Tante cose lasciano attoniti a una settimana dall’attacco israelo-americano a Teheran, ma vedere i personaggi con cui ci siamo divertiti, commossi o identificati, seppur a debita distanza oceanica, diventare i volti della propaganda bellica fa un certo effetto straniante. Anche quando uno è cresciuto a fianco di una base militare statunitense
Top Gun, Il Gladiatore, Braveheart. Superman, Spiderman, Walter White in Breaking Bad che dice: «I’m the danger». Tutti uniti sotto la didascalia «JUSTICE THE AMERICAN WAY».
Non è il trailer per l’apertura di una nuova sala cinematografica in un centro commerciale ma un video pubblicato dalla Casa Bianca. Assente giusto il Tenente Colonnello Kilgore con la sua «I love the smell of napalm in the morning», ma non mancheranno occasioni per il reparto della comunicazione trumpiana di sfruttare anche questa scena. Quale miglior titolo per agganciarsi all’attualità di Apocalypse Now.
Propaganda bellica
Tante cose lasciano attoniti a una settimana dall’attacco israelo-americano a Teheran, ma vedere i personaggi con cui ci siamo divertiti, commossi o identificati, seppur a debita distanza oceanica, diventare i volti della propaganda bellica fa un certo effetto straniante. Chi però, come la persona che scrive, è cresciuto a due passi da una base militare statunitense, sa che esiste un’altra faccia dell’American dream costruito sul fascino di supereroi e gladiatori ed esportato dal soft power in forma di pellicola.
Potremmo chiamarlo “l’incubo americano”, quella sensazione di prevaricazione mista ad attrazione che si sente ad avere i marines di Sigonella che passeggiano per le vie della città. Li riconosci subito: non sono turisti, non si avvicinano eppure invadono gli spazi, urlano, bevono, si muovono in branco, parlano la lingua del cinema, e quindi dei sogni.
Qualcuno frequenta la tua scuola, altri (pochi) si spingono a rivolgerti la parola e ti raccontano che il mese prossimo partiranno, per andare dove? «The desert», nessun dettaglio in più. «So close yet so far», dicono gli anglofoni. O per avvalersi di un’espressione più europea, Unheimlich, spaventoso e familiare al tempo stesso, proprio come quelle scene usate per fomentare la guerra.
Le altre puntate di “Nel paese delle meraviglie”
© Riproduzione riservata


