Meloni ha ammesso che gli insegnamenti del fondatore dell’Eni «sono fonte di ispirazione quotidiana del nostro impegno». Il forzista ha smorzato: «Nessuno vuole strumentalizzazioni politiche». Mentre anche l’ambasciata iraniana interviene: «Oggi, più che mai, c’è bisogno della sua visione»
«Cosa avrebbe detto, se fosse vivo, il partigiano bianco Enrico Mattei?». Quasi all’improvviso, nel suo intervento conclusivo, Francesco Giubilei, direttore scientifico della Fondazione Alleanza Nazionale, squarcia un pomeriggio di chiacchiere sul fondatore dell’Eni, riferendosi al tema delle bandiere israeliane nelle manifestazioni del 25 aprile. Poi rientra sul tema principe: «E cosa penserebbe oggi della politica energetica italiana?».
Dubbi che Giubilei consegna alla platea dell’evento per i 120 anni dalla nascita di Mattei, “L’energia, il coraggio, la visione”. È l’ultima iniziativa culturale della Fondazione An con il Secolo d’Italia. La cultura prima di tutto, nella Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro: allora perché non far circolare tra gli ospiti il piccolo volume Pasolini conservatore di Rubbettino.
Tra i relatori presente il senatore forzista Maurizio Gasparri, il meloniano ex ministro Giulio Terzi di Sant’Agata, il diplomatico Francesco Talò, la direttrice di Formiche Flavia Giacobbe, l’onorevole FdI Antonio Giordano e la moderatrice Ottavia Munari. Ad ascoltare, pochi volti noti: l’ex senatore forzista (con una brevissima esperienza in Azione) Andrea Cangini, un breve blitz (in fondo alla sala) del leghista Massimiliano Romeo, poi l’ambasciatore del Pakistan, quello della Spagna. Un’ora filata a ripercorrere la storia e il coraggio di Mattei.
Meloni, piano Mattei e Garibaldi
L’evento al governo, e soprattutto al mondo attorno a Fratelli d’Italia, è servito per continuare a presidiare la figura di Enrico Mattei. In mattinata era stata Giorgia Meloni direttamente a ricordare «il grande italiano»: «È stato uno dei primi ad intuire le immense potenzialità dell’Africa e a gettare le basi per costruire una cooperazione fondata su relazioni autentiche, paritarie, reciprocamente vantaggiose».
Poi ha aggiunto: «Enrico Mattei ha dato forma e sostanza ad una visione di sviluppo e di crescita condivisa, aprendo una stagione di investimenti infrastrutturali nel Continente africano che ancora oggi producono i loro frutti». Un riferimento a quel Piano Mattei tanto cercato, nonostante i confini rimangono nebulosi a distanza di più di due anni dal lancio, era quasi d’obbligo: «Il Governo ha scelto di raccogliere quest’ambizioso approccio, e di declinarlo in una strategia di cooperazione che oggi viene riconosciuta come un’iniziativa di respiro europeo e internazionale». Infine, la conclusione: «Gli insegnamenti di Mattei sono fonte di ispirazione quotidiana del nostro impegno».
Di certo la recente diffida da parte degli eredi del fondatore dell’Eni, destinata al governo Meloni, a non usare il nome di Mattei per il piano di partenariato con l’Africa non ha toccato la maggioranza.
Non ha toccato neanche i partecipanti al tavolo, che non hanno menzionato la questione se non fosse per un intrepido Gasparri che – dopo aver mandato in onda uno stralcio di del film Il caso Mattei – da solo ha brevemente tirato fuori il tema dell’iniziativa dei nipoti, commentando ironicamente: «Eh, ho visto anche i discendenti di Garibaldi...»
Il fu capogruppo al Senato di Forza Italia, ma nuovo presidente della commissione Esteri, ha però subito smorzato: «Al di là delle diatribe, nessuno vuole fare strumentalizzazioni politiche».
L’intervento iraniano
Nella girandola di dichiarazioni di ricordo per Mattei, si è inserita anche quella dell’ambasciata iraniana in Italia. «Oggi è l’anniversario della nascita di Enrico Mattei; un uomo che insegnò che le civiltà crescono “costruendo ponti”», ha ricordato la sede diplomatica dell’Iran.
Prima di aggiungere: «L’ingresso dell’Eni in Iran nel 1957 portò alla rottura del monopolio delle “Sette Sorelle” (le multinazionali del petrolio). Oggi, più che mai, c’è bisogno della visione di Mattei: dare priorità agli interessi del popolo invece che al dominio delle multinazionali», ha affondato Teheran.
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