È stata teorizzata la strategia di politica estera per cui, da presidente, lasci credere al resto del mondo di essere un pazzo con un bottone rosso a portata di mano collegato direttamente alla devastazione totale da premere in qualsiasi momento. Quousque tandem abutere però, Donald, della nostra pazienza, ma anche della nostra salute mentale?
Cosa stavate facendo la notte tra il 7 e l’8 aprile? Stavate dormendo serenamente, impassibili al fracasso della storia che avanza o, come chi scrive, vi stavate rotolando nel letto in attesa di scoprire quale sarebbe stato l’esito della velata minaccia trumpiana a proposito della distruzione di un’intera civiltà.
Stavolta è andata bene. Possiamo ringraziare il presidente degli Stati Uniti per questo snooze alla sveglia dell’apocalisse, al momento rimandata di due settimane, poi dopo, chissà. Chissà quale turpiloquio condito con vari «bastards» e «fucking» o video-delirio con Top Gun e corone dorate ci riserverà il futuro prossimo, quale missione di democrazia preventiva sarà nell’agenda tycooniana, dopo l’Iran, il Venezuela, le minacce alla Groenlandia e gli ammiccamenti a Cuba. Quousque tandem abutere, Donald, della nostra pazienza, ma anche della nostra salute mentale.
La teoria
E a proposito di insania. I politologi la chiamano la “madman theory”, e purtroppo non ha niente a che vedere con Don Draper e le pubblicità delle Lucky Strike. Affonda le radici nei Discorsi su Tito Livio e arriva fino a Nixon, passando per Israele, Vietnam e la gestione dei vari rogue state, canaglie di clintoniana memoria.
Consisterebbe in una strategia di politica estera per cui, da presidente, lasci credere al resto del mondo di essere un pazzo con un bottone rosso a portata di mano collegato direttamente alla devastazione totale da premere in qualsiasi momento, magari con un coniglio pasquale alle spalle e qualche balletto che metta in dubbio la tua coordinazione.
Non è chiaro se Trump stia improvvisando su questo canovaccio di follia programmata o se sia davvero fuori di testa, a un certo punto lo scopriremo. Nel suo caso però, oltre che sul “mad” il dubbio è anche sul “man”; forse andrebbe sostituito con “kid”.
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