Abituati da mamma Rai a poter guardare fiction biografiche su qualsiasi uomo o donna del secolo scorso, la confusione tra passato e attualità, verità e simulazione, nel calderone del postmoderno, è ormai prassi. Ma forse al posto dei paragoni del ministro Nordio, il passato andrebbe letto per quello che è
Resistere alla tentazione è difficile. Fare lo sforzo, per amor di onestà intellettuale, a non credere che ciò che viviamo nel presente sia una reinterpretazione sbilenca di qualcosa già accaduto.
Abituati da mamma Rai a poter guardare fiction biografiche su qualsiasi uomo o donna del secolo scorso, da Franco Califano a Nilde Iotti, vivendo così la rappresentazione della realtà come elemento stesso della realtà, la confusione tra passato e attualità, verità e simulazione, nel calderone del postmoderno, è ormai prassi. Ecco dunque il ministro della Giustizia Carlo Nordio che apre l’armadio della storia d’Italia e indossa un paragone a caso, come una parrucca di scena, tirando in ballo le Br per descrivere ciò che succede durante una manifestazione a Torino nel 2026.
È chiaro che il già visto, oltre che rassicurante, è un grande alleato dell’emergenza. Per spiegare qualcosa di complesso, si tira fuori un evento stranoto che attivi con la sua carica icastica il meccanismo della metafora, e la pista anarchica è servita. Se polizia e manifestanti si scontrano, come succedeva cinquant’anni fa per tutt’altre ragioni, allora è una riedizione degli anni di piombo.
Non serve dare altre spiegazioni, basta già questa a legittimare qualsiasi reazione, del resto chi vorrebbe rivivere quel caos? Poco importa se si tratta di momenti storici con protagonisti, contesti politici e fatti diversi sotto qualsiasi punto di vista, tranne la rimessa in onda di Sandokan e il ritorno dei baffi; è la strategia della tensione, ma con Alessandro Gassmann nei panni di Giulio Andreotti, regia di Pupi Avati. Per fortuna di tutti, gli anni Settanta non sono stati solo questo, ma un decennio di enormi conquiste sociali. Lasciamoli in pace, o al massimo mettiamoli in mezzo quando si tratta di difendere i diritti che ci hanno lasciato.
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