. Ma si indebolisce e fraziona il Csm, si compromette nei nuovi organi l’equilibrio tra componente politica e togata e ancora di più si ostacola la funzione di unificazione al vertice e di raccordo all’intero sistema del presidente della Repubblica. Tutte condizioni che costituiscono senza dubbio le maggiori garanzie di indipendenza della magistratura.
Modi autoritari e precipitosi
Del resto la verità si vede e si respira nell’aria e nei modi autoritari e precipitosi adottati per discutere e approvare una riforma costituzionale di enorme complessità. Si è proceduto per la prima volta nella storia senza emendamenti approvando, a scatola chiusa, il disegno di legge nello stesso identico testo uscito dal Consiglio dei ministri.
Non sono state ascoltate altre voci in parlamento né le critiche di esperti al di sopra delle parti e neppure le componenti più aperte della magistratura. In compenso tutte queste voci si fanno ora ascoltare nel paese concentrando il dibattito verso il referendum sui veri contenuti della riforma e non su principi astratti e schieramenti precostituiti.
In questo scenario, se passerà il Sì ci daranno ragione ex post le inaudite difficoltà di attuazione di una riforma inutilmente complicata e contraddittoria e poi la sicura crescita dei conflitti e di oscuri sottofondi nel sistema che potrebbe finire in un vicolo cieco. Votare No potrebbe invece aprire la via al dialogo e a un armistizio.
Riformare insieme
A questo fine nel cammino verso il referendum potrebbero assumere una posizione intermedia le personalità più autorevoli e dialoganti da entrambe le parti e ricercare le vie di una riforma più condivisa che possa condurre una maggioranza di cittadini ad abbandonare il referendum al suo destino con il No, ma non la prospettiva di una riforma dei grandi nodi della giustizia.
Quelli che optano per il Sì ritengono più importante affermare il principio della separazione delle carriere nell’aspettativa che ci sarà modo di risolvere i problemi in via di attuazione. Le riserve su singoli punti da loro stessi espresse dovrebbero invece indurli a ritenere più probabile un effetto esattamente contrario rispetto a questa speranza assai ottimistica e a proporre per il dopo referendum, quale che ne sia l’esito, terreni di dialogo e mediazione anziché alimentare lo scontro.
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