Il ministro era alla Camera ha detto che il governo non ha compresso il diritto di manifestare, ha difeso il nuovo decreto Sicurezza e attaccato pesantemente chi ha partecipato alla manifestazione, come Avs: «Va valutato il sostegno alla manifestazione da parte di coloro che ora rimarcano la distanza dai fatti avvenuti. Chi sfila accanto a questi delinquenti finisce per offrire loro una prospettiva di impunità».
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi è intervenuto alla Camera per una informativa urgente dopo le violenze di Torino, in cui ha attaccato con forza le opposizioni.
Il ministro ha spiegato la dinamica dei fatti, parlando di come sono avvenuti i lanci di materiali e di bombe carta da parte dei manifestanti, costringendo le forze dell’ordine a reagire. I numeri finali sono stati di 108 feriti tra le forze dell’ordine e, all’esito di una primissima indagine, il fermo di 27 persone con l’ipotesi di reati di resistenza a pubblico ufficiale, armi improprie, travisamento e violenza. L’arrestato per il pestaggio del poliziotto è stato anche indagato per rapina in concorso e per il possesso di chiavi inglesi, coltelli, sassi e indumenti per il travisamento. Gli identificati durante il corteo sono state invece 800.
«eversione contro lo stato»
Piantedosi ha utilizzato buona parte dell’informativa per una lunga riflessione generale sull’ordine pubblico, con l’aumento delle manifestazioni «per numero e per quantità di persone» ma senza – secondo il ministro – una compressione della libertà di manifestare.
Quanto avvenuto a Torino «dimostra in modo chiaro che siamo ormai di fronte a episodi di violenza organizzata contro lo Stato, contro le Forze dell'ordine, rispetto ai quali non ci possono essere ipocrisie, silenzi o ambiguità, ma solo una ferma condanna» e ancora «tutti devono prendere atto che non ci troviamo più in presenza di modalità più o meno discutibili dell'esercizio della libertà di manifestazione del pensiero, bensì ad una vera e propria, sistematica strategia di eversione dell'ordine democratico», richiamando addirittura «dinamiche terroristiche e squadristiche del passato».
Piantedosi ha anche attaccato le opposizioni, parlando di «sottovalutazione non priva di responsabilità» «che ha persino portato qualcuno (in alcuni frangenti e senza troppe prese di distanza) a sollecitare la rivolta sociale».
Il ministro ha usato parole durissime, parlando della necessità di «unanime condanna delle aggressioni e delle violenze, da parte di tutte le forze politiche» ma anche «Va valutato il sostegno alla manifestazione da parte di coloro che ora rimarcano la distanza dai fatti avvenuti. Chi sfila accanto a questi delinquenti finisce per offrire loro una prospettiva di impunità».
E ancora, il ministro ha difeso le nuove misure che il governo vuole approvare: «Per rendere ancora più efficace l'azione di filtro e prevenzione, come il fermo di polizia per soggetti potenzialmente pericolosi di cui siano già conoscibili intenzioni e attitudini», uno strumento che è presente «in alcuni ordinamenti europei senza che nessuno gridi all'attentato alla democrazia».
Poi si è autoassolto da qualsiasi responsabilità: «Queste misure oggi vengono criticate da chi attribuisce gli incidenti esclusivamente ad asseriti deficit di prevenzione e non, come avvenuto, ad una precisa determinazione criminale di chi ha posto in essere le violenze». Quanto allo scudo penale per le forze di polizia, «esse non chiedono immunità, ma non devono essere bersagli mobili della delinquenza e devono anche poter operare senza essere gravate da una costante e sistematica presunzione di colpevolezza».
Difficile, dopo queste parole, che le opposizioni possano davvero votare una mozione comune con la maggioranza, come chiesto da Giorgia Meloni.
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