«Non possiamo lasciare l’internazionalismo ai nazionalisti. E non possiamo batterli senza costruire un’agenda fatta di pace, democrazia, giustizia sociale e ambientale. È il nostro momento», ha dichiarato tra gli applausi Elly Schlein alla plenaria di chiusura della Global Progressive Mobilisation, il summit voluto dal primo ministro spagnolo Pedro Sánchez e dal presidente del Partito dei socialisti europei (Pse) Stefan Löfven per riunire a Barcellona più di cento forze progressiste da tutto il mondo, per un totale di oltre 4mila partecipanti.

Definito dall’organizzazione «il più grande evento della socialdemocrazia del XXI secolo», l’incontro si è svolto in parallelo al quarto Vertice in difesa della democrazia, al quale hanno partecipato, tra gli altri, il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, la leader messicana Claudia Sheinbaum e i presidenti di Colombia e Uruguay, Gustavo Petro e Yamandú Orsi.

Politiche energetiche

Schlein è arrivata venerdì pomeriggio alla convention, organizzata da Pse, Internazionale socialista e Alleanza progressista, per partecipare a una serie di bilaterali con i leader dell’opposizione di Turchia, Francia e Giappone e con la capogruppo dei socialisti al Parlamento europeo Iratxe García Pérez.

«Le parole di Teresa sono sale sulle nostre ferite», ha poi ironizzato sabato mattina durante un panel dedicato a clima, digitale e difesa a proposito del confronto tra le politiche energetiche di Spagna e Italia avanzato da Teresa Ribera, vicepresidente esecutiva della Commissione europea. Secondo l’ex ministra della Transizione energetica del governo Sánchez, la differenza è netta: negli ultimi cinque anni la Spagna ha trasformato il proprio sistema energetico, arrivando nel 2025 a coprire con le rinnovabili il 56 per cento dei consumi.

«Il governo italiano, invece, ha scelto di dichiarare guerra alle rinnovabili e limitarsi a promuovere decreti su carburanti e bollette che vengono immediatamente superati dalle decisioni dei suoi alleati», ha dichiarato Schlein, ricordando che, dall’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran, il prezzo dell’energia in Spagna è stato in media quattro volte più basso che in Italia.

Al margine dell’incontro, la segretaria del Pd ha anche commentato la disponibilità di Giorgia Meloni, a Parigi per la conferenza dei Volenterosi sullo Stretto di Hormuz, a inviare navi italiane per una possibile missione di sminamento: «Serve un accordo di pace e serve un chiaro mandato multilaterale che in questo momento non c’è. Quindi il governo chiarisca che cosa ha in testa prima di fare gli annunci».

Durante il confronto con Ribera, Schlein ha sottolineato la necessità di una doppia trasformazione, sia verde che digitale, sottolineando il bisogno di regolamentare l’uso dell’Ia e proteggere la cittadinanza dai discorsi d’odio online. Una rivendicazione che, come molte altre avanzate da Schlein, fa eco alle proposte di Sánchez, che a inizio anno ha annunciato un pacchetto di misure per difendere gli utenti dal “Far West digitale”. Fin dalla campagna per le primarie del 2023, Schlein non ha mai nascosto la sua ammirazione per numerose misure approvate dal premier spagnolo – dall’aumento del salario minimo alla riforma del lavoro – capaci di «ridurre le disuguaglianze e dimostrare che l’agenda sociale progressista funziona».

Alleanze internazionali

Sul piano nazionale, Schlein ha ricordato che le forze di destra al governo «non sono imbattibili, anzi: le abbiamo già battute alle regionali e al referendum». Ma per farlo, i progressisti, in Italia come altrove, hanno bisogno di essere uniti e «dimostrare che un mondo diverso è possibile, un mondo dove a vincere non è la legge del più forte e del più ricco».

«C’è una grande aspettativa sull’Italia e su di noi, dopo la vittoria al referendum. E la leadership di Elly Schlein ne esce ulteriormente rafforzata», ha commentato Giuseppe Provenzano, responsabile esteri del Pd. Per Schlein, infatti, Barcellona è stata l’occasione non solo per consolidare la sua credibilità internazionale, ma anche il suo ruolo alla guida di una possibile alleanza progressista alle prossime elezioni di fronte alle pressioni di Giuseppe Conte (escluso dalla mobilitazione perché i Cinque stelle non fanno parte della famiglia socialista europea). Un destino condiviso con il premier spagnolo che, forte di un nuovo protagonismo internazionale rilanciato dal summit di questi giorni, nel 2027 cercherà il quarto mandato.

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