Dopo circa un mese dall’ultimo incontro dal vivo di Istanbul si ricomincia a parlare di negoziati e mediazioni. Il capo della delegazione russa, Vladimir Medinsky, ha riferito ieri che si sono tenuti «lunghi colloqui tra le delegazioni di Russia e Ucraina», mentre i leader internazionali hanno ripreso a parlare con Putin e Zelensky.

Nella giornata di ieri, il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha avuto un colloquio telefonico di un’ora e mezza con il leader del Cremlino. Michel, che il 21 aprile è stato in visita a Kiev, ha chiesto a Putin di ordinare un cessate il fuoco a Mariupol per evacuare la popolazione civile nell’acciaieria Azovstal e una tregua per i giorni della Pasqua ortodossa, che ricorre domenica.

Il presidente del Consiglio europeo ha anche comunicato i costi imposti dalle sanzioni economiche approvate da Bruxelles, oltre agli errori di valutazione nella guerra commessi dai russi, per assicurarsi che Putin sia ben informato sull’andamento della guerra e per colmare un eventuale vuoto dovuto ai suoi collaboratori, terrorizzati dalla possibile repressione.

Su richiesta del presidente ucraino, Michel ha inoltre proposto a Putin di interfacciarsi direttamente con Zelensky per risolvere lo stallo nei negoziati. Nella telefonata il presidente russo ha accusato «le leadership della maggior parte degli stati membri dell’Unione europea di incoraggiare una sfacciata russofobia, che si manifesta in particolare nei campi culturale, umanitario e sportivo».

Riferendosi anche alla recente notizia che vede esclusi i tennisti russi dal prestigioso torneo di tennis di Wimbledon. «Tutti i militari delle forze armate, i miliziani dei battaglioni nazionali e i mercenari stranieri che abbassano le armi avranno garantita la vita, un trattamento decente in base al diritto internazionale e cure mediche», ha garantito Putin a Michel dopo aver accusato Kiev di ostacolare la resa dei suoi soldati a Mariupol.

Gli altri leader

Nella giornata di ieri il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha annunciato un prossimo incontro tra il segretario generale delle Nazioni unite, Antonio Guterres, e Vladimir Putin che si terrà a Mosca martedì. Il funzionario Onu «avrà un incontro di lavoro e un pranzo con il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov» prima di essere ricevuto da Putin con l’obiettivo di «discutere passi urgenti per portare la pace in Ucraina e il futuro del multilateralismo sulla base della carta dell’Onu e del diritto internazionale», si legge in una nota dell’Onu.

Guterres ha in programma anche una visita a Kiev ma non è ancora ufficializzata. Anche il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, è tornato in campo dopo settimane di silenzio. «La nostra mediazione fino ad ora ha ottenuto risultati positivi, tuttavia non possiamo dire di aver raggiunto l’obiettivo che ci eravamo prefissati, ma andremo avanti e faremo meglio.

Non abbiamo smesso di sperare in un risultato positivo», ha detto Erdogan che i prossimi giorni chiamerà sia Putin sia Zelensky.

Lo stato dei negoziati

L’ultimo colloquio noto tra le parti che vale la pena di essere ricordato è quello del 29 marzo scorso a Istanbul, il secondo round di negoziati avvenuto in Turchia dopo quello in cui si sono trovati faccia a faccia, per la prima volta dallo scoppio della guerra, Lavrov e Kuleba, i due ministri degli Esteri di Russia e Ucraina.

Da allora si sono susseguiti una serie di fatti che hanno rallentato i negoziati e aumentato le tensioni tra le parti. Primo fra tutti il ritrovamento dei corpi dei civili uccisi a Bucha con braccia e piedi legati dietro la schiena.

Dalle vie e dalle fosse comuni sono stati trovati oltre 400 cadaveri e diversi team di investigatori sono giunti in città per raccogliere prove di crimini di guerra. Lo scenario di oggi in cui si muovono le trattative è radicalmente diverso rispetto a quello del 29 marzo.

Le truppe di Mosca non sono più nella regione di Kiev e hanno intensificato la loro offensiva nella parte orientale del paese e soprattutto nel Donbass. Mariupol è di fatto nelle mani dei russi e delle milizie separatiste di Donetsk, e sempre più città e villaggi sono da ricostruire da zero. I russi hanno attaccato per la prima volta Leopoli dopo aver visto affondare la loro nave ammiraglia Moskva a largo di Odessa, colpita, secondo Kiev e il Pentagono, con dei missili Neptune in dotazione all’esercito ucraino.

La ferocia della battaglia sul campo ha portato anche i rappresentanti russi e ucraini a non fidarsi l’uno dell’altro. «La proposta che avevamo inviato ai negoziatori ucraini circa cinque giorni fa, che tiene conto dei commenti ricevuti da allora, rimane senza risposta», ha detto il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov in una conferenza stampa dopo aver incontrato il suo omologo kazako.

«Quando è stato chiesto al presidente Zelensky che cosa ha fatto di questa ultima versione delle proposte russe, ha detto che non ne hanno ricevuto nessuna. Non sta a me giudicare quanto conosca la situazione, ma mostra a che punto è il processo».

Sempre ieri Lavrov ha anche detto che «la Russia non ha obiezioni sui paesi garanti proposti dall’Ucraina, purché questo non rappresenti una minaccia per la Russia stessa». Tra i paesi che dovrebbero garantire la sicurezza di Kiev rientrerebbe anche l’Italia. Il premier Mario Draghi starebbe valutando seriamente una visita in Ucraina.

© Riproduzione riservata