In Italia la presenza di basi è regolata da un accordo da tempo secretato. Da Aviano in Friuli, dove ci sono caccia da guerra e testate nucleari, all’enorme arsenale di Camp Darby
I venti di guerra alzatisi dopo l’attacco sferrato sabato 28 febbraio da Stati Uniti e Israele contro Teheran sono arrivati fino alle porte di Roma. «Abbiamo delle basi militari statunitensi e ci sono delle autorizzazioni tecniche per operazioni non cinetiche, non di bombardamento», ha detto ieri mattina la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un intervento su Rtl 102.5.
«Se arrivassero richieste di uso di basi italiane per fare altro – ha continuato Meloni – dovremmo deciderlo con il Parlamento. Al momento non abbiamo nessuna richiesta in questo senso».
I trattati
L’Italia ospita, infatti, 8 basi militari riconosciute sul proprio suolo: a Pisa, Gaeta, Napoli, Sigonella, Niscemi, Ghedi, Aviano, Vicenza. Oltre ai siti riconosciuti, sono presenti circa 105 strutture divise tra centri di ricerca, depositi, poligoni di addestramento, stazioni di telecomunicazione e antenne radar nel quadro della Nato. A cui si aggiungono le basi segrete, stimate in oltre una ventina. In queste strutture sono dislocati circa 12.900 militari statunitensi.
L’accordo bilaterale che regola la concessione tra Italia e Stati Uniti risale al 1954 con il Bilateral Infrastructure Agreement; aggiornato poi nel 1973 e rinnovato con il Memorandum d'intesa Italia-Usa del 1995. Queste basi rimangono sotto l’ombrello operativo di Washington godendo del principio di extraterritorialità.
«Tali cornici giuridiche regolamentano queste attività da decenni e nessun governo ha avvertito l'esigenza di modificarle», aveva ribadito il ministro della Difesa, Guido Crosetto, il 3 marzo scorso. L’accordo è da tempo secretato.
Le strutture militari
La base di Sigonella, in Sicilia, è il principale hub dell’aviazione statunitense: supporta tutte le operazioni della sesta flotta della Marina militare grazie alla sua posizione strategica nel Mediterraneo. Ospita anche la Nas (Naval Air Station) e i droni Global Hawk.
In Friuli, invece, è presente la base Usaf di Aviano (Pordenone): anch’essa utilizzata dall’aeronautica statunitense con la presenza di F15 e F16, insieme ad alcune testate nucleari. Sempre nel Nordest sono presenti le caserme Ederle e Del Din di Vicenza, sede della 173ª brigata paracadutisti, mentre in Lombardia le basi di Solbiate Olona (Varese) e Ghedi (Brescia) riforniscono la 52º Fighter Wing dell’aeronautica militare, oltre a essere un’infrastruttura necessaria per lo stoccaggio di munizioni e armamenti. La base toscana di Camp Darby (Pisa), invece, è uno dei principali depositi di armamenti a stelle e strisce in Europa.
Scendendo più a sud, si trova lo snodo strategico per la logistica di Gaeta. Liberata nel ’44 dagli Alleati durante la Seconda guerra mondiale, oggi rappresenta un base logistica fondamentale per la Sesta flotta Usa. A Napoli, sede del Comando della Forza Congiunta Nato, e alla Spezia sono presenti i centri specializzati per la difesa marittima.
Tornando in Sicilia, a Niscemi è presente il Muos (Mobile User Objective System), un potente sistema di comunicazioni satellitari gestito dalla Marina Usa. Attualmente il livello di allerta Nato delle basi di Aviano e Sigonella è stato portato a “Bravo+”, corrispondente al Defcom 3 statunitense: una capacità di mobilitazione operativa entro i 15 minuti.
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