Il ritorno dei pipistrelli iniziavo a notarlo di colpo questa estate, più o meno negli stessi giorni sia a Modena che in montagna, quando verso l’imbrunire, trovandomi sempre in compagnia di qualcuno, un bel momento vedevo un pipistrello e l’indicavo agli altri dicendo – ve’ un pipistrello – dopodiché il discorso finiva sul fatto che probabilmente stavano ritornando i pipistrelli. Qualche anno fa, se ben ricordo, c’era stato addirittura un momento che il comune di Modena, o qualche altro soggetto, se lo richiedevi, ti regalava un nido da pipistrelli da sistemare in giardino per favorirne il ritorno.

La sfarfalleria intorno ai lampioni

In verità adesso erano ancora pochi i pipistrelli, ma per un bel po’ erano stati veramente zero o quasi zero, e se uno a Guzzano si sedeva davanti a casa, io credo che per una decina di anni non se ne vedesse più neanche uno di pipistrelli (come le rondini, che erano scomparse anche quelle un bel momento e in pochissimo tempo), e comunque prima, prima di scomparire, per trenta o quarant’anni di seguito, dall’imbrunire in poi, se stavi davanti a casa seduto sulle panchine e guardavi il lampione dell’illuminazione pubblica piantato all’angolo di casa vedevi in primo luogo tutta una sfarfalleria che girava intorno alla lampada, e mischiata a questa tutta dell’altra insetteria di non farfalle, che si agitava anche lei sotto luce, ma poi subito dopo vedevi la conseguente pipistrelleria, che passavano e ripassavano nella luce, un insetto a passata, e via uno, via due, via tre, via quattro, via cinque, via sei e così via.

E se sia vero o no che ogni notte un pipistrello faccia fuori, cioè mangi, all’incirca cinquemila zanzare, questo non lo so e non riesco a valutarlo, per un verso potrebbe sembrare anche poco plausibile, anche per un fatto di tempo, anche se un pipistrello non deve fare nient’altro tutta la notte e magari ne mangiano otto alla volta di zanzare, quindi via otto, via sedici, via venticinque, eccetera eccetera.

Ma quanto pesa un insetto non lo so, quanti insetti ci vogliano a fare un grammo, io per esempio non so neanche questo, anche perché ci sono insetti e insetti, la variabilità delle dimensioni degli insetti mi sembra anche più ampia di quella che c’è tra i vari mammiferi o tra i vari pesci.

Per esempio: se ammazzi un calabrone, e devi riuscire a ammazzarlo per bene, senza spappolarlo, poi lo prendi e lo metti su una bilancia molto sensibile, secondo me forse un calabrone un grammo lo pesa, magari ne pesa anche due, però un calabrone è infinitamente più grande di una zanzara, ci vorranno centocinquanta zanzare pressate tra di loro per fare un calabrone. Riguardo i calabroni una cosa che mi aveva fatto molta impressione, e che mi aveva anche fatto pensare, era che venticinque anni fa a Guzzano avevamo capito, vedendoli entrare e uscire di continuo dal sottotetto, che i calabroni dovevano averci fatto un nido (un favo), avevamo quindi contattato i vigili del fuoco che ci avevano detto di stare molto attenti, di star fermi e di non fare assolutamente niente e di aspettare che arrivassero loro che conoscevano bene il problema e che avrebbero fatto un sopralluogo per capire cosa era meglio fare.

Un cattivo odore

Infatti poi dopo poco erano venuti a valutare la situazione, e avevano deciso che era abbastanza grave in quanto il nido doveva essere grande, si capiva dalla frequenza del traffico continuo di calabroni in entrata e in uscita dal sottotetto, che mentre uno arrivava ce n’era subito un altro che stava uscendo, e ci avevano detto di stare attenti e continuare a non far niente, che loro sarebbero tornati al più presto, entro due o tre giorni al massimo, col materiale giusto per effettuare un intervento adeguato. E così infatti era successo. Erano arrivati, si erano tutti bardati, poi avevano sparato del gran veleno da delle bombole che tenevano sulle spalle.

Ma quello che, come dicevo, mi aveva abbastanza colpito e mi aveva fatto pensare era che, per tutto l’inverno, se uno entrava in granaio, dopo un po’ sentiva un certo odore di carogna, e allora io avevo cercato varie volte se c’erano dei cadaveri di topi o di ghiri, o magari di qualche uccello che fosse entrato e non fosse più riuscito a uscire, ma cercavo e non trovavo niente, anche senza capire a partire da dove emanava questo odore, l’avevo anche detto a mia sorella, che in granaio sentivo una specie di puzza di carogna, e anche lei per qualche mese aveva cercato senza capire e senza trovare niente.

Poi una volta, visto che le sembrava che l’odore provenisse dal sottotetto (granaio e sottotetto sono comunicanti tra di loro attraverso una porticina) era andata a controllare anche nel sottotetto e aveva visto che sto favo dei calabroni, che stava marcendo per terra, era grandissimo, e che intorno c’erano, sempre per terra, i cadaveri di moltissimi calabroni, e così si era accorta che l’odore di carogna proveniva da questi cadaveri dei calabroni.

E io, quando mia sorella mi aveva detto – ho capito qual è l’origine della puzza di carogna in granaio, sono i cadaveri dei calabroni che stanno marcendo – io avevo più o meno pensato una cosa come: ve’, se un calabrone pesa tre grammi, e ci sono trecentotrenta calabroni morti, i loro cadaveri fanno la stessa puzza della carogna di un gatto morto da un chilo; che era un pensiero che allo stesso tempo mi sembrava completamente ovvio e dall’altra parte però mi stupiva moltissimo, cioè, se me l’avesse raccontato qualcun altro, prima di credergli, sarei dovuto andare a ammazzare trecento calabroni, poi un gatto, poi avrei dovuto fare il confronto, prima di dargli ragione.

Sfarfallii nella notte

Comunque gli insetti sono sempre bestiali, ancora mi ricordo una notte di almeno trentacinque anni fa, l’anima mi era ancora turbolenta e non pacificata per la più totale assenza di qualsiasi illusione, e nelle noiosissime estati che mi toccava di trascorrere a Guzzano, e di sopportare, quella notte io ero lì, a letto, che come tutte le notti non riuscivo a dormire per il nervoso, e leggevo non so più che cosa, ma sicuramente dei fumetti, ma tutto questo con la finestra completamente spalancata e con la abat-jour accesa, e così, leggi un’ora, leggi due ore, saran state ormai le quattro di notte e a un certo punto ti sembra che ti è venuto il sonno, e spegni l’abat-jour, e allora mi giravo di fianco, io mi sono sempre addormentato di fianco, quasi di pancia, e comunque un bel momento, zic, c’è qualcosa che ti sfiora il labbro, ti tocchi, ti giri, e un altro zic, e inizi a turbarti, ma poi c’è un frrrrrrrrr, e allora basta, che avevo riacceso la luce, e non me ne sono neanche accorto immediatamente, non c’era niente, rispengo la luce e mi rimetto giù, la testa sul cuscino, e via dei nuovi frrrrrrrrrr, frrrrrrrrr, e riaccendo la luce, e più o meno a quel punto lo capivo che cosa mi era successo, che non era successo soltanto a me ma era successo anche alla mia stanza, era successo che la stanza si era riempita completamente di falene, più o meno piccole e più o meno grandi, ma tutte pelose, come sono le falene, che infatti lo sfioro alle labbra e gli altri due o tre sfiori, dovevano essere stati quei loro peli di merda a produrre quella sensazione di merda che mi aveva svegliato.

E comunque quella notte ero diventato completamente isterico e quella era stata veramente una notte d’inferno, che ancora più o meno mi ricordo, la Notte delle falene in camera da letto, anche se va detto che, oltre alle falene, come al solito, cioè come quasi sempre nella mia vita, ero anche finito dentro a qualche turbolenza vitale ad andamento infelice, cioè, ad una stanza già piena di questa turbolenza vitale ad andamento infelice si era sommato l’arrivo delle falene, che io non c’ho niente contro le falene, basta che stiano a volare sotto il lampione, o dove cazzo gli pare, ma non nella mia camera da letto, e sarò stato circa sette minuti in una specie di stato che non sai cosa fare, e dai le sberle alle falene, che pensavo vado a chiamare la mamma, no, hai già ventisei anni e sono le quattro e venti di notte, non puoi andare a chiamare la mamma, vai a dormire in un’altra stanza, no che non puoi, che ci sono le zie che dormono nelle altre stanze, vai giù a vedere la tele, eccetera eccetera, ma poi mi era venuto quel pensiero, perché a me, tolto gli scorpioni, che mi sono sempre piaciuti, e vespe e calabroni, eccetera, insomma io preferisco gli insetti lucidi e se è possibile anche lenti, se l’insetto è lento e poco peloso lo preferisco, soltanto l’ape e il bombo, che l’ape è pelosina mentre il bombo è addirittura pellicciuto, però loro sono felici, sono bravi, e per di più l’ape e il bombo stanno in campagna, e lavorano e vanno di fiore in fiore, e quindi non mi hanno mai disturbato e anzi mi piacciono, comunque l’insetto lento, che non te lo trovi di colpo addosso a tradimento, e pulito, senza tutta quella pelosità che ti sembra che te ne rimanga sempre anche un po’ addosso e poi ti finisca in bocca, tre pelini che ti finiscono in bocca e poi ti vanno giù, che ti resteranno sti tre peli dentro, e insomma le falene erano insetti pelosi, che volano di qua e di là senza senso e ti fanno gli sfiori, con tutta quella loro pelliccia di merda e la polverina delle ali che ti rimane addosso, e allora a un certo punto mi è arrivata dentro la bestia feroce, cinque minuti, le avevo ammazzate tutte, basta subire, spataccate sul muro, spataccate sul letto; prima: chiudere gli scuri, che non si entra e non si esce più, chi c’è c’è e chi voleva schiodarsi doveva scappare prima; che diritto c’avevi di ammazzarle? Nessuno!

Che diritto c’avevano di farti gli sfiori pelosi sul labbro e il frrrrrrrrr di fianco all’orecchio? Nessuno! Perfetto, siamo pari.

Cosa penserà Dio

Dio che cazzo ne penserà di tutto questo? Dio non c’è o se c’è se ne frega, chiaro?!?! Tirare avanti, bisogna sempre tirare avanti in qualche modo. Anche lì, tirato avanti.

Comunque non lo so quando mi sarò addormentato, saran state le cinque e mezzo, le sei, boh, perché appena stavo per riaddormentarmi mi sentivo ancora addosso qualcosa di sfarfallante che mi svegliava, anche se non c’era più niente, perché tutto quello che c’era stato adesso era tutto morto.

Ma abbiamo parlato dell’insetto lento e non peloso, quello che non te lo trovi di colpo sulla faccia, e a parte gli scorpioni, che sono anni che al sabato arrivo a Guzzano e corro subito a aprire io due o tre finestre che ci stanno sempre imboscati sotto il telaio degli scorpioni, e io non so neanche quanto viva uno scorpione, ma in quaranta o cinquant’anni di apertura di finestre, in quelle finestre, anche quattro giorni fa io ho aperto la finestra sul davanti della stanza del camino, e c’era il solito scorpione imboscato lì sul bordo tutto lì fermo, che faceva finta di esser morto, se tu resti lì a guardarlo per cinque minuti, lui resta lì fermo a far finta di esser morto per cinque minuti, se invece te ne vai, ma torni lì dopo meno di due minuti e mezzo, vedi che ha smesso di far finta di esser morto e se l’è svignata, e comunque quello che volevo dire è che non so quanto viva uno scorpione, ma io in quella finestra non soltanto ci ha visto quello scorpione, ma io ci ho visto suo nonno, e poi ci ho visto suo bisnonno, e poi ci ho visto suo trisnonno, e suo quadrisnonno, e il padre e il nonno di suo quadrisnonno, e così via coi quadrisnonni dei quadrisnonni dei quadrisnonni della mia comunità di scorpioni, perché sono almeno quarantacinque/cinquant’anni che io apro quella finestra e quegli scuri e non ammazzo mai i miei scorpioni, al massimo per gioco, mentre fan finta di esser morti, li disturbo con un bastoncino per farli incazzare.

E tra l’altro spesso hanno vicino degli scorpioncini e quindi non lo so se siano scorpioni o scorpione, che magari non erano nonni e bisnonni e trisnonni, e vedevo nonne, bisnonne e trisnonne.

Un meraviglioso insetto peloso

E comunque, dicevamo dell’insetto lento, e un meraviglioso insetto lento e non peloso, che si era messo a abitare a casa mia è stato per due o tre anni un cerambice, detto l’insettone perché mia cuginetta la Clara doveva avere allora cinque o sei anni, e cerambice per lei era una parola troppo difficile, e a un certo punto in casa si sentiva la Valeria, la mamma della Clara, che urlava – Clara, vieni, c’è di nuovo l’insettone – e io poi, quando avevo visto per la prima volta l’insettone, che ne avevo già visti varie volte di cerambici intorno a casa, ma mai dentro casa, avevo detto – secondo me è un cerambice – e infatti poi guardando su Wikipedia, c’erano varie foto, si capiva che era veramente un cerambice, e questi cerambici, per lo meno quella varietà lì, del mio cerambice, sono dei coleotteri neanche piccoli, perché il corpo sarà lungo almeno quattro o cinque centimetri, ma la cosa più bella sono le antenne, che hanno queste antenne più lunghe del corpo e con dei grossi nodi alla base, nella parte più vicina alla testa, e questo cerambice, che piaceva così tanto alla Clara, ma era piaciuto subito anche a tutti gli altri, l’unico guaio era che per quell’anno, per tutto il mese d’agosto, aveva abitato in circa due metri quadri di casa, sempre e soltanto quelli, cioè davanti a una porta di grande passaggio tra il corridoio della cucina e la stanza dove si mangia, che c’è sempre del passaggio, ma quando si mangia c’è passaggio continuo, e infatti, mentre si apparecchiava, qualcuno a un certo punto diceva – state attenti che c’è il cerambice – e nei primi giorni, infilandogli sotto un foglio di carta, il cerambice veniva spostato due metri più là, dal lato opposto, sotto lo stipite di un’altra porta dove non passa quasi mai nessuno, ma in tre minuti lui tornava in mezzo al passaggio, che uno si chiedeva ma che cazzo ci percepirà in quel punto lì preciso, che lui torna lì anche se per venti minuti gli passano sopra la testa dei lavori che per lui sono più grossi di quindici elefanti messi insieme, e comunque non c’era niente da fare, il cerambice tornava sempre esattamente lì, e poi è finita l’estate, la casa è stata chiusa e il cerambice deve essersene andato.

Due anni fa ne è tornato un altro che ha abitato per una decina di giorni di fianco alla bombola del gas, anche lui in un punto di grande pestamento per terra. Mi piacciono sti cerambici. Apparentemente molto meditativi. Stanno fermi per ore, muovono un po’ le antenne, e dopo l’esser stati fermi per ventotto giorni di seguito di colpo una notte spariscono.


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