«Thiel, Musk, Andreessen, Karp, Donald Trump Jr. Insieme stanno costruendo l’infrastruttura del potere post-democratico: l’Authoritarian Stack, un nuovo complesso militare e digitale su cui ho presentato dieci mesi di inchiesta documentata a Republik e altre importanti testate europee», spiega a Domani Francesca Bria, economista dell’innovazione e esperta di politiche digitali, fondatrice dell’iniziativa EuroStack e che fa anche parte del Consiglio di amministrazione dello European Innovation Council.

Domani ha scoperto gli affari dell’azienda simbolo del trumpismo con la Difesa italiana, relativi proprio al software più controverso: Gotham. La notizia rivelata da Domani ha portato l’opposizione (Pd e Avs) a chiedere chiarimenti sui contratti segreti scoperti e di cui abbiamo rivelato i dettagli nei giorni scorsi.

L’analisi di Bria parte da quanto accaduto all’estero per poi arrivare all’Italia: il sito d’informazione svizzero che ha rivelato come l’esercito elvetico avrebbe rifiutato di utilizzare Palantir per timore che dati di rilevanza nazionale finissero nelle mani dell’intelligence Usa.

Secondo Bria, Palantir si starebbe silenziosamente infiltrando nei governi e negli apparati di sicurezza, tanto da essere diventato il cuore pulsante dell’Authoritarian Stack: «Alex Karp, il ceo di Palantir, sedeva nel consiglio di sorveglianza di Axel Springer (il gruppo editoriale di Bild, Welt, Politico Europe). Thiel aveva assunto il figlio di Döpfner, il ceo di Axel Springer, come suo capo di gabinetto e coinveste con lui anche in Europa. Sebastian Kurz negozia con Palantir da Cancelliere austriaco, si dimette, viene assunto da Thiel Capital e oggi cofonda aziende con l’ex ceo di Nso Group, il produttore di Pegasus (uno dei più avanzati software spia al mondo ndr). Il Parlamento europeo ha definito questa catena «una connessione indiretta ma allarmante tra l’industria degli spyware, Thiel e la sua azienda Palantir», ribadisce nel ricostruire il groviglio di rapporti con l’Ue: «Il modello è sempre lo stesso. Entri in una crisi, offri una soluzione gratuita, diventi indispensabile. E uscire costa più di restare».

Emergenza e segretezza

Così, sono sempre di più i governi che si affidano agli strumenti sviluppati da Palantir. Sottovalutando, però, i rischi. Per primo quello di perdere la propria sovranità digitale: «Chi controlla i dati e dove risiedono i server? Con Palantir la risposta porta sempre agli Usa».

E se i Paesi europei decidessero di rescindere i contratti, interrompendo le relazioni con l’azienda? «Nessuna amministrazione che ha adottato Gotham ha saputo rispondere a questa domanda in modo rassicurante, il lock-in tecnico è strutturale», spiega ancora Bria prima di parlare di trasparenza: «Chi ha approvato questi acquisti, e con quale mandato democratico? In troppi casi europei la risposta è: nessuno, perché si è usata una deroga d’emergenza. Se un’amministrazione non sa rispondere a queste tre domande, non dovrebbe firmare. Perché quello che sta comprando non è software, è dipendenza e cessione di sovranità».

L’Italia ne è un esempio: «Il pattern è identico a quello già visto nel Regno Unito: sanità prima - Palantir ha siglato una partnership con il Policlinico Gemelli nel 2023 – poi difesa – Domani ha scoperto una procedura secretata avviata dalla Difesa nel 2024 per l’acquisto di Gotham. Nel frattempo il contratto Nato-Palantir per il Maven Smart System vincola per interoperabilità anche Roma. E le Forze armate italiane erano in discussione per integrare Starlink di Musk nelle comunicazioni militari crittografate. La sequenza non è casuale», dice ancora Bria prima di parlare di Gotham.

«Anche se viene venduto come uno strumento investigativo, in realtà è polizia predittiva. Il tribunale costituzionale federale tedesco ha dichiarato incostituzionale il suo utilizzo da parte della polizia in Assia e Amburgo nel 2023, per violazione del diritto all’autodeterminazione informativa. Palantir gestisce anche la piattaforma operativa Maven per il Pentagono e per la Nato, la kill chain automatizzata: satelliti, droni, intelligence, bersaglio identificati e assegnati in automatico. La domanda non è se sia efficace. È se per uno Stato democratico consentire a una singola entità, straniera o nazionale, di avere un accesso così esteso e pervasivo è intrinsecamente pericoloso ed un rischio per la sicurezza nazionale», conclude la fondatrice di EuroStack secondo cui la risposta dell’Europa, però, non può essere il rifiuto della tecnologia: «Ma la costruzione di un’alternativa democratica. Infrastrutture sovrane nell'interesse pubblico, ancorate ai valori costituzionali europei. L'infrastruttura diventa governance. Se non la costruiamo noi, qualcun altro ci governerà attraverso di essa».

(Ha collaborato Michelangelo Mecchia)

© Riproduzione riservata