A dieci anni dall’approvazione della legge 199, abbiamo voluto promuovere alla Camera un momento di riflessione dal titolo “Legge sul caporalato. Dieci anni dopo: cosa ha funzionato, cosa manca”. Non soltanto per ricordare il percorso che portò a quella legge di civiltà, ma soprattutto per capire quali passi dobbiamo ancora compiere per sconfiggere lo sfruttamento del lavoro.

I dati Istat parlano di circa 3 milioni e 277 mila unità di lavoro irregolari. Numeri che dimostrano come lo sfruttamento non sia un problema circoscritto all’agricoltura, ma attraversi l’intero sistema economico e produttivo, anche nella forma contemporanea digitale.

È quello che, del resto, ci dicono gli studenti e i ragazzi scesi in piazza anche in queste settimane per chiedere che sia rispettato il loro diritto al futuro, che significa in primis certezza del diritto alla studio e a un lavoro stabile e non sfruttato. In sostanza un altro e diverso modello di sviluppo.

Una Procura nazionale

Il caporalato colpisce spesso lavoratrici e lavoratori migranti, si intreccia con la precarietà, il lavoro nero e grigio, si insinua nella somministrazione, comporta la negazione di altri diritti, come quello alla cittadinanza e all’abitare. Nel caso delle lavoratrici si accompagna alla violenza sessuale e di genere. Una realtà che danneggia le persone coinvolte, le imprese sane e la qualità della democrazia, che vede protagoniste spesso le organizzazioni criminali e le agromafie.

Il  Pd propone di superare la legge Bossi-Fini e la logica dei decreti flussi, approvare una legge sulla cittadinanza, rafforzare la Rete del lavoro agricolo di qualità anche nelle sue articolazioni territoriali, contrastare la precarietà e la catena distorta di appalti e subappalti. Servono più controlli, con personale e risorse adeguati, migliorando la collaborazione fra i tanti organismi ispettivi, e serve una Procura nazionale specializzata per rendere più efficaci le indagini – complesse - sui fenomeni di sfruttamento e violazione della sicurezza, perché i processi siano celeri. La tutela del lavoro non può essere separata da una riflessione più ampia sul modello agricolo e agroalimentare, oltre che produttivo.

Le proteste di agricoltori e autotrasportatori, soprattutto al Sud, hanno mostrato tutti i ritardi del governo nel dare risposte a una crisi che viene da lontano ed è stata aggravata dall’aumento del costo dell’energia. I carburanti agricoli sono aumentati del 40 per cento, i fertilizzanti del 12 per cento, mentre il costo della spesa è cresciuto del 29,5 per cento in cinque anni. Eppure, su 100 euro spesi dai consumatori, soltanto una quota compresa tra 1,5 e 7 euro arriva a chi produce, a seconda di filiera e prodotto.

Ridurre gli intermediari

Dobbiamo allora riequilibrare il potere lungo la filiera, garantendo un reddito giusto agli agricoltori e cibo sano e accessibile alle persone. Per questo proponiamo tre strumenti concreti: un sostegno alimentare mensile e strutturale per le famiglie a basso reddito, con una quota specifica per alimenti genuini; una rete nazionale di mercati coperti e negozi permanenti dei produttori e delle coop, per ridurre gli intermediari e assicurare prezzi trasparenti e remunerazioni eque; una legge quadro sugli acquisti pubblici e sulle mense, che valorizzi qualità nutrizionale, sostenibilità, biologico, tutela del lavoro e accesso dei piccoli produttori. In Europa, poi, continueremo l’impegno a difesa della condizionalità sociale della Pac: nessun euro può arrivare a chi produce senza rispettare i diritti di chi lavora nei campi.

Non possono esserci qualità senza giustizia, né competitività con lo sfruttamento. A concludere l’iniziativa è stata la nostra segretaria Elly Schlein, che ha ribadito la responsabilità collettiva della sfida: «Quello di cui parla questa legge impegna tutta la società, riguarda tutti e nessuno si può girare dall’altra parte». È da qui che vogliamo rilanciare un impegno di legalità così disatteso da questo governo. Perché dietro ogni prodotto, dietro ogni produzione ci sono le persone. Dietro il lavoro, ci sono le persone. La tutela delle quali deve essere la stella polare di ogni azione, di ogni misura, di ogni politica scelta. E nessuno può chiamarsi fuori. Nessuno.


*deputata e responsabile lavoro del Pd
** eurodeputata e responsabile agricoltura del Pd
* deputata e capogruppo Pd in Commissione Agricoltura

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