Annegret Kohler, che ha lavorato anche nell’ufficio dell’ex direttore Fabrice Leggeri, ha risposto a Domani a margine dell’evento di presentazione del progetto Fami sui rimpatri volontari. «La nuova normativa Ue non introduce un sistema repressivo per i migranti», afferma la funzionaria, restia ad affrontare i temi più delicati relativi all’agenzia
«Send Them Back», rispediteli indietro. Gli europarlamentari conservatori e riformisti hanno intonato questo coro durante l’approvazione del regolamento rimpatri, rinominato da molte organizzazioni «regolamento deportazioni». Le nuove norme – che prevedono un largo uso della detenzione, anche di minori, raid in abitazioni private e altri luoghi, return hub in cui trasferire persone in paesi con cui non hanno alcun legame – preoccupano le organizzazioni per i diritti, movimenti di tutta Europa e anche i vescovi europei che hanno sottolineato come «il nuovo quadro normativo rischia di indebolire l’effettiva tutela dei diritti fondamentali e della dignità delle persone vulnerabili».
E in questo nuovo capitolo dell’Ue gioca un ruolo cruciale l’Agenzia europea per il controllo delle frontiere (Frontex), sempre più ricca di agenti e fondi: dal 2025 il budget annuo ha superato il miliardo di euro. Mercoledì la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, nella sua lettera inviata in vista del Consiglio europeo, ha fatto sapere che l’Ue si sta «preparando a proporre un mandato potenziato per Frontex, consentendo all’agenzia di contribuire in modo ancora più decisivo alle operazioni di rimpatrio».
L’agenzia europea si sta rinforzando sempre di più nonostante le accuse di malagestione, di complicità nei respingimenti nel Mediterraneo e di gravissime violazioni dei diritti umani che l’hanno travolta durante la direzione del francese Fabrice Leggeri, oggi eurodeputato di Rassemblement National e indagato in Francia per crimini contro l’umanità e tortura. Non solo con Leggeri: Border Violence Monitoring Network continua a raccogliere testimonianze di abusi da parte di agenti delle forze di polizia europee, che ricordano quelli perpetrati dagli agenti della controversa agenzia Usa Ice.
Un parallelismo che la consulente senior dell’Ufficio dei diritti fondamentali di Frontex, Annegret Kohler, che ha lavorato anche nell’ufficio di Leggeri, rifiuta: «Noi non siamo una forza militare», ha risposto a Domani a margine dell’evento di presentazione del progetto Fami sui rimpatri volontari, organizzato il 16 giugno dal Garante dei diritti delle persone private della libertà. Per Kohler – restia a rispondere sulle questioni più delicate relative all’agenzia – la domanda sul parallelismo tra le due agenzie, statunitense ed europea, è «un po’ fuori luogo». E precisa: «Siamo un braccio operativo dell’Unione europea che ha il compito di sostenere gli Stati membri. Non ha nulla a che vedere con questo tipo di paragone».
Come verrà riorganizzata l’agenzia per l’implementazione del Patto? Considerato il significativo aumento di budget: la Commissione ha proposto un aumento a 11,9 miliardi solo per il periodo 2028-2034.
Il personale dell’agenzia potrebbe aumentare per sostenere gli Stati membri nell’attuazione del nuovo Patto. Puntiamo inoltre ad aumentare costantemente il numero dei monitor (il personale che vigila sul rispetto delle norme sui diritti fondamentali, ndr), per essere in grado di svolgere un monitoraggio adeguato alle frontiere esterne dell’Ue. Vorremmo inoltre incrementare la formazione. Il rafforzamento delle capacità è sempre un aspetto importante dei nostri compiti.
Nei report del Fundamental Rights Office (Fro) sono emerse negli anni diverse violazioni da parte degli agenti di Frontex. Quali misure vengono prese?
I Serious Incident Report sono presentati regolarmente al Consiglio di amministrazione e debitamente seguiti dagli Stati membri. Se è coinvolta Frontex, è Frontex stessa a essere responsabile di fornire una risposta e di adottare misure correttive. Questo è il meccanismo di controllo. Naturalmente rendiamo pubblici questi incidenti gravi e i relativi rapporti attraverso le nostre relazioni annuali.
Nel Mediterraneo centrale, Frontex dispone sempre meno di mezzi navali e sempre più di mezzi aerei, come aerei e droni. Si tratta di una strategia precisa?
Non so quanti mezzi siano impiegati e non lavoro in questo settore.
Secondo lei, qual è il punto di equilibrio tra il rispetto dei diritti umani e la garanzia del diritto d’asilo da una parte e una politica europea di controllo delle frontiere sempre più repressiva dall’altra?
Non parlerei di un sistema repressivo dell’Unione europea. Tuttavia, come Ufficio per i diritti fondamentali, siamo indipendenti e facciamo del nostro meglio per monitorare il più possibile la situazione, insieme agli Stati membri e ad altri attori internazionali, per assicurarci che venga mantenuto il giusto equilibrio e che le attività siano svolte nel rispetto dei diritti fondamentali.
Come verranno tutelati i diritti come il diritto alla privacy, nella raccolta dei dati biometrici, nell’uso dei sistemi di sorveglianza e nell’intelligenza artificiale?
Esiste il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale e l’Agenzia è naturalmente coinvolta nel suo sostegno e nella sua attuazione. L’intelligenza artificiale presenta ovviamente anche aspetti positivi. L’Ufficio per i diritti fondamentali sta monitorando attentamente la situazione ed è fortemente coinvolto in tutto il lavoro che si sta svolgendo attualmente sull’intelligenza artificiale, proprio per garantire che questi diritti siano tutelati.
Frontex, nell’ambito delle sue attività di monitoraggio nel Mediterraneo, coopera con la cosiddetta Guardia costiera libica. La missione di inchiesta indipendente dell’Onu sulla Libia ha trovato ragionevoli motivi per ritenere che le persone migranti in tutto il paese siano vittime di crimini contro l’umanità e siano condotti, tra gli altri, atti di sparizione forzata, tortura, schiavitù, violenza sessuale. Su che basi Frontex coopera con le autorità di un paese in cui vengono commessi questi crimini?
Non posso parlare di questo tema, non rientra nella mia area di lavoro e non è collegato a questa conferenza.
In Francia è in corso un’indagine a carico dell’ex direttore esecutivo di Frontex, Fabrice Leggeri, accusato di complicità in crimini contro l’umanità e torture. Lei era consulente dell’ufficio dell’ex direttore. Come è stata gestita internamente questa indagine?
Non posso fornire informazioni al riguardo. Si tratta di una questione interna che riguarda la responsabilità e l’audit interno, non è di mia competenza.
© Riproduzione riservata

