Il libro di Maradona Youssef, chef libanese che vive e lavora in Italia, scritto insieme alla giornalista Sara Faillaci, tiene come fil rouge della narrazione il cibo. Sempre come correlativo oggettivo, come un modo di ricordare o per descrivere la complessa identità del suo paese d’origine
«In Libano il pane lo trovi appeso ai muri, trasparente come carta di riso; a forma di borsellino per il viaggio alla Mecca; rotondo e profumato ai fiori d’arancio per Gesù Cristo. Secco come pietra per i pellegrini».
È nel capitolo dedicato al pane e al vino che il memoir di Maradona Youssef, cuoco libanese da anni trapiantato in Italia, diventato famoso come concorrente di Masterchef, dà il suo meglio: unisce il gusto per l’approfondimento con la narrazione impressionistica che caratterizza tutto il libro. In poche pagine porta il lettore attraverso la varietà dei pani libanesi e in quel modo anche nella complessità di un paese che si vuole raccontare per come è davvero.
Parte prima dai forni dove si prepara, el tanour («a cupola rovesciata, con pareti di terracotta»), el foren («simile a un forno per la pizza») e il saj, («una cupola di ferro convessa, assomiglia a un wok gigante capovolto»), quello che ha portato anche nel suo ristorante a Milano, Mezè. E poi passa in rassegna i tipi di pane: dal manakich al kaak venduto per le strade di Beirut, dal pane dei pellegrini che partono per la Mecca al Qorban, «il pane di Gesù e di mia madre», quello che le donne cristiane preparavano per la messa della domenica, su cui si imprime la scritta IC XC NIKA, Gesù Cristo vince, «anche se noi al nostro villaggio non vincevamo mai niente». Una rassegna che è tanto lezione di gastronomia quanto di storia e sociologia.
Scritto con la giornalista Sara Faillaci, Mezè, miracoli e disastri (Solferino) nel sottotitolo dichiara di parlare de Il mio Libano in cucina, oltre la guerra. In realtà di guerra ce n’è parecchia, fin dalla prima pagina: un bambino nato durante la guerra civile, da una madre ancora adolescente, con un padre arruolato nell’esercito che insiste per dargli il nome del suo eroe, che ha appena portato l’Argentina a vincere i mondiali.
Storie e sapori
La storia procede in maniera lineare, ma per pennellate, con ricordi, episodi e impressioni che la dominano. Maradona Youssef è un narratore molto onesto: anche se spesso sono accompagnati da considerazioni filosofeggianti, non nasconde gli episodi di cui si vergogna. L’unica cosa che, comprensibilmente, non si sente di condividere sono i dettagli di un lutto tra i suoi familiari più stretti.
Racconta con gusto e a volte con dolore palpabile, come quando parla del trauma lasciato dall’esperienza nella croce rossa durante la guerra con Israele nel 2006, quando una bomba fa una strage colpendo una scuola nel villaggio di Quana, nel sud del paese («Sentivo il cuore sfracellato, il sonno rubato, quei bambini che venivano a trovarmi di notte mentre dormivo. (...) E ancora oggi ogni tanto tornano»).
Ma più spesso sembra innamorato di un paese la cui classe politica viene però descritta senza troppi sconti. Alle cose che già sapevamo di lui – Masterchef e poi l’esperienza da Bruno Barbieri – dedica pochissimo spazio. Mentre sono vivissime le descrizioni di ciò che è venuto prima del trasferimento in Italia per studiare. Parla soprattutto della sua famiglia e la sua vita in un villaggio del nord del Libano, fatta di battute di caccia con il padre Jean, scuola dalle suore e tantissimo cibo.
Il cibo nel libro non è mai solo cibo, diventa sempre il correlativo oggettivo di qualcosa o un modo di spiegare qualcosa sugli equilibri identitari e frammentati del Libano o di veicolare ricordi della madre Katia, della nonna Saide, della bisnonna ultracentenaria Ogeni. E così i capitoli sono inframmezzati da ricette, come quella dei falafel o delle frattaglie con melassa di melograno. Sapori che raccontano una storia per tutti. Semplici e complessi come il pane.
Mezé, miracoli e disastri. Il mio Libano in cucina, oltre la guerra (Solferino 2026) è un libro di Maradona Youssef, scritto con Sara Faillaci
© Riproduzione riservata

