C’è una legge dell’editoria che nessun bocconiano è ancora riuscito a spiegare. Ogni volta che esce un libro di Pera Toons, con i suoi disegnini e le sue freddure, gli altri scrittori, stregati o aspiranti tali, possono tranquillamente annullare le presentazioni. I bambini e i fumetti s’impadroniscono della classifica.

Con Miss Kappa da ridere (Tunué), la collaudata brigata di Pera, Ely e Kenny finisce in un’escape room piratesca che smette presto di essere un gioco. Sparizioni, tradimenti, una scimmia ingestibile, una nave pronta a salpare e una misteriosa Miss Kappa trasformano il fumetto in un videogioco di carta.

Torna la Palermo di Milena Palminteri

Al secondo posto torna Milena Palminteri, che dopo le 350mila copie e le traduzioni in diciassette paesi di Come l’arancio amaro conferma di avere trovato una voce narrativa personale: la Sicilia come grande romanzo italiano. Le ali in una stanza (Bompiani) attraversa la Palermo del Novecento, dallo splendore liberty alla ricostruzione del dopoguerra, seguendo le fortune e le disgrazie della famiglia Jacona e del suo Hotel Kemonia.

Si comincia nel 1914, quando Giulio Jacona, architetto abbastanza ambizioso da rinunciare perfino allo studio di Ernesto Basile, sogna di trasformare un piccolo albergo in un capolavoro di modernità. Con Irene immagina un giardino pensile popolato di uccelli esotici. Poi arrivano due guerre mondiali, la poliomielite, la mafia e il sacco di Palermo. Il Novecento, insomma. L’albergo diventa così allegoria della città: prima il trionfo della bellezza, poi la sua lenta demolizione. 

I punti interrogativi di Bresh

Tra le novità, al nono posto, spunta anche Bresh, all’anagrafe Andrea Brasi, cantautore genovese che dopo aver cantato il mare e i carruggi ha deciso di affrontare un territorio ancora più insidioso: l’adolescenza. In Nessuno ci insegna a cadere (Rizzoli) Diego, che vuole vendicare il padre morto nel crollo di un ponte, e Camilla, che cerca di sottrarsi al futuro che sua madre ha progettato per lei, si incontrano su una terrazza scolastica. Da lì un libro precipita nel cortile e cambia le carte in tavola. I due punti interrogativi della copertina di quel volume scappano dalle pagine e si perdono tra parole e segni di punteggiatura, in un’odissea tragicomica che avrebbe divertito Gianni Rodari e forse anche Raymond Queneau. 

Il collier di diamanti e il cuore della santa nella saga di Lagioia

Infine new entry nella narrativa di Nicola Lagioia, che, dopo la cupa e magnifica anatomia del male della Città dei vivi (ora anche al cinema), torna nella sua Puglia con Santa Barbara (Einaudi), una saga familiare attraversata da mezzo secolo di storia italiana.

Al centro c’è Nunzia Battista, donna di ambizioni smisurate, una specie di Emma Bovary pugliese, meno incline agli svenimenti e molto più determinata a riscuotere. Un collier e un cuore: gli oggetti di valore e i simboli che incardinano la storia. Un collier di diamanti intravisto da ragazza diventa l’ossessione e l’oggetto maledetto che si trascina dietro figli, mariti, ricamatrici. Una santa, che legge i segreti delle donne, che sembra disposta a esaudire i desideri più efferati, che ha nascosto il suo cuore in un angolo del paese in attesa che un bambino dall’animo puro possa ritrovarlo. Come il roteare di una giostra, l’immagine di copertina, una saga familiare di potente tensione narrativa dove le passioni private finiscono per specchiarsi nel destino di una comunità intera.

La scrittura di Lagioia è nitida, visionaria, dal taglio cinematografico. È capace di oscillare dal dettaglio domestico al respiro epico. All'inizio procede per frasi brevi, secche: la paratassi in levare restituisce un’epica in negativo di matrice neo-neorealista. Poi, mentre l'Italia attraversa il boom economico e precipita negli anni di piombo, la sintassi si allarga, si aggroviglia, invade il flusso di coscienza dei personaggi. Dal neorealismo al modernismo, tutto accade a Capurso. È una scelta ambiziosa: raccontare mezzo secolo di storia nazionale, nell’unità di luogo di un paese pugliese.

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