Si potrebbe inaugurare un filone. Insolite associazioni tra politici italiani e mega star della musica statunitense: dopo Clemente Mastella e Lenny Kravitz a Capri, Carlo Calenda e Kanye West a Reggio Emilia. Se la prima improbabile coppia, suggellata dalla foto-meme rimasta negli annali, è figlia del caso e di una allegra notte estiva, la seconda nasce da presupposti molto meno cordiali.

Dopo gli occhi del mondo puntati addosso per via della visita di Kate Middleton agli asili modello – gli stessi di cui parlava il Nanni Moretti di Aprile dallo speaker corner di Hyde Park, un cerchio che si chiude dopo trent’anni –, Reggio Emilia caput mundi si trova ancora al centro dell’attenzione mediatica e politica.

A mobilitare Carlo Calenda nella battaglia contro Kanye, con la presentazione di un’interrogazione al ministro Piantedosi che si accoda ai subbugli comunali già in corso da tempo, è infatti il fatidico concerto di West, per gli amici Ye, previsto per luglio nella città di Ludovico Ariosto; a ciascuna epoca il suo poeta.

Tra annullamenti e posticipazioni di varie tappe del tour europeo, il rapper da 24 Grammy che negli ultimi anni ha scoperto il nazismo in chiave creativa, campionando discorsi di Hitler per le sue canzoni e vendendo magliette con le svastiche, salvo poi fare un passo indietro e dichiarare che fosse tutto un malinteso, grazie all’intervento del leader di Azione rischia di perdere il visto per l’Italia, e dunque di far saltare un’esibizione per cui sono attesi circa centomila spettatori, non proprio una nicchia da jazz club.

E, concerto o no, restano aperte alcune questioni, una su tutte perché un artista che inneggia al Terzo Reich goda comunque di tanto seguito, soprattutto tra un pubblico giovane. Pensando invece a eventuali soluzioni pratiche per i delusi di Reggio Emilia: Mastella avrà ancora il numero di Lenny Kravitz?

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