La premier prova a rilanciarsi con il mattone, arriva pure un ddl sul tema sgomberi. Altro taglio alle accise. La leader se la prende con la stampa per Minetti e Flottilla
La presidente del consiglio Giorgia Meloni punta tutto sul decreto Casa, approvato in concomitanza del Primo maggio. Dimenticata ogni ritrosia del passato, per la seconda volta in pochi giorni la premier si è presentata davanti ai giornalisti, per presentare il decreto legge varato dal suo governo, di cui ha snocciolato le cifre: «60 mila alloggi oggi inagibili da rimettere a disposizione entro l’anno, 100mila nuovi alloggi in dieci anni, fino a 10 miliardi di euro di risorse pubbliche a cui dovranno sommarsi gli investimenti privati». Eppure, non ha contenuto la stizza dopo che le domande dalla sala non abbiano riguardato tanto il decreto, quanto le molte polemiche di giornata: dal pasticcio sulla Biennale, con le dimissioni della giuria, agli attivisti della Flottilla diretta a Gaza da parte di Israele fino alla vicenda legata alla grazia a Nicole Minetti. «Mi chiedete sempre le stesse cose e non riguardano ciò che sto facendo al governo», ha sbottato la premier.
Almeno con gli altri interlocutori istituzionali, tuttavia, il governo ha ritrovato apertura al dialogo, con la presenza in conferenza stampa anche di Massimiliano Fedriga, presidente della Conferenza delle regioni, e Gaetano Manfredi, presidente dell’Anci, in sintonia sull’«emergenza casa». Il consiglio dei ministri ha anche prorogato per la terza volta il taglio delle accise concentrandolo però sul gasolio, riducendo a 5 centesimi il risparmio sulla benzina.
La sintesi politica è chiara e viene offerta dalla stessa premier: «Il messaggio è che continuiamo a lavorare, e a lavorare sui problemi delle persone». Tradotto: il governo va avanti, nonostante gli inciampi continui da dopo la sconfitta al referendum.
Cosa prevede
Il decreto, cui l’esecutivo sta lavorando da due anni, è stato presentato da Meloni insieme al vicepremier Matteo Salvini che è anche ministro della Casa e Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei. Tre i «pilastri» su cui è disegnato il provvedimento: la manutenzione del patrimonio esistente, da rimettere a nuovo o liberare dalle occupazioni, così da farlo tornare assegnabile, con 1,7 miliardi di euro più 4,8 miliardi per «programmi di rigenerazione urbana» da distribuire dopo un confronto con comuni e regioni; la destinazione di 3,6 miliardi di euro per l’housing sociale, gestiti da Invimit per «efficientare l’utilizzo delle risorse», coinvolgendo anche gli enti locali; il coinvolgimento di investimenti privati per costruire nuove case, che otterranno semplificazioni burocratiche e procedure veloci a fronte del fatto che su 100 alloggi costruiti almeno 70 siano di edilizia convenzionata, con «un prezzo di vendita o affitto scontati almeno del 33 per cento rispetto al prezzo di mercato».
La sintesi di Meloni è arrivata con un esempio: «Oggi un insegnante con stipendio netto di 1700 euro al mese fa fatica a pagare un mutuo a Milano, perché inciderebbe del 66 per cento sullo stipendio, o un affitto di mille euro in media. Lo stesso insegnante, con questo provvedimento, risparmia almeno 350 euro al mese. E sono stime minime».
Tuttavia, anche al decreto Casa il governo non rinuncia a rincarare la dose sul fronte della sicurezza con un ddl d’urgenza sul tema degli sgomberi, che punta a rendere «più efficace la liberazione degli immobili occupati abusivamente, con il taglio dei tempi di esecuzione degli sfratti e le procedure d’urgenza».
Il presente in conflitto
Eppure, il presente politico bussa alla porta, in particolare gli arresti in acque internazionali degli attivisti – anche 23 italiani – a bordo della Flottilla da parte delle forze militari israeliane. «Abbiamo condannato pubblicamente questa iniziativa, lo abbiamo fatto con i nostri interlocutori israeliani, con i quali ci sono stati moltissimi contatti», ha detto Meloni, che – incalzata – è però tornata a criticare la Flottilla: «Mi continua a sfuggire quale sia l'utilità di iniziative che non portano benefici alla popolazione di Gaza, ma in compenso danno a noi molto altro lavoro».
La premier è stata chiamata anche a tornare sul caso Minetti e sulla possibilità di dimissioni del ministro Carlo Nordio, ed è stato a questo punto che ha perso le staffe. «Ho già risposto», ha detto riferendosi al guardasigilli e alla supposta conoscenza di Cipriani. «Ma conoscenze di chi, di quando, di come? Di che stiamo parlando?». In irrigidimento, quello di Meloni, che ha tradito le sue migliori intenzioni di porsi in chiave più dialogante con la stampa.
Quanto al decreto Casa, che segue a stretto giro quello da un miliardo sul «salario giusto», traccia un tentativo della premier di ritorno alle origini. Impantanata nel politichese della legge elettorale e nel cortocircuito tra via Arenula e il Quirinale, la speranza è che queste misure «concrete» la riconnettano a quell’elettorato che, piano piano e almeno stando ai sondaggi, è uscito dalla fase di innamoramento con il suo governo.
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